Viterbo – “Due tonnellate di guano, tra piccioni ed altri animali”. Tanto è stato tolto nelle scorse settimane dall’amministrazione provinciale dagli spazi di palazzo Calabresi a Viterbo. Tra via Calabresi e via dei Magazzini, tra i civici 13 e 20, a ridosso di piazza del plebiscito dove ha sede il consiglio comunale.
A dare la notizia è il vicepresidente di palazzo Gentili, dove c’è invece la provincia, e delegato al patrimonio, Pietro Nocchi. Un intervento costato 20 mila euro, su un finanziamento complessivo di 120 mila arrivati dalla regione Lazio proprietaria di palazzo Calabresi, con la quale la provincia ha una convenzione ad hoc riguardante appunto la struttura in questione.
Viterbo – Palazzo Calabresi
Due tonnellate di guano su una superficie di 2 mila metri quadrati distribuito su tre piani. Un chilo per ogni metro quadro. Che, se messi uno sopra e accanto all’altro darebbero a loro volta vita a un altro palazzo. Questa volta, però, non cinquecentesco, ma di “merda”. Un vero e proprio viaggio nel degrado, ripulito con giorni e giorni di lavoro. Un intervento che si è esteso anche a parte dell’area, su via dei Magazzini, adiacente al palazzo che, dall’altra parte, su via Calabresi, presenta una delle più importanti e significative facciate graffite di Viterbo.
“Un progetto molto ambizioso – ha spiegato Nocchi – che parte da una sinergia tra provincia e regione Lazio con lo spostamento dei dipendenti regionali all’interno di due edifici provinciali, palazzo Borgognoni e il palazzaccio. Questo per dare lustro e utilità al patrimonio pubblico. Da questo primo scambio nasce l’idea di valorizzare anche Palazzo Calabresi. Una sfida importante. Si tratta infatti di una struttura che si trova nel cuore del centro storico della città”.
Viterbo – Palazzo Calabresi
Soffitti a cassettoni, alcuni anche dipinti, e stanze gigantesche tornate adesso “alla luce”. Un luogo già oggetto di restaurati circa 25 anni fa, con un finanziamento europeo. Abbandonato poi a se stesso negli anni successivi. Spazi oggi visibili al lettore. Basta vedere video e gallery.
Viterbo – Palazzo Calabresi
“L’intervento – continua a raccontare Pietro Nocchi – è iniziato con un contributo regionale di 120 mila euro di cui 20 mila utilizzati per la pulizia del palazzo. Qui dentro abbiamo trovato 2 tonnellate di guano e altri rifiuti. Con il resto dei finanziamenti faremo uno studio di fattibilità e uno di vulnerabilità che ci dirà se la struttura potrà essere migliorata sismicamente”.
Con che finalità? “Palazzo Calabresi – dice Nocchi – potrebbe diventare un vero e proprio polo culturale nel cuore della città. Uno spazio da consegnare ai giovani che frequentano le scuole superiori e la scuola di formazione professionale. Un polo legato al mondo dell’arte e dell’associazionismo. Un luogo dove incontrarsi. Uno spazio che leghi cultura e formazione”.
Viterbo – Il vicepresidente della provincia Pietro Nocchi
Palazzo Calabresi prende il nome dall’ultima famiglia che ne fu proprietaria. Con un fronte interno aperto a loggiato e una facciata principale allineata alla strada, la tipologia architettonica del palazzo è comune ad altri esempi viterbesi, secondo una fase evolutiva che parte dalla metà del XV secolo. Il disegno graffito della cortina muraria è a bugne rettangolari.
Viterbo – Palazzo Calabresi
Il fregio del piano terra è caratterizzato da palmette di due tipi, con foglie rotondeggianti o frastagliate. Questo decoro con fogliame stilizzato raccolto a mazza (baccelliera) è tra le più tipiche interpretazioni dei fregi classici da parte degli artisti rinascimentali. Lo stile e le circostanze dell’esecuzione permettono una datazione della decorazione intorno al primo ventennio del Cinquecento, anche grazie al confronto con i graffiti del cortile di palazzo Sforza Cesarini a Roma. In corrispondenza del portale d’ingresso il fregio è interrotto dallo scudo dei Mancini di Firenze entro un cerchio policromo dipinto sulla muratura, con fasce orizzontali d’oro e nere, aggiunta successiva eseguita in occasione del cambiamento di proprietà dell’edificio.
Viterbo – Palazzo Calabresi
La facciata di palazzo Calabresi è importante per le sue dimensioni e per l’esempio di decoro usato in funzione araldica, dato che gli stemmi graffiti al primo piano, riemersi dai restauri e riconoscibili come insegne della famiglia Almadiani, sono l’unica indicazione della proprietà originaria dell’edificio.
Daniele Camilli
Multimedia: Fotogallery: Palazzo Calabresi – Video: Il palazzo ripulito dal guano – Fotogallery: Il degrado di via dei Magazzini – Via dei Magazzini nel 2019
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