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L'irriverente

Non ci resta che dircelo… Buon Natale!

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Glielo impone il ruolo, o come dicono quelli vicini agli altari, la missione. Almeno negli ultimi cent’anni, perché prima, con la corona di capo dello Stato Pontificio, le guerre da combattere o da sponsorizzare erano strategia e tattica di governo.

Invece, da quando i piemontesi insediarono il loro re al Quirinale, per i papi parlare e favorire la pace è stato costante. Anche perché potevano contare sulla carta d’oro del Natale e dei sentimenti di pace e fraternità che il 25 dicembre evoca un po’ dappertutto.

Sia dove la gente ricostruisce col presepe l’essenziale della vita dei pastori di Betlemme e il comune cammino di re di diverse razze verso la capanna in cui ritrovare la debolezza della propria infanzia, sia quando, a simbolo dell’armonia col riparo tranquillizzante delle fronde, si è scelto un ramo d’abete illuminato.

Così, nel 1914, agli inizi della prima guerra mondiale, Benedetto XV propose ai belligeranti di deporre momentaneamente le armi a Natale e fu tregua con i canti incrociati di Stille nacht dei tedeschi e l’annuncio dei francesi che “Il est ne le divin enfant”.

Dopo dodici anni di guerra, in Vietnam la spuntò pure Paolo VI e, alle sette del 24 dicembre 1967, a Saigon i bombardieri non si alzarono e gli elicotteri americani non portarono morte ai vietcong della foresta. Per qualche ora fu pace tra gli uomini e nella natura: piante e animali vittime anch’essi della frenesia assassina scatenata direttamente o indirettamente da umani autoproclamatisi padroni della terra.

Che poi sono ancora gli stessi: Russia, Cina, Stati Uniti.

Poteva perciò succedere che quando Zelensky e Biden si son visti e parlati davanti al caminetto acceso della Casa Bianca, venisse loro l’ispirazione e il coraggio dello stare dalla parte giusta per  alzare il telefono, dirne quattro a Putin, avvertendo però prima Pechino, e poi darsi appuntamento anche qui da noi, in Italia, magari ad Assisi, per parlarne di questa terza guerra mondiale che uccide in Ucraina e rischia di affamare in Europa.

Da ingenui sperarlo? Forse, ma tanto vale perseverare  sperando che una cosa del genere possa ancora  accadere, magari ad iniziativa dell’Europa liberatasi dal signorsì all’alleato strapotente di Washington, oppure di qualche latro capo morale che nel mondo ancora c’è. 

Non facile, infatti, che ci riescano i cattolici apostolici ma soprattutto romani se, parallelamente al conflitto cruento delle truppe russe e di quelle ucraine, sembra esser tornati ormai alla lotta tra chiese comunque cristiane. Con Kirill patriarca ortodosso di Mosca, fedelissimo di Putin che non pare proprio disponibile a passare dalla parte della neutralità attiva del collega patriarca d’occidente, Francesco, vescovo di Roma.

Certo, potesse tornare ad alitare qualche refolo di ritrovato ecumenismo, agli ucraini, ma anche a noi attaccati alla canna di un gas dal flusso davvero incerto, potrebbe essere risparmiata la sorte che subirono per vent’anni i vietnamiti, “schiacciati come mosche dai due bufali”. Oggi dell’occidente e dell’oriente, laici ed ecclesiastici.

Immagine da iperbole, forse, ma il giorno di Natale saranno dieci mesi dall’inizio di una guerra che pareva dovesse durare solo il tempo di un lampo. Invece. Non ci resta, allora, che dirci, comunque: Buon Natale.

Renzo Trappolini


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24 dicembre, 2022

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