Viterbo – Caro signor Mattioli, la volevo innanzitutto ringraziare per il suo articolo sulla storia del Sodalizio che ha scritto recentemente su Tusciaweb. Per me che sono viterbese solo dall’età di 4 anni e che purtroppo non ho avuto una tradizione familiare del culto di santa Rosa, è stato un vero piacere ripercorrere attraverso le sue parole questi aspetti storici inerenti la nascita e lo sviluppo del Sodalizio, di cui in parte, lo devo ammettere, disconoscevo l’esistenza.
Negli anni quest’associazione ha sempre più assunto un ruolo fondamentale all’interno del panorama cittadino, grazie soprattutto alle lodevoli iniziative di solidarietà e fratellanza promosse. Ad oggi possiamo, quindi, ben dire che è diventata, a tutti gli effetti, un’aggregazione di riferimento e amata da tutti noi viterbesi.
Tale affetto però non deve essere mai strumentalizzato, né tantomeno confuso o sfruttato da parte di qualcuno a favore di un principio di autoaffermazione e/o autocelebrazione. E per questo mi riferisco all’evento che ha un po’ ispirato il suo articolo, ossia l’incontro pre-trasporto avvenuto al teatro dell’Unione tra autorità, facchini e rappresentanti della cittadinanza.
L’evento ha avuto un giusto risalto nel giornale su cui scrive, ma il messaggio trasmesso, credo, da umile lettore, non ha messo in luce correttamente tutti gli aspetti indiretti che tale vicenda ha generato.
Infatti, tornando a focalizzarci sul Sodalizio, è indubbio che grazie alla sua posizione di centralità nel quotidiano vivere, esso nel tempo abbia assunto la funzione di cassa di risonanza del pensiero sociale viterbese ed è indiscutibile che lo abbia fatto quindi anche nell’incontro sopra citato, per mezzo, appunto, delle parole espresse dal capo facchino.
Vorrei stressare il concetto, quindi, che quei pensieri e quelle parole erano i pensieri e le parole di tutti noi, ma dalle quali però, nonostante tutto, da buoni cittadini ci dovremmo fermamente dissociare. Questo, ahimè, lo dico perché non solo a Viterbo, ma in tutta Italia si sta sviluppando sempre più una moda poco ortodossa di sfidare la legge piuttosto che seguirla.
Lo abbiamo visto con il Covid, dove ogni giorno era una battaglia in punta di diritto per capire se le disposizioni “mascherina sì” o “mascherina no” fossero a norma di legge. Abbiamo visto proclami di influencer, opinionisti, politici e uomini di stato che consigliavano di infrangere i divieti delle zone rosse perché, secondo loro, stavamo vivendo in un regime autoritario (“dittatura sanitaria”) che ci impediva quindi il diritto alla libertà personale.
Io rispetto ogni posizione e veduta ma non transigo sull’attuazione di una norma.
Tornando all’evento citato, dunque, non credo che qualche viterbese non si ritrovi in quelle parole risuonate tra i loggioni del teatro, ma condivise in quella situazione, a poche ore dal trasporto e in presenza delle istituzioni, è chiaro che abbiano trasformato l’accorato proclama in un messaggio assolutamente fuori luogo e per certi versi anche pericoloso.
Pericolo notevolmente amplificato anche per gli applausi scroscianti del sindaco. Questo perché nel caso in cui il comitato alla sicurezza, presieduto dal prefetto, dove ha partecipato anche il sindaco, abbia deciso di interpretare la norma in termini assolutamente restrittivi limitando i posti nelle piazze, per poi cambiare improvvisamente idea a valle delle parole espresse dal capo facchino (fatto che mezzo stampa non sono ancora riuscito a capire se avvenuto o no ma che in tv sembrava essere accaduto), tale atteggiamento avrebbe suscitato agli occhi di un magistrato competente, in caso d’incidente o grave evento, la possibile individuazione di un ottimo capo d’imputazione utile a portare a processo tutte queste autorità (vedasi i famosi fatti di Torino nella serata in cui la Juventus giocava la finale di Champions League). Tutte tranne, ovviamente, il capo facchino, in quanto non ricopre alcuna funzione decisoria all’interno del suddetto comitato.
Ma meno male non sia accaduto nulla e quindi viva Santa Rosa.
Il pensiero di volere attorno il calore delle persone, l’affetto incondizionato del popolo, la voglia di sentire il supporto della città nelle fatiche del trasporto, doveva essere fatto valere battendo i pugni sul tavolo del sindaco, del prefetto e di tutti i rappresentanti coinvolti nella sicurezza, ma non in un evento pubblico di tale portata, anche perché oltre al fatto di voler piegare la legge, seppur per un fine nobile, questo ha sollevato l’inevitabile sospetto che il tutto sia stato architettato per affrancare il Sodalizio quale istituzione informale riconosciuta all’interno delle dinamiche di gestione della città. Fatto anch’esso, se appurato, molto grave, ma comunque ricollegabile alle parole espresse dal consigliere Marinetti attraverso le quali, in modo molto colorito e sicuramente fuori luogo, ha chiaramente esternato questa sensazione ormai palesemente percepibile da molti.
Il Sodalizio è dunque una lobby? Al momento credo di no, ma questi ripetuti spiacevoli eventi potrebbero farcelo diventare.
Per concludere vorrei quindi che passi il concetto che è lecito e doveroso pensare che una norma non sia giusta ed è lecito e doveroso manifestarne il dissenso nei limiti della legge, ma mai istigare a disobbedire o a creare situazioni in cui la disobbedienza possa manifestarsi, perché poi il pericolo o il peso di una scelta sbagliata ricadrà sempre su tutti quanti noi.
Ultimo aspetto che mi ha colpito del suo articolo, e poi giuro mi taccio, è il punto in cui parla del profondissimo senso democratico che vige all’interno del Sodalizio, animato da correnti e idee spesso divergenti che convergono meravigliosamente all’atto del grande gesto di devozione verso la santa. Va riconosciuto che, in tutti questi anni, grandissimo è stato l’apporto dell’attuale leadership alla promozione e alla condivisione dei valori dell’associazione in giro per l’Italia ma quanto sarebbe bello se alle prossime elezioni interne, in virtù proprio di questo spirito democratico molto attivo, si assistesse ad un cambio dei vertici del Sodalizio valorizzando così le idee e le capacità anche di nuove correnti e magari di correnti giovani?
Come dicono tutti il Sodalizio è Viterbo e quindi i suoi sodali non potranno mai sparire e mai fare del male finché esiste ancora la città.
Gabriele Maria Paolucci
– Articoli: Il Sodalizio non è una lobby, agisce nello spirito e negli interessi religiosi dei viterbesi
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