Tuscania – Il Comune di Tuscania, la Proloco e A.S.D Le Doganelle il prossimo 22 gennaio riproporranno la tradizionale festa contadina. Torna la grande festa dedicata al Santo protettore degli animali, patrono dei contadini, degli allevatori, dei macellai e dei salumieri.
E la grande partecipazione popolare alla Festa di Sant’Antonio abate e alla tradizionale “Sagra della Frittella al cavolfiore” si deve proprio alla storica tradizione contadina del territorio. Fino agli anni settanta per gli agricoltori e gli allevatori Sant’Antonio era un punto di riferimento tanto che si diceva che l’annata agricola iniziava il giorno di Sant’Antonio Abate e terminava il giorno di San Martino. Praticamente dal 17 gennaio all’11 novembre.
Neanche il più accanito bestemmiatore che lavorava in campagna veniva meno alla tradizione di recarsi alla messa per prendere il santino nuovo da inchiodare alla porta della stalla. Erano talmente tanti gli allevatori che portavano a benedire gli animali, che non era sufficiente il sagrato della chiesa di Santa Maria del Riposo, il prete doveva scendere con l’acquasantiera e l’ aspersorio lungo tutto il Viale Trieste per benedire tutti gli animali tra muggiti, nitriti e belati.
Ancora oggi le organizzazioni degli agricoltori sono impegnate a rendere omaggio a Sant’Antonio offrendo in beneficienza i frutti della terra. Furono sempre gli allevatori ed in particolare i butteri tuscanesi (allevatori di cavalli) capeggiati dal famoso pittore Maestro Giuseppe Cesetti a dare vita alla Sagra della Frittella al cavolfiore.
L’iniziativa offrì la possibilità ai cittadini di tornare a divertirsi con le feste popolari dopo la tragedia del terremoto del 6 febbraio ’71 che aveva distrutto il centro storico di Tuscania. L’idea di proporre la distribuzione della frittella al cavolfiore è strettamente legata alla cultura gastronomica tradizionale che era basata sulla stagionalità. Si mangiava esclusivamente quanto veniva prodotto nel territorio, in quegli anni (non c’era la globalizzazione del food) e quanto offriva la terra con i suoi prodotti stagionali.
A gennaio: broccoli. La presenza della Frittella al cavolfiore sulle tavole dei tuscaniesi è stata ampiamente descritta anche con la pubblicazione della ricetta tradizionale pubblicata su “C’era una volta” con il libro di ricette e storie della tradizione popolare scritto da Chiara Cesetti. Della Festa di Sant’Antonio abate molto interessante è quanto ha scritto nella sua tesi di laurea Silviera Cecilioni in “Contributo allo studio delle tradizioni popolari di Tuscania” pubblicato dalla Biblioteca comunale di Tuscania nel 1988.
La festa si conclude con l’accensione del grande fuoco detto di Sant’Antonio.
Il di Sant’Antonio nome è legato ad una forma di herpes nota come “fuoco di Sant’Antonio” o “fuoco sacro”. Antonio Abate infatti è anche considerato il patrono del fuoco e diversi riti che riguardano la sua figura testimoniano un forte legame con le culture precristiane.
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