Viterbo – (sil.co.) – Sarebbe stata soggiogata in patria coi riti voodoo. Prima della partenza le sarebbero state tagliate ciocche di capelli, tramite le quali anche da lontano avrebbero potuto controllarla e farle del male.
È la 28enne nigeriana, 23enne all’epoca dei fatti, che nel 2017, mentre era ospite del centro di accoglienza di via Emilio Bianchi a Viterbo, ha sporto una denuncia sfociata lo scorso 31 ottobre nella richiesta di rinvio a giudizio dei pm Gaspare Spedale e Felice De Benedittis della Dda di Palermo di sette connazionali, presunti trafficanti di esseri umani. Richiesta accolta il 10 novembre, con fissazione al 13 marzo 2023 dell’udienza preliminare.
A settembre 2016 l’avrebbero convinta a lasciare, oltre al suo paese, anche un figlio in tenera età, per venire a fare la parrucchiera in Italia, dove invece l’avrebbero costretta a prostituirsi, minacciandola di usare la magia nera per fare del male a lei e alla sua famiglia, se non avesse consegnato loro 25mila euro per il viaggio.
Oltre a lei, nel corso delle indagini, sono state individuate altre due presunte vittime, due connazionali, attualmente di 28 e 32 anni.
Imbarcata su un gommone privo di mezzi di salvataggio e a rischio ribaltamento, senza acqua né cibo, dopo un mese di privazioni e violenze che hanno avuto il loro culmine in uno dei centri d’attesa per migranti sulla costa della Libia, dove dono tenuti sotto la minaccia delle armi, Rose (nome di fantasia) è stata raccolta in acque internazionali da una delle navi adibite al soccorso umanitario in mare sul Mediterraneo.
Trasferita da Catania a Palermo e poi a Torino, giunta a inizio 2017 al centro migranti di via Emilio Bianchi a Viterbo, Rose ha confidato il suo calvario a un’operatrice culturale, sostenuta dall’avvocato Dominga Martines nello sporgere la denuncia, sfociata in una inchiesta della Dda di Palermo e nella richiesta di rinvio a giudizio per le gravissime accuse di riduzione in schiavitù, tratta di esseri umani, sfruttamento della prostituzione ed estorsione dei sette presunti aguzzini.
Per loro l’udienza preliminare si aprirà il prossimo 13 marzo davanti al giudice Angela Lo Pipero del tribunale di Palermo. Tra loro c’è una sola donna, una coetanea della vittima, diventata nel frattempo irreperibile. I sei uomini, invece, anche loro tutti nigeriani, hanno un’età compresa tra i 30 e i 47 anni.
L’avvocato Martines si dice pronta a costituirsi parte civile. “Sempre che della parte offesa, trasferita altrove dopo la chiusura del centro di accoglienza, si trovi traccia”, spiega la legale, spiegando come riti voodoo e magia nera per i nigeriani siano una cosa estremamente reale e seria.
“Le ragazze che ho conosciuto, tra cui la giovane che ha sporto denuncia, avevano veramente paura dei riti voodoo fatti loro prima di partire per poi tenerle soggiogate al loro arrivo, fisicamente e psicologicamente”.
“Prima della partenza – prosegue l’avvocato Martones – venivano tagliate loro ciocche di capelli o di peli del pube, per cui, secondo le credenze, anche da lontano avrebbero potuto controllarle e fargli del male”.
“La soggezione di queste ragazze è psicologica, le legano, attraverso questi riti voodoo, a fare quello che devono fare quando giungono in Italia. Per loro la magia nera e bianca è una realtà, parte integrante della loro vita, che vivono in maniera molto concreta”, sottolinea l’avvocato Martines.
“La maggior parte delle ragazze si vanno a prostituire anche per questo, non solo per le minacce che fanno alle loro famiglie, ma anche e soprattutto per questi riti con cui le legano alla partenza”, la conclusione.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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