Viterbo – “Persistenza, una stagione teatrale organizzata come se si trattasse di una mostra d’arte. Il tutto, con tema portante che è quello di far incontrare testi classici con la ricerca sperimentale. Dostoevskij, Pirandello, Euripide, Pinter, Crimp e Shakespeare”.
Sono solo alcuni degli autori riletti in chiave contemporanea dalle compagnie teatrali chiamate a intervenire dal direttore artistici Simone Precoma che cura tutta la stagione. “Persistenza”, il titolo. Nove gli spettacoli in cartellone. Dal 19 novembre al primo aprile del prossimo anno. Il tutto al teatro San Leonardo di via Cavour a Viterbo.
Simone Precoma
Innanzitutto, chi è Simone Precoma…
“Personalmente ho un percorso particolare. Il teatro è stata la mia prima passione. Mi sono poi laureato in beni culturali con un tesi di laurea di estetica di arte contemporanea. Ed è di questa che mi sono occupato per tanti anni, vivendo per più di 10 anni a Milano. Dalle gallerie alle fiere internazionali, fino alla curatela delle opere nella galleria di Arnaldo Pomodoro. Infine sono tornato a Viterbo dove ho ripreso ad occuparmi di teatro, riprendendo di nuovo ad insegnare. Adesso la collaborazione con il teatro San Leonardo di via Cavour a Viterbo”.
Perché scegliere il teatro San Leonardo per una stagione teatrale come “Persistenze”?
“Sono cresciuto al teatro San Leonardo. E’ lì che ho fatto dei piccoli corsi quando il teatro collaborava già con l’accademia delle belle arti. Dopodiché ho iniziato a collaborare con la nuova gestione del teatro affrontando insieme anche il periodo difficile della pandemia, approfittando di ogni spazio libero per fare qualcosa. Ad esempio con Simone Gamberi abbiamo realizzato ’30 volte buonanotte’. Mia la regia, sue le musiche. E sono state queste le scintille che mi hanno poi spinto a continuare la collaborazione con il teatro San Leonardo”.
Di cosa vive un teatro?
“Un teatro vive di tanti eventi. A marzo dello scorso anno abbiamo fatto ripartire i corsi di teatro e abbiamo avuto riscontri molto interessanti. Oltre 60 iscritti, l’anno scorso erano 40. E sono persone interessate al teatro, non solo a rivestire una parte, ma anche a venire a teatro a vedere gli spettacoli che vengono proposti”.
Viterbo – Il teatro San Leonardo
Cosa andrà a vedere lo spettatore con la stagione teatrale “Persistenza” di cui sei regista?
“Si tratta di una stagione teatrale organizzata come se si trattasse di una mostra d’arte. Ho messo insieme le mie due passioni più grandi, arte e teatro. Ha un tema portante che è quello di far incontrare testi classici con la ricerca sperimentale. Dostoevskij, Pirandello, Euripide, Pinter, Crimp e Shakespeare. Sono solo alcuni degli autori riletti in chiave contemporanea dalle compagnie teatrali chiamate ad intervenire. Nove gli spettacoli in cartellone. Dal 19 novembre al primo aprile del prossimo anno. Inoltre le compagnie che partecipano fanno una grande ricerca sui nuovi linguaggi del teatro. Dopodiché questo tipo di linguaggio è molto vicino al teatro performance. Arte e teatro si stanno avvicinando sempre di più e questo è il futuro del teatro. L’arte proposta dal vivo”.
Come esce, secondo lei, il teatro da questi anni di pandemia?
“Sono stati anni difficili. Molti teatri hanno chiuso. Noi abbiamo avuto la fortuna di riaprire. Resta la bellezza di testi immortali che trattano contenuti universali. Resta poi la forza dell’artista che agisce per un bisogno, continuando a cercare linguaggi nuovi. Il problema vero è il pubblico che si è disabituato a vivere questo rito collettivo che è il teatro, abituandosi invece ad altro. Tuttavia la cosa che deve ‘persistere’ è la memoria dello spettatore. Lo spettacolo dal vivo non ha altro modo di essere tramandato se non la memoria dello spettatore”.
Quale futuro per il teatro e per il teatro viterbese?
“Sono convinto che a Viterbo ci sia tanta voglia di comunità. Una piccola città con una grande tradizione di teatro come luogo di aggregazione. Abbiamo infatti un movimento amatoriale molto interessante. Dalla compagnia Faul al Tetraedro. E questo è un dato positivo che permette di crescere ancora di più. In generale, invece, il teatro non può essere una forma di intrattenimento che entra in competizione con la televisione o le serie televisive. Se si cerca questo tipo di competizione, allora siamo perdenti. La strada è quella della ricerca artistica permettendo allo spettatore di sperimentare qualcosa di nuovo e di interessante che vada al di là di quello che già conosce”.
Daniele Camilli
– “Il teatro San Leonardo è uno spazio al servizio della città”
Stagione 2022/2023 ”Persistenza” – Teatro San Leonardo
19 novembre 2022 – 1° aprile 2023
19 novembre 2022 – Fëdor Dostoevskij, “Memorie dal sottosuolo” di e con Nicholas Gallo
Memorie dal sottosuolo di Fedor Dostoevskij, adattamento e regia di Nicholas Gallo: uno spettacolo che mette a nudo la coscienza dell’uomo e le sue molteplici personalità continuamente in conflitto. Le paure, le debolezze e l’odio di un uomo che farà i conti con sé stesso in un dialogo a tre carico di tensione. Un dibattito moderno e psicotico sull’odio e sull’autodistruzione dell’uomo.
Musiche di scena: Roberto Valle e Sergej Rachmaninov
3 dicembre 2022 – Luigi Pirandello, “I giganti della montagna” di Laboratorio Tetraedro
regia di Francesco Cerra e Alessandra Cappuccini
Una compagnia di attori, ha deciso di recitare un’unica grande opera La favola del figlio cambiato, e, non trovando accoglienza favorevole presso i comuni teatri, si reca alla villa degli Scalognati; si tratta di una strana villa animata da singolari prodigi, il cui regista è una specie di mago, Cotrone. «I sogni, la musica, la preghiera, l’amore… tutto l’infinito che è negli uomini, voi lo troverete dentro e intorno a questa villa», con queste parole Cotrone invita la compagnia, a recitare per gli ospiti di quell’incantata dimora.
7 dicembre 2022 – Jack London, “Il vagabondo delle stelle” di e con Francesco Pennacchia Collaborazione artistica e tecnica Luca Serrani
Produzione Esecutivi per lo Spettacolo
Una volta mi chiamavo Darrell Standing, vivevo in California, erano i primi anni del Novecento. A causa della mia furia rossa, che a volte mi coglie in modo tale da non poter controllare le mie azioni, fui condannato prima all’ergastolo, poi alla pena di morte. La mia condizione di detenuto, già dura in partenza, andò peggiorando nel tempo perché come essere pensante non tolleravo certe assurdità dell’organizzazione di quel carcere e lo manifestavo fino a farmi bollare dal direttore in persona come “incorreggibile” e “irrecuperabile”, il che si traduceva in lunghi periodi di isolamento accompagnati da torture atroci.
Come “Incorreggibile” e “irrecuperabile” venivo spesso impacchettato nella camicia di forza che comprimeva i miei organi vitali e in quella condizione mi lasciavano per ore o per giorni. Fu così che imparai a liberare il mio spirito che prese a vagabondare come un bambino tra le stelle, frantumandole e incarnandosi ogni volta in una vita precedente.
21 gennaio 2023 – Martin Crimp, “Play house” di e con Francesco Montanari
Un uomo e una donna. L’amore, la noia, la famiglia, il sesso, i battibecchi, il rancore.
In 13 quadri Katrina e Simon esplorano piccoli momenti di quotidianità, affondano la lama nel loro rapporto, costruiscono e distruggono la relazione. Il mondo, fuori, è solo un’eco e, quando penetra nel loro appartamento, eccita e destabilizza. Ma chi sono veramente Katrina e Simon? Quale ruolo interpretano? Si sono veramente mai conosciuti? Lo spettatore ha costantemente l’impressione di spiare dal buco della serratura nella stanza, asettica, in cui si consuma la vita di un uomo, drammaticamente esilarante, disperatamente sola.
Con la collaborazione di Davide Sacco, Luci e scenografie Andrea Pistoia
Organizzazione Ilaria Ceci, Luigi Cosimelli – Una Produzione LVF / Teatro Manini
18 febbraio 2023 – Euripide, “Medea” regia di Pietro Gambacorta
Testo e traduzione: Massimo Bernardo Dolci
Regia: Pietro Gambacorta
Interpreti: Jacopo Adolini, Lucrezia Forni, Pietro Gambacorta, Edoardo Spina. Medea, una volta sconfitto il drago che custodiva il Vello dʼOro e aver conquistato vari regni insieme al marito Giasone, eroe greco, si reca a Corinto, dove regna Creonte. La pièce inizia dieci anni dopo le vicende di Giasone e gli Argonauti. Creonte promette sua figlia in sposa a Giasone, che accoglie la promessa di matrimonio con la speranza di elevarsi di grado e portare fortuna e prosperità alla sua dinastia. Medea, donna straniera in terra straniera, è dunque costretta all’esilio. Cerca udienza da Creonte, signore della città, ma non ottiene successo, per lei e i suoi figli non c’è salvezza. Nemmeno suo marito sente ragioni. Giunge quindi alla sua conclusione. La vendetta di Medea si abbatte sulla città e sul marito. Nel finale, sola si allontana, ma il coro, rimasto spettatore di tutte le vicende, offre a Medea il trono ormai vuoto. E così la nostra eroina ascende all’alto dei cieli.
25 febbraio 2023 – Harold Pinter, “Il calapranzi”, con Manuele Pica e Remo Stella, regia di Dario Iubatti
(Produzione Teatro San Leonardo)
Commedia scritta nel 1957 da Pinter e messa in scena per la prima volta tre anni dopo a Londra, racconta di due sicari, Ben e Gus, in attesa di qualcosa in un seminterrato. Lʼunico contatto con il mondo esterno è un calapranzi da cui ricevono oggetti e messaggi dal loro capo misterioso. Non conoscono la loro vittima, sanno solo che prima o poi entrerà dalla porta dello scantinato dove sono chiusi e loro dovranno ucciderla.
L’attesa snervante è riempita con dialoghi vuoti, illogici, futili, in un crescente stato ansioso che li porterà non solo allo scontro verbale.
Due personalità completamente opposte che si cimentano in un dialogo dove il compito di uccidere viene quasi dimenticato.
8 marzo 2023 – Sheyla Bobba, “Le (In)Amabili” di Simone Precoma
Con Manuela Athena, Giorgia Fabiani, Marta Marino, Raffaella Fiumi, Fosca Sper- anza e con Marco Paoli
Titolo fuori abbonamento
(Produzione Teatro San Leonardo)
Lo spettacolo è una riduzione teatrale del libro Le inAmabili di Sheyla Bobba, una raccolta di lettere di donne che hanno sofferto per amori sbagliati, o forse perfetti, ma che in qualche modo si sono trasformati in circoli viziosi, inquinati e indelebili esperienze. L’odio contrapposto al più nobile dei sentimenti lascia strascichi sanguinanti in cuori carichi d’amore.
Le inAmabili sono donne che si sono disintossicate, liberate o, forse, donne che non riusciranno mai a colmare il vuoto generato.
Brevi scene che lasciano allo spettatore la ricerca della chiave per comprendere che non esiste donna senza interrogativo o passione. Sfoghi di semplici persone che mai saranno semplici donne.
In scena sette donne diverse per età, cultura, estrazione, accomunate dall’incontro con un tipo d’uomo stereotipato, interpretato da un unico attore.
18 marzo 2023 – William Shakespeare, “Romeo e Giulietta” di Teatro Margot, regia di Valentina Cognatti
Con Gaia Canestri Gabriel Durastanti Francesco Savi Michelangelo Raponi Andrea Canestri Raoul Di Maggio Loredana Piedimonte e Tommaso Cardarelli
L’amore e la morte sconvolgono le vite dei giovani figli di Montecchi e Capuleti, in una corsa irrefrenabile verso il proprio destino. La storia ha un forte impatto tragico e il finale è noto, ma molti dimenticano che i protagonisti non sono eroi della tragedia greca, ma giovanissimi figli e figlie che non conoscono la morte né il dolore, ma ridono e scherzano, forti della loro gioventù: quando il sangue irrompe nella loro vita non c’è esaltazione della tragedia, ma un vuoto sconvolto senza spiegazioni e l’eterea bellezza dell’opera torna bruscamente alla realtà. Per questo, la scelta della regia di affidare le parti dei giovani Capuleti e Montecchi a attori giovani e restituire all’opera un contatto tangibile e istintivo con la nostra quotidianità.
1 aprile 2023 – F. Durrenmatt, “Il Sospetto” di Matteo Cecchini con Marco Paoli, regia e drammaturgia Matteo Cecchini
Una foto vista per caso, in un vecchio periodico da un poliziotto alle soglie della pensione, recluso tra le pareti sterili di un ospedale, mostra un chirurgo delle SS mentre opera un paziente senza anestesia. Il medico ritratto nella foto, anche se con il volto parzialmente coperto dalla mascherina, ricorda qualcuno… Da qui nasce il sospetto.
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