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Lettere al direttore - Francesco Mattioli: "Sorprende piacevolmente l'iniziativa del vescovo Piazza di chiamare la stampa viterbese a raccolta per discutere di etica. Sorprende perché non era mai accaduto a Viterbo"

“Il sistema sociale è un sistema di comunicazione, i giornali devono far pensare…”

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo - Il vescovo Orazio Francesco Piazza

Viterbo – Il vescovo Orazio Francesco Piazza

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore, sorprende piacevolmente l’iniziativa del vescovo Orazio Francesco Piazza di chiamare il giornalismo viterbese a raccolta per discutere di etica. Sorprende perché non era mai accaduto a Viterbo. Ma non dovrebbe sorprendere considerando da un lato l’attenzione del cattolicesimo nei confronti della comunicazione – basterebbe pensare alla giornata mondiale delle comunicazioni sociali che si tiene ormai da quasi sessant’anni  e all’operosità sia dei giornali che delle  emittenti radiotelevisive di ispirazione cattolica, a cominciare da Avvenire e l’Osservatore Romano e per finire con Radio Vaticana e TV 2000 – dall’altro alla statura intellettuale del vescovo, fortemente improntata ad un dialogo moderno a tutto campo con la società e con i “luoghi” della costruzione sociale di senso.

Il mondo dei media oggi è ancor più complesso di quello, già fortemente articolato e contraddittorio, descritto da studiosi come Mc Luhan negli anni ’60,  Mc Quail, Luhmann, Morin e Statera negli anni ’80-’90 e Bauman al volgere del millennio. Mi sorprese il grande giornalista Walter Cronkite quando nel 2001, festeggiando la laurea honoris causa in scienze della comunicazione che gli conferimmo alla Sapienza, rispose ad un mio commento sul mondo complicato dei mass media, ammiccando: “You’ll see what happens in a few years…”.

Era vero. Anche perché l’irruzione dei social media, l’esplosione dei giornali online, la crescente sovraesposizione mediatica da parte dei soggetti politici, le stesse strategie dell’editoria, hanno stravolto tutto iI sistema della comunicazione sociale.

Aveva ragione Luhmann a dire che il sistema sociale è innanzitutto un sistema di comunicazione; e che quindi l’etica delle relazioni sociali convoca, soprattutto oggi, anche l’etica delle comunicazioni di massa.

Il fruitore dei media è oggi molto più attento, meno influenzabile, probabilmente egli stesso attore e costruttore di forme di comunicazione; di qui la necessità di stabilire un patto tra comunicatori: un patto di reciproco rispetto, di  reciproca attenzione. Il giornalista d’altronde non è mai stato un semplice “cronista”: scegliendo la notizia, descrivendo i fatti, corredandola o meno di immagini, localizzandola nel giornale, la “ricostruisce” comunque, anche quando si astiene dai commenti. Dal canto suo il lettore oggi non assorbe semplicemente. Sceglie, medita, confronta, trae conclusioni, giudica la fonte e il suo modo di porgere l’informazione.

Se questo è vero a livello nazionale, ancor più evidente appare in un contesto locale. Perché giornalista e lettore condividono gli stessi spazi, le stesse subculture, gli stessi riferimenti territoriali, talvolta si guardano direttamente in faccia, si conoscono e si riconoscono. 

La responsabilità di chi fa informazione, di chi costruisce senso, allora, diventa ancor più rilevante: perché il giornale non si rivolge più ad un pubblico indifferenziato che può solo tentare di conoscere attraverso qualche sondaggio, ma pur sempre in termini generali; il giornale locale chiama a condividere, a discutere, a pensare degli individui, delle persone che spesso conosce quasi per nome. Anche quando vanta, come nel caso di Tusciaweb, decine e decine di migliaia di lettori sparsi in tutto iI centro Italia.  

Alessandro Vismara, grande giornalista e intellettuale viterbese che mi onorava della sua amicizia, mi confessò un giorno che la maggiore difficoltà che provava nel riferire e commentare le notizie locali gli era causata dal fatto di parlare di persone che, più o meno, conosceva direttamente; aveva difficoltà a restare professionalmente neutrale. Soprattutto scrivendo per un quotidiano, Il Messaggero, che non si voleva mostrare di parte e che ambiva ad essere il più possibile trasversale e vicino alla gente, a tutta la gente. Ne parlavamo a piazza Crispi, allora luogo di incontri di mezza gioventù intellettuale viterbese.

Le cose sono cambiate nel tempo; oggi un giornale, specie un giornale online che si impegna con professionalità ad allargare i suoi limiti, deve fare testimonianza, prendere posizione; non tanto sul piano meramente ideologico o di parte – non deve essere né un organo di partito, né uno schiavo del mercato, né tanto meno adattarsi a certo chiacchiericcio da bar – ma inseguendo la logica delle idee, le regole della convivenza, iI rispetto dell’altro. Per costruire, certo, non per destrutturare; ma per costruire con mattoni scelti, non con quelli che gli vorrebbe passare sottobanco questo o quel faccendiere delle idee, questo o quel venditore di interessi personali.

Caro direttore, ci accomuna la stima per Karl Popper, uno che ha concepito perfino la scienza come un luogo di incertezze, di patti, di convenzioni.  Eppure, di fronte al pericolo quotidiano di commettere errori e omissioni, la stampa ha il grande potere di perseguire la Verità; certo, una verità pattizia, ma proprio per questo condivisa o condivisibile. So che il tuo quotidiano cerca di farlo nel migliore dei modi, ma so anche che è un impegno quotidiano e non potrebbe essere diversamente, perché è nel dna della stampa, di quella vera, lottare per migliorare la convivenza, non solo mediante l’informazione, ma soprattutto con la “comunicazione”, cioè la “messa in comune” della conoscenza. Che è una forma di “etica sociale”.

Credo che il vescovo Piazza, quando parlava di etica dell’informazione, quando citava gli obiettivi primari della stampa – libertà, dignità e responsabilità – facesse riferimento soprattutto a questo: al rispetto dell’Altro e alla scelta coraggiosa di avere un profilo, una identità, da giocare scambievolmente sul tavolo della comunicazione, di ogni forma di comunicazione, con l’obiettivo finale di crescere e far crescere la comunità.

Francesco Mattioli


– Il vescovo Piazza: “La comunicazione deve saper parlare con il cuore”


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30 gennaio, 2023

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