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Viterbo – (sil.co.) – Rissa di Santa Rosa, a distanza di quasi otto anni da quel 3 settembre 2015 in cui esplosero gravi disordini in piazza del Gesù, non è ancora terminato, né mai veramente decollato, il processo ai ben 18 imputati. E ieri è stato rinviato a marzo per sentire due testimoni, nell’ambito delle riassegnazioni ad altri giudici che dovrebbero contribuire a snellire i ruoli sempre più ingolfati del tribunale.
All’epoca si parlò di far west nel cuore del centro storico la sera del Trasporto della Macchina di Santa Rosa. L’udienza di ammissione prive risale al primo marzo 2018, quando nessuna delle due persone rimaste ferite a causa degli scontri di piazza si costituì parte civile, mentre la prima udienza testi fu rinviata al 41 gennaio gennaio 2020, anno poi funestato, anche dal punto di vista giudiziario, dalle restrizioni scattate con l’esplosione della pandemia.
Da allora sono tuttora alla sbarra i 18 imputati. Sono i presunti protagonisti del quarto d’ora di follia che si è consumato la notte tra il 3 e il 4 settembre 2015 in piazza del Gesù, dove verso le due un branco di una trentina di giovani ubriachi ha iniziato a scagliare bottiglie, tavoli, sedie e perfino un passeggino contro la folla.
Nel caos hanno fatto la loro comparsa anche una cintura con la fibbia metallica usata per tirare cinghiate e un coltello.
Un 50enne finì in ospedale con un orecchio quasi reciso da una sediata. Due in totale i feriti, con dieci e trenta giorni di prognosi. Per sfuggire al far west scoppiato sulla piazza, una decina di persone riuscì a barricarsi dentro un locale.
Testimoni raccontarono di gente a torso nudo e con la testa rasata. Erano tifosi della Viterbese e del Latina, i cui gruppi di ultrà Questione di stile e Brigata littoria erano gemellati da anni, legati anche da consonanza politica in quanto gruppi di estrema destra.
Nel dicembre successivo ci fu un blitz parallelo della Digos di Viterbo e di quella di Latina. Una raffica di perquisizioni, in cerca di oggetti atti a offendere. Furono sequestrati mazze di legno, coltelli, la riproduzione di una pistola Beretta e una maglietta utilizzata la notte della rissa.
Il bilancio, a pochi giorni, era stato di due denunce, un arresto e l’identificazione di 12 ultras. A tradire il resto del branco, oltre ai testimoni, le telecamere della municipale, da pochi giorni prima collegate permanentemente con la sala operativa della questura.
Fu escluso il movente politico, alla base della scazzottata ci sarebbe solo l’alcol. Per la cronaca, già verso le 22,30 una decina di giovani avevano acceso due fumogeni rossi sulla piazza.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

