Roma – Emissioni inquinanti di Pm10 giù di oltre 7mila tonnellate all’anno. Per la precisione 7063. Sono le stime pubblicate ieri dall’Arpa Lazio in caso di “completa attuazione delle misure” previste dall’aggiornamento del Piano di risanamento della qualità dell’aria, approvato lo scorso ottobre dalla regione.
Arpa Lazio – Il programma delle riduzioni di emissioni inquinanti col piano di qualità dell’aria
Il piano si struttura in 42 azioni da applicare in cinque settori: trasporti, combustione civile (riscaldamenti di case e uffici), processi produttivi, agricolo zootecnico ed emissioni diffuse. Il tutto secondo nove diverse misure: mobilità sostenibile, trasporto privato e merci, trasporto pubblico, trasporti non stradali, civile riscaldato a biomassa, civile riscaldato con altro combustibile, industria, agricoltura ed emissioni diffuse.
A condizione che tutte queste azioni vengano messe in atto con successo (quindi una prospettiva tutt’altro che semplice da concretizzare), l’Arpa ha calcolato le possibili riduzioni dei vari agenti inquinanti dell’atmosfera. Detto del Pm10, una diminuzione molto sostanziosa è prevista anche per le Voc, cioè le polveri sottili di varia natura, e il particolato Pm2,5. Rispettivamente 8363 e 6312 tonnellate l’anno.
Per quanto riguarda gli ossidi d’azoto, la riduzione al raggiungimento delle condizioni ottimali potrebbe arrivare a 6409 tonnellate l’anno. 2125 per l’ammoniaca e 246 per l’anidride solforosa.
La parte più corposa delle riduzioni, nella misurazione di tutti gli elementi chimici presi in esame, deve arrivare dal settore della combustione civile, nello specifico dal “riscaldamento civile a biomassa”. Unica eccezione gli ossidi d’azoto, dove il settore della “mobilità sostenibile”, che ovviamente rientra nel campo dei trasporti, svolgerà il ruolo principale.
“Il piano – spiega l’Arpa – prevede il raggiungimento dei valori limite in un arco temporale di cinque anni”.
Alessandro Castellani
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