Un treno della Cotral
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Purtroppo non esiste, per i pendolari, una carta dei diritti.
Il pendolare, e in particolare il pendolare italiano, di qualsiasi regione sia, viene ogni giorno danneggiato, umiliato e offeso: le situazioni di disagio a cui è sottoposto si ripetono inalterate nel tempo: la sua è una condizione che va oltre lo sconforto, perché ai pendolari non è concessa in alcun modo neppure la possibilità di avere una voce per esprimersi, possono soltanto compilare sterili, frustranti, vani e complicatissimi moduli di reclamo. Per questo chiedo, a nome di tanti, che di fronte ai ritardi che i pendolari subiscono continuamente su tutte le linee italiane (la mia è quella Viterbo – Roma) sia almeno introdotto e rispettato da parte delle Ferrovie dello Stato il diritto alla coincidenza. È un diritto semplice ed elementare, di elementare razionalità.
Faccio un esempio che riguarda a mia regione ma solo per renderlo chiaro anche a chi non vive questi problemi: nell’ultima faticosissima settimana, il treno proveniente da Roma è stato instradato per almeno due volte sulla famigerata “lenta” ed è arrivato a Orte con un ritardo di oltre mezz’ora ma solo di pochi minuti (tra i 6 e i 15) rispetto alla partenza del treno corrispondente che avrebbe dovuto riportare molti di noi a casa (scena che ho vissuto negli anni un gran numero di volte). Soltanto pochi minuti, eppure da non so quale ufficio della mobilità (a Bologna, ci ha detto il servizio di sicurezza della stazione) è stato dato l’ordine di farlo partire. Si consideri che il treno in questione è ripartito sempre vuoto su una linea che dalla prima fermata dopo Orte diventa a binario unico (e quindi non intralcia nessun traffico ferroviario e non causa alcun disagio ad altre tratte). Al suo posto è stato predisposto un servizio sostitutivo con un bus – chiamata, intervento e spesa che immaginiamo straordinaria e con un costo –, che di sostitutivo ha soprattutto l’orario d’arrivo: il ritardo, per un pendolare, alla fine della fiera, è più di un’ora e mezza.
Queste soluzioni, oltre a essere illogiche, sbagliate, antieconomiche e offensive per il buon senso e l’intelligenza di chiunque e per la totale indifferenza e non considerazione del tempo delle persone (non fanno altro che moltiplicare vertiginosamente un ritardo iniziale e lo trasformano da minuti in ore, al posto di tentare di diminuirlo almeno in parte) suonano alle orecchie di qualsiasi cittadino, contribuente e cliente delle Ferrovie come una intollerabile presa in giro.
Rinnovo quindi a chiunque abbia potere di intervenire, ai dirigenti della mobilità e del trasporto pubblico, ai responsabili delle regioni e delle città, che si istituisca un diritto alla coincidenza per tutti i passeggeri scesi da un treno in ritardo che sono diretti poi su un altro treno in partenza nella stessa stazione, almeno entro un certo termine temporale. Sarebbe un principio semplice e applicabile dovunque, una garanzia per tutti quelli che sono costretti per lavoro a servirsi del trasporto pubblico, un diritto civile a cui appellarsi nel caso (sempre più diffuso, purtroppo) di un disservizio e di un non rispetto degli orari dichiarati.
Fabio Stassi
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