Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Al sociologo, che studia tra i fenomeni sociali anche le dinamiche territoriali, compete il dovere di esprimersi sui dati raccolti nelle periodiche rilevazioni di qualità della vita urbana, che sia Italia Oggi, Il Sole 24 ore o Legambiente a farlo.
Che la Tuscia sia tanto ricca paesaggisticamente e sul piano storico e artistico è innegabile, che non sia sfruttata adeguatamente dai suoi abitanti è nelle classifiche demoscopiche annuali. Sulle quali il metodologo delle ricerca sociale ha senza dubbio qualcosa da obiettare, per varie ragioni.
Ad esempio, non si può negare che se si scelgono certi criteri di natura inevitabilmente ideologica, poi sono i criteri a parlare e classificare piuttosto che la realtà quotidiana; ancora, che certe classifiche sono basate su differenze minime di punteggio, per cui ti ritrovi sessantesimo invece che quarantesimo per pochi decimali di differenza; e, di conseguenza, che tra un anno e l’altro si possa progredire o precipitare di dieci posti, quasi che in dodici mesi cambino d’improvviso situazioni che, nel bene o nel male, hanno bisogno di un ragionevole tempo per decantare effetti.
Dice: ma che il Nord sia privilegiato rispetto al Sud è sotto gli occhi di tutti. Se nei parametri di qualità della vita il clima è sottovalutato; se certi indicatori, in specie economico-finanziari, sono ripetuti sotto varia forma a discapito di altri; se non viene adeguatamente soppesato il fatto che, in caso di pandemia, l’iperattività settentrionale causa dieci volte più vittime che nel meridione, allora il dato dell’arretratezza del Sud, o della stessa Tuscia, è spiegabile, ma diventa tautologico. Se la diffusione dell’automobile, simbolo di mobilità e libertà individuale, viene considerata un handicap anche con lo sviluppo dell’elettrico e dei motori a combustione interna di ultima generazione, sorge almeno un dubbio: come mai Viterbo, affogata dalle macchine, ha una qualità dell’aria invidiabile? In tal caso, l’indicatore non possiederebbe una validità originaria, ma sarebbe un derivato: non sarà che nella mente di qualche ambientalista l’automobile è considerata per principio un male consumistico a prescindere? Che lo sviluppo del traffico si lega all’impotenza dei trasporti pubblici urbani che, a loro volta, si collega ad una mentalità provinciale che considera l’autobus la destinazione degli sfigati? C’è poi un altro aspetto da considerare: perché il Lazio presenta province così penalizzate, da assomigliare più al povero Sud che al ricco Nord, o anche solo alla prossimale Toscana? Ma è semplice: perché le risorse – economiche, infrastrutturali, culturali – le drena, anzi le succhia (male…) la Capitale, come non avviene neppure per Milano o Napoli nelle loro regioni.
Ovviamente, in questo degrado della politica regionale, la mentalità provinciale dei viterbesi ci sguazza. Il viterbese è strabico; vuole il futuro ma guarda al passato, al “quieta non movere”. Sosteneva negli anni settanta un imprenditore viterbese che mentre in Toscana il contadino che vedeva presentarsi al bordo del campo un forestiero gli correva incontro con un cesto di ortaggi per provare a venderglieli, nel Viterbese quel contadino correva incontro al forestiero con il forcone per scacciarlo. Con le inevitabili conseguenze in termini di crescita economica, sociale e culturale. Tant’è che i Toscani, da bravi imprenditori del turismo e della cultura, si intestano pure la paternità degli Etruschi, alla faccia di Tarquinia (la prima città etrusca), di Cerveteri e di Veio (che hanno dato la cultura ai Romani), di Vulci (la città etrusca più “internazionale”) e di Orvieto-Volsini (l’ultima potenza rasena a cedere a Roma).
C’è da riflettere sul caso del lettore che si è espresso contro lo striscione della mostra su Michelangelo che “deturpa” i portici del palazzo Comunale. Ha ragione: rispetto all’altissimo – e talvolta incompreso – livello della mostra, quello striscione sbilenco non è un gran che a vedersi; ma se il governo della cosa pubblica viterbese a volte sbanda, che dire dei fili e filacci che deturpano i palazzi del centro storico (Corso Italia e via S. Lorenzo compresi)? Che dire delle finestre e i veroni degli edifici dei quartieri medievali cadenti e senza un fiore (altrove gli abitanti fanno a gara per arredare il loro quartiere, qui taluni ne fanno una discarica)? Insomma via, troppo facile criticare, in fin dei conti i viterbesi hanno avuto finora gli amministratori che si sono meritati… E vogliamo parlare delle cosiddette “Terme”, che altrove farebbero faville e da noi al massimo sopravvivono? Un’ultima considerazione: il neoministro della cultura Sangiuliano “scopre” che Tarquinia, le tombe etrusche e il suo Museo Nazionale andrebbero inserite in un circuito internazionale. Ma davvero? Lo scopre nel 2022? Mah…
Le statistiche sulla qualità della vita non sono da prendere per oro colato, certo; ma è altrettanto vero che noi viterbesi stiamo facendo di tutto per dar loro ragione.
Francesco Mattioli
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