Viterbo – Settembre e la macchina gira. Il 3 pioveva, ma poi Rosina è tornata a casa asciutta. L’8 è morta la regina Elisabetta II e, pure stavolta, vale la profezia di Faruq, vecchio e gaudente sovrano d’Egitto in esilio a Roma: “tra i regnanti resisteranno solo i re delle carte e quelli d’Inghilterra”.
D’altra parte, fu proprio Elisabetta a dire “io, la mia vita e il mestiere siamo inseparabili”. Così, in quella casa reale in cui non è mai senza conseguenze “lamentarsi del tran tran della vita, perché più che una famiglia siamo un’azienda”, sale al trono Carlo III. Ed è una buona notizia per la Tuscia.
Dal 1973, quando morì – anche lui in settembre, il 15 – Gustavo Adolfo VI di Svezia, che dal sottosuolo etrusco fece comparire inestimabili tesori di storia ed arte, non avevamo più un re a ricordarci quanto di grande e bello possediamo.
Ora, però, è diventato re quel principe di Galles il quale – come ha opportunamente ricordato e documentato su Tusciaweb Silvio Cappelli – scelse il viterbese con Villa Lante di Bagnaia prima e Palazzo Farnese di Caprarola poi per garantire la giusta ispirazione culturale alla sua Scuola internazionale estiva di architettura e per vivere lui stesso, qualche ora, la nostra vita, quando girando per i vicoli distribuiva “ciao ciao” a tutti e “si arrendeva davanti a un tozzetto appena sfornato”.
Il principe, allora, veniva da noi prima che dai governanti. Ricorda Andreotti nei suoi diari “volle essere mio ospite, memore di molti incontri nei seminari di studio di Villa Lante”.
Avevamo, dunque, un futuro re tutto per noi e forse non si è capito bene quanto sarebbe stato giusto – e anche “utile” – mantenerci con lui in termini di reciprocità di “sentimenti” ed ospitalità. Insomma, far in modo che il futuro capo del Regno Unito e del Commonewealt (cinquantasei Stati, oltre due miliardi di persone) potesse ricordare come, ad ogni estate, c’era la Tuscia ad aspettarlo.
Niente male come target turistico, no?
Avrebbe potuto farci da tramite di lusso con Buckingham Palace, anche un illustre conterraneo d’adozione, montefiasconese per legami familiari, Antonio Maccanico, grand commis della repubblica e insostituibile consigliere di Sandro Pertini al Quirinale, cui talora toccava pure riparare qualche intemperanza di quel tanto amato quanto irrefrenabile Presidente.
Come, forse, il 23 febbraio del 1974, al termine di una visita di stato a Londra, andata peraltro a gonfie vele tra parate, celebrazioni, colloqui e colazioni a Palazzo (una delle tante per Andreotti che l’accompagnava e che in altra occasione scrisse “tre volte in un mese; siamo quasi dei pensionanti!”). Poi, alla Royal Accademy – annota Maccanico nel diario – “Il presidente fa lo spiritoso con la Regina che, almeno per il momento, non mi pare gradisca”. Era una Sovrana e delle più grandi.
Renzo Trappolini
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