![]() Viterbo – Il vescovo Orazio Francesco Piazza |
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Si parla nuovamente dell’intervista fatta all’inizio di dicembre al nuovo vescovo di Viterbo.
Sinceramente non volevo intervenire sulle parole dette dal vescovo, ma considerando che leggo ancora commenti a quella intervista, mi sento in dovere di esprimere anche il mio punto di vista.
In quella intervista il vescovo Orazio Francesco Piazza, parlando della comunità lgbtq+ terminava il suo pensiero con queste testuali parole: “Se riusciamo a ridurre le tensioni delle distanze capiremmo forse un po’ più l’armonia delle differenze. Il gioco delle contrapposizioni ci sta facendo solo male”.
Il nuovo vescovo parla di gioco delle contrapposizioni. Ora a sua eccellenza il vescovo vorrei solamente porre una semplice domanda: Come posso io, padre orgoglioso del mio ragazzo gay, sentirmi sereno dopo aver frequentato la chiesa cattolica per molti anni e dopo aver letto gli articoli 2357 e 2358 del Catechismo della Chiesa Cattolica…?
Nell’articolo 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica leggo testualmente:
“Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”. Sono contrari alla legge naturale”.
E leggo ancora nell’articolo 2358: “Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione”.
Ora sempre come padre che accoglie orgogliosamente il proprio ragazzo gay come debbo sentirmi leggendo questi due articoli?
Viterbo – Lazio Pride – Claudio Santini
Leggo parole come “gravi depravazioni”, “intrinsecamente disordinati”, “contrari alla legge naturale”, “oggettivamente disordinata”.
Queste parole vengono usate nel Catechismo della Chiesa Cattolica nel 1992. Il testo fu approvato in prima stesura il 11 ottobre 1992 da papa Giovanni Paolo II, e in forma definitiva il 15 agosto 1997. Sempre volendo riportare date, mi viene in mente la data del 17 maggio del 1990.
In questa data l’Organizzazione mondiale della sanità stabiliva che l’omosessualità veniva cancellata dall’elenco delle malattie mentali e veniva definita come “una variante naturale del comportamento umano”.
Per cui, mentre nel 1990 la maggiore e autorevole organizzazione sanitaria mondiale asseriva che l’omosessualità era “una variante naturale del comportamento umano”, la Chiesa cattolica due anni dopo incideva a chiare lettere l’esposizione ufficiale della catechesi in una grande sintesi di tutta la sua dottrina cattolica, affermando categoricamente che gli omosessuali erano “contrari alla legge naturale”.
Certamente usava anche parole amorevoli di accoglienza e compassione, ma allo stesso tempo marchiava a fuoco ogni differenza definendola “oggettivamente disordinata”.
Tanti ragazzi, tante ragazze ancora oggi sentono il peso di queste due semplici parole. Tanti genitori cattolici rifiutano i propri figli omosessuali sorretti da queste due semplici parole.
Tornando alle parole usate dal vescovo, questo semplice padre chiede chi opera verso una contrapposizione tra la comunità lgbtq+ e la Chiesa Cattolica…?
Claudio Santini
Genitore orgoglioso del proprio figlio gay
– Orazio Francesco Piazza: “I ritmi del cammino umano si misurano sul più debole, non sul più veloce”
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