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L'Irriverente -

Anno nuovo e ponti come sul Titanic

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Chi ce l’ha, il lavoro e uno stipendio, torna al posto fisso e non resisterà alla tentazione di calcolare subito per quanti giorni quest’anno dovrà timbrare il cartellino. Nel 2023 le feste comandate sono dalla sua parte e, con una puntata accorta di solo quatto giornate di ferie, potrà vincere un pacchetto di più di un mese pagato senza lavorare. Se ne avvantaggeranno i dipendenti, saranno ridotte le spese generali, luce, acqua, pulizia e strumentazioni varie con sollievo per i budget aziendali o pubblici, ma andrà bene anche ai ristoratori, agli esercenti del commercio e del turismo e, in generale, agli operatori nei servizi che vedranno, naturalmente, aumentare la domanda.

Grazie, infatti, ai ponti mobili che uniscono festività pubbliche e iniziativa del privato dipendente, anche gli autonomi troveranno ristoro, cosicché dal possibile minor lavoro dei subordinati trarranno vantaggio pure quelli che non dipendono che da sé stessi. Aggiungendoci, poi, i minori e i pensionati (che in questo paese “di vecchi” sono tanti) il risultato sarebbe da paese del bengodi, cuccagna sui ponti con ricchi premi e cotillons per quasi tutti.

Quasi. Perché il capo dello stato, nel messaggio del 31 dicembre, ha ricordato come il 2023 è “il settantacinquesimo anniversario della entrata in vigore della Costituzione la quale resta la nostra bussola” e, si sa, il nord che essa indica è il lavoro sul quale la repubblica si fonda. Fondamento carente, secondo Mattarella, e la “carenza sottrae diritti e dignità”  in un tempo di “aumento della povertà, con quella minorile quadruplicata” e di imprevedibile durata delle conseguenze sull’economia della guerra, che non si sa se e quando finirà, oltreché degli strascichi della pandemia non ancora cessati.

Così l’ottavo discorso del presidente alla nazione, sebbene (a guardarci intorno, nei giorni successivi, con le strade dello shopping a Roma intasate di pedoni, tanto che se ne è dovuta disporre la chiusura ad intervalli per consentire il deflusso alla gente senza farsi male) parremmo essere a passeggio sui possibili ponti 2023 come i viaggiatori spensierati del Titanic, piuttosto che attenti alla “sfida di progettare il domani con coraggio” e sacrifici.

Ma si sa (lo scrisse Enzo Biagi quando a parlare, e fragorosamente, dal Quirinale c’era Francesco Cossiga, che non a caso veniva chiamato il picconatore) “qualunque cosa si dica o si enunci, non succede niente”.

Coraggio, perciò, pensiamo pure ai ponti. Incuranti che meno giorni di scuola significano più problemi ai genitori non “pontieri” e giovani meno in grado di vincere la sfida del lavoro non di rado conteso ormai da immigrati più preparati e, naturalmente motivati. Rassegnati se, con milioni di dipendenti pubblici, le strade sono buche continue, gli uffici a perenne e praticata vocazione ritardataria. Assuefatti ai tempi di realizzazione delle opere pubbliche (fino a 17 anni e la nostra “superstrada” ne è orgogliosa testimonianza). Svegliati solo da “Striscia la notizia” per accorgerci dei soldi buttati via in cattedrali senza fedeli, opere non terminate o in colpevole deperimento. Inefficienze e miliardi sprecati per colpa di un’organizzazione del lavoro influenzata da diritti-pretese vari, compresi quelli ai ponti.

Così, dunque, andiamo a cominciare il 2023, aspettandoci tra dodici mesi (due di ferie) “la consueta paternale” del capo dello stato di fronte alla quale, né più né meno che come notava Biagi trent’anni fa: “essendo tutti un po’ colpevoli il verdetto è: tutti innocenti”.

Renzo Trappolini


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11 gennaio, 2023

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