Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Mentre il Ddl Zan dopo l’affossamento del senato è nella stasi di un ripresentazione ed approvazione, condizione che rende la situazione simile alla piece teatrale grottesca di Becket “Aspettando Godot”, ci troviamo davanti all’urgenza di domandarci quanto siamo distanti dagli altri paesi europei in materia di diritti civili.
Per quel che ci riguarda nelle nostre piccole province dell’Italia post lockdown quanta libertà c’è per una persona che esula dalla norma sociale granitica di una società incardinata unicamente binarismo maschio/femmina? Il termometro della situazione è come vengono accolte le persone di libero orientamento sessuale nella società giovanile che dovrebbe in qualche modo rappresentare il futuro.
La situazione per quanto siano stati fatti passi avanti sulla identità alias di allieve/i transgender non è ancora per nulla rosea. In primis gli studenti ignorano per la maggior parte i contenuti della legge Zan che avrebbe portato comunque più tutele sociali e libertà o la vedono erroneamente come un provvedimento liberticida.
A questo punto ci si domanda pure quale libertà per i miti popolari andrebbe a ledere la legge Zan? Quella di offendere per strada o aggredire chi ha un orientamento sessuale diverso dai dettami di una società maschilista? Quella di molestare una donna qualora voglia andare in discoteca da sola? Oppure quella di deridere o escludere una persona perché disabile? È proprio nella società dei giovani che bisognerebbe fare informazione e instillare una cultura vera e non infarcita di miti effimeri.
Stimolare soprattutto la società giovanile a crescere lontano dall’ignoranza che va di pari passo con bullismo e odio del diverso. Tutto questo sperando che nell’anno in cui il Viterbo Pride ha colorato la nostra cittadina ci sia possibilità di un concreto cammino verso una società moderna, inclusiva dove si respirano i diritti civili e sociali.
Emanuel Alison Flamini
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY