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Viterbo - L'analisi di Antonella Bruni sulla situazione democratica in Occidente

“I politici e il miraggio del consenso, sondaggi e percentuali fanno perdere di vista i veri obiettivi…”

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Antonella Bruni

Antonella Bruni

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Negli anni i leader politici, categoria escatologica a tempo e spesso autoreferenziale, hanno basato le proprie scelte e le relative convinzioni sui sondaggi, inseguendo le percentuali e perdendo di vista i veri obiettivi che dovrebbe avere chi rappresenta le istituzioni, comunque sia, sempre per un tempo limitato. Citando il britannico Benjamin Disraeli- nobile e premier per due volte – “la vita è troppo breve per essere piccola”.

Per antica saggezza, accanto ai generali vittoriosi portati in trionfo, veniva posto qualcuno addetto a sussurrare loro “memento mori”, sottintendendo  all’opportunità di non essere sopraffatti dalla superbia e dalle manie di grandezza, poiché il consenso delle masse è fugace e temporalmente contratto.

Occorrerebbe farsene una ragione e decidere di perseguire l’interesse generale e il bene comune, confidando nella giustizia della storia, piuttosto che sul perdurare  del favore delle moltitudini. In sostanza, avremmo bisogno di statisti che pensino alla prossima generazione, piuttosto che alle prossime elezioni, ma è un dato di fatto che l’avvento della cosiddetta seconda repubblica abbia provocato un livellamento al ribasso della classe politica. Non si può negare che figure come Toninelli, Speranza, Di Maio, facciano rimpiangere oggettivamente Berlinguer, Craxi e Andreotti, solo per citare i primi che vengono in mente.

Invero, è un dato difficilmente contestabile che le amministrazioni che si susseguono, a livello nazionale, regionale e comunale, molto spesso facciano rimpiangere quelle che hanno sostituito, le quali, quasi sempre iniziano i loro percorsi inneggiando ad una presunta “diversità” che si perde ben presto per strada, per incapacità oggettiva, per disconoscenza dei percorsi solutivi idonei alle problematiche complesse e soprattutto per la cronica prevalenza degli obiettivi di pochi a danno delle aspettative dei più.

Dall’alto dei vertici delle amministrazioni istituzionali, si perde spesso il contatto con gli amministrati e il polso della situazione, pensando che il tramonto non avverrà mai, tanto che qualche sciocco si produce in ironie che forse sarebbe meglio evitare, magari solo abbandonando per un momento selfie, social e annunci, per riflettere su dati e statistiche.

Le grandi democrazie occidentali, che hanno basato le loro fortune sulla separazione dei poteri, su una stampa libera e attendibile, sui diritti individuali dei cittadini e sul progressivo benessere economico dei cittadini, stanno fallendo. In base al “Democratic Report 2022” edito da “Economist Intelligence Unit”, il 70% della popolazione mondiale vive in un regime autocratico, gli stati che stanno vivendo un deterioramento della democrazia sono attualmente 35, dieci anni fa erano solamente 5, questo vale per gli Stati Uniti, ma anche per il nostro Paese. In sostanza, i cittadini non stimano e non si fidano dei propri governanti.

Ciò genera due effetti importanti, il primo è l’opinione diffusa che coloro che vengono eletti non saranno capaci e non vorranno risolvere i problemi reali dei cittadini (in Italia lo pensano 2/3 degli elettori); il secondo è la progressiva astensione dal voto, tanto che, alle ultime tornate elettorali, si è registrato il minimo storico del 63% degli elettori che hanno esercitato il loro fondamentale diritto/dovere.

Sullo sfondo di questi dati, che dovrebbero allarmare, c’è il nomadismo del consenso, per cui, in un lasso di tempo contratto, assistiamo alla crescita esponenziale di una sigla politica e al suo repentino crollo, fenomeno che ha interessato, senza soluzione di continuità, raggruppamenti di centro destra, di centro sinistra o d’ispirazione civica.

Le ragioni di tale deprecabile fenomeno, oltre quelle sopra citate, vanno ricercate nella progressiva perdita dei valori di riferimento. Infatti, l’interconnessione tra Istituzioni e mercati lede l’identificazione dei cittadini con i valori politici nazionali, causando un disorientamento e una progressiva disaffezione. Ciò porta inevitabilmente gli aventi diritto o ad una marginalizzazione nei confronti del dibattito sulla cosa pubblica, o ad una pericolosa tendenza a rinnegare gli ideali democratici verso chi promette sicurezza in cambio di decrescita delle libertà. Questo apre la strada ai regimi autocratici attuali, ben diversi e se possibile ancora più pericolosi delle dittature del secolo scorso.

Sembra incredibile, ma il monito di Edward Snowden, che ha illustrato le derive antidemocratiche e lo scarso rispetto verso i cittadini dei paesi occidentali, membri della criticabile organizzazione d’intelligence “Echelon”, sembra sempre più attualmente valido: “Se determinati comportamenti, attuati da uno Stato, non vengono sanzionati, verranno normalizzati e da lì si diffonderanno ad altri”.

La democrazia e i suoi principi non possono essere contrattati e le loro eccezioni provocheranno sempre nuove regole al ribasso. I cittadini dovrebbero pretendere che i propri rappresentanti, a tutti i livelli, siano certamente onesti, ma anche capaci e le loro attività dovrebbero essere monitorate e valutate sulla base di risultati concreti e dimostrabili, nella dialettica rispettosa tra opposizione e maggioranza perché esse seguono il contrappasso tra vivi e morti che si sintetizza nella lungimirante frase “voi siete ciò che noi fummo e sarete ciò che noi siamo”.

Appare evidente, quindi, che il problema, con buona pace delle attuali “Vispe Terese”, è ben più vasto dell’eventuale tramonto di una compagine di dilettanti allo sbaraglio, soprattutto se il loro fallimento può contribuire ad accelerare il tramonto della democrazia, sì, anche a Viterbo.

                                                        Antonella Bruni


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6 dicembre, 2022

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