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Tarquinia - Marco Gentili, co-presidente dell’associazione Luca Coscioni ed ex consigliere comunale, saluta suo padre Cesare venuto a mancare qualche giorno fa - Il 34enne è affetto da Sla e porta avanti i diritti dei più fragili

“Babbo sarà dura senza il tuo sostegno, per me che fatico in questa specie di gabbia che devo chiamare vita”

di Maurizia Marcoaldi
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Tarquinia – (ma.ma) – “Pensare ad una vita senza di te, mi pare così innaturale, certo i genitori ad un certo punto ci lasciano ma per me che già fatico ad ambientarmi in questa specie di prigione, se non di gabbia che invece devo chiamare vita, il non poter godere del tuo sostegno disinteressato sarà dura, forse troppo”. Marco Gentili saluta così suo padre Cesare, venuto a mancare qualche giorno fa. Era molto conosciuto a Tarquinia. Impegnato sia in politica, è stato più volte consigliere comunale, sia nel sociale, ha promosso le attività del centro socio-riabilitativo Luigi Capotorti. 


Marco Gentili

Marco Gentili


Ma la sua dedizione nel mondo del sociale non era solo una scelta politica. Cesare Gentili ha infatti due figli, Carlo e Marco, affetti da Sla. Accanto a loro, e con loro, ha condotto tante battaglie per il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità, per promuovere l’abbattimento delle barriere architettoniche e garantire una comunità più inclusiva verso i più fragili. 

La passione politica e sociale la condivideva con la famiglia, specie con il figlio Marco che è co-presidente dell’associazione Luca Coscioni. Dal 2012 al 2017 è stato consigliere comunale a Tarquinia. E proprio Marco, affetto da Sclerosi laterale amiotrofica fin dalla nascita, ha scritto una lunga lettera per salutare il padre nel giorno del funerale. 

“Caro Babbo, non credevo che così all’improvviso, solo dopo poche ore dall’aver sentito per l’ultima volta la tua voce, sempre presente e squillante, proprio nel giorno del tuo compleanno, te ne saresti andato senza neanche avere la possibilità di salutarti degnamente. Senza poterti stringere la mano – si legge nel testo -.  Ma so che te ne sei andato a testa alta come un vero paracadutista, che persino lì sfanculava fascismo e fascisti in nome di quella libertà per cui abbiamo sempre combattuto, tu mi ha dato l’esempio, io ho semplicemente seguito la strada e ho raccolto da quei semi così giudiziosamente seminati”.

“Grazie a te  – prosegue la lettera – ho conosciuto e abbracciato i temi del civismo, della giustizia sociale e dell’ambientalismo, il valore del lavoro e dell’importanza di distribuire la ricchezza in ogni campo del welfare, il valore del collettivo, l’importanza della partecipazione alla vita civile e sociale. Nel mio Dna c’è la tua testardaggine e la tua capacità di sfondare porte e portoni, soprattutto nella lotta al sostegno delle libertà civili, nella passione accresciuta nel difendere il valore della scienza e dell’autodeterminazione”. 

Più volte la famiglia Gentili aveva attenzionato il problema di chi è affetto da Sla. Marco nel 2016 si era anche rivolto alla trasmissione Le Iene. In un servizio attaccava il governo, e l’allora premier Renzi, per i ritardi sui diritti dei disabili. Accanto a lui i genitori e anche il fratello Carlo, che in più occasioni si è rivolto alla stampa per parlare di diritti e testamento biologico.

Nella sua lettera al padre, Marco parla anche delle battaglie condotte negli anni: “Seppur delusi, negli ultimi tempi, dalla debolezza di alcuni tratti identitari della sinistra italiana – sempre più sfiniti dai colpi progressivi della SLA – non abbiamo mai smesso di confrontarci, di litigare tra noi in un vortice continuo di amore e odio, di punzecchiare gli animi incontrati a casa per le strade, nelle piazze, nelle sedi politiche locali e nazionali. Il tuo supporto, quello di mamma e Carlo, mi hanno tenuto in vita, nutrito di motivazione. Pensare ad una vita senza di te, mi pare cosi innaturale, certo i genitori ad un certo punto ci lasciano ma per me che già fatico ad ambientarmi in questa specie di prigione, se non di gabbia che invece devo chiamare vita, il non poter godere del tuo sostegno disinteressato sarà dura, forse troppo”. 

E poi Marco conclude: “Noi cercheremo di tirare avanti, del resto é quello che ci hai insegnato a fare, nonostante tutto. Buon viaggio Babbo”.

Maurizia Marcoaldi


La lettera completa di Marco Gentili per il padre Cesare

Caro Babbo,

non credevo che cosi all’improvviso, solo dopo poche ore dall’aver sentito per l’ultima volta la tua voce, sempre presente e squillante, proprio nel giorno del tuo compleanno, te ne saresti andato senza neanche avere la possibilità di salutarti degnamente. Senza poterti stringere la mano.

Ma so che te ne sei andato a testa alta come un vero paracadutista, che persino lì sfanculava fascismo e fascisti in nome di quella libertà per cui abbiamo sempre combattuto, tu mi ha dato l’esempio, io ho semplicemente seguito la strada e ho raccolto da quei semi cosi giudiziosamente seminati. Grazie a te ho conosciuto e abbracciato i temi del civismo, della giustizia sociale e dell’ambientalismo, il valore del lavoro e dell’importanza di distribuire la ricchezza in ogni campo del welfare, il valore del collettivo, l’importanza della partecipazione alla vita civile e sociale.

Nel mio DNA c’è la tua testardaggine e la tua capacità di sfondare porte e portoni, soprattutto nella lotta al sostegno delle libertà civili, nella passione accresciuta nel difendere il valore della scienza e dell’autodeterminazione.

Seppur delusi, negli ultimi tempi, dalla debolezza di alcuni tratti identitari della sinistra italiana – sempre più sfiniti dai colpi progressivi della SLA – non abbiamo mai smesso di confrontarci, di litigare tra noi in un vortice continuo di amore e odio, di punzecchiare gli animi incontrati a casa per le strade, nelle piazze, nelle sedi politiche locali e nazionali. Il tuo supporto, quello di mamma e Carl0, mi hanno tenuto in vita, nutrito di motivazione.

Babbo, una delle ultime immagini che conserverò di te è il mazzo di fiori per i 40 anni di matrimonio con la mamma di cui ti eri pure quasi dimenticato, ma proprio questo piccolo gesto dimostra come sei stato il pilastro di questa nostra non proprio fortunata famiglia. Certo non ricordo un giorno dove non abbiamo litigato, ma sapevo che potevo contare su di te anche per ogni mio piccolo capriccio.

Pensare ad una vita senza di te, mi pare cosi innaturale, certo i genitori ad un certo punto ci lasciano ma per me che già fatico ad ambientarmi in questa specie di prigione, se non di gabbia che invece devo chiamare vita, il non poter godere del tuo sostegno disinteressato sarà dura, forse troppo.

Però mi guardo intorno e una delle prime cose che mi è venuto in mente di fare è ascoltare della musica e a parte qualche brano più malinconico, sono iniziate a risuonare per casa musiche e brani militari, perché fino alla fine sei stato un combattente, soprattutto in questi ultimi mesi, trascorsi fra casa e l’ospedale, un giorno sotto i ferri, l’altro a dettar legge ed alzar la voce se qualcosa non andava bene.

Così cerco il tuo basco, ricordo e testimonianza di anni gloriosi e responsabili, e provo a dirti addio, non solo con le lacrime, ma anche con il coraggio del combattente, sperando che il mio granello di sabbia e i tuoi più solidi pietre e mattoni, continuino a significare qualcosa anche per gli anni a venire. Sono sicuro che avevi altre aspettative ed invece e andata così, ma di certo qualcosa abbiamo combinato, qualche soddisfazione ce la siamo tolta e ci siamo pure divertiti, ma adesso basta, quella tomba a cui ti sei dedicato ad allestire ed ammodernare ti aspetta, cosi chi passerà davanti potrà far caso al tuo ultimo impegno, visto che alla fine ci ha tolto pure questo aggravio.

Noi cercheremo di tirare avanti, del resto é quello che ci hai insegnato a fare, nonostante tutto. Buon viaggio Babbo!


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12 febbraio, 2023

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