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La distruzione del termalismo sociale…

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Piscine Carletti

Piscine Carletti


Viterbo – Un grande futuro alle spalle. Il termalismo sociale, che poteva fare di Viterbo, assieme a quello dei grandi marchi, la città termale che tutti si aspettano. Da più di un secolo, da quando Costantino Zei, all’inizio del Novecento, in un articolo, “Le terme romane di Viterbo” 1917, faceva notare: “Il consiglio comunale di Viterbo, presieduto dal conte G. B. Savini, accogliendo l’iniziativa del prof. Aristide Ranelletti dell’Università di Roma per un completo rinnovamento ed ampliamento delle terme di Viterbo a beneficio non solo dei benestanti ma anche dei poveri, ha di recente approvato definitivamente i relativi grandiosi progetti eseguiti dall’ing. Cesare Ranelletti. La città di Viterbo vedrà cosÌ rivivere (ciò che fu aspirazione di secoli), le sue famose terme; in modo degno della sua antica grandezza”.


Le masse di San Sisto

Le masse di San Sisto


Invece niente. Non solo quell'”aspirazione di secoli” è stata delusa. Ma di fatto, il termalismo sociale è stato pressoché distrutto. Quantomeno ridotto ad alcune pozze sparse qua e là per la campagna. Che è come dire cenere. Termalismo sociale, cioè aperto a tutti, “non solo ai benestanti”, come lo stesso Zei faceva notare, che avrebbe potuto aprire le porte a un turismo ben più corposo rispetto a quello che Viterbo, capoluogo di provincia, vede invece ogni anno. Al di sotto delle aspettative. Anche delle peggiori.



Bullicame, Bagnaccio, Carletti, Masse di San Sisto e Asinello. In più le ex terme Inps. Località Terme, Viterbo. Tre impianti sono chiusi, Bagnaccio, San Sisto, ex Inps. Uno, Bullicame, per diverso tempo ha subito la stessa sorte e quando piove, a piedi, rischia di essere impraticabile. Uno, invece, l’Asinello, dipende. Infine, nel novero degli impianti, andrebbero messe anche le terme del Bacucco, lungo la Martana. Non per le acque, qualche secolo fa è stato il primo impianto abbandonato e chiuso dai viterbesi, ma per la struttura, l’unica ancora, in parte, visibile e che avrebbe potuto essere sfruttata altrimenti. A scopi turistici.


Le terme del Bacucco

Le terme del Bacucco


Tre impianti chiusi su 6. L’Asinello è invece ritenuto “privato”. E fanno quattro. Gli altri due stanno lì sospesi. Un patrimonio sfiorito nel corso degli anni. Fermo lì a raccontare quello che la città avrebbe potuto essere e quello che invece ha perso. Chiudendo strutture, come ad esempio le Masse di San Sisto, che di fatto, dall’epoca romana, non avevano mai smesso di funzionare rappresentando un punto di riferimento per generazioni e generazioni, soprattutto contadine, che trovavano in quelle terme anche un modo per curare i propri malanni. Non potendosi permettere altro.


Bullicame

Bullicame


Il Bullicame. Si trova a ridosso dell’uscita della trasversale per Civitavecchia, sebbene da quelle parti non c’è ancora arrivata nonostante l’idea risalga a più di sessant’anni fa. Facile da raggiungere, il Bullicame. Citato anche da Dante nell’Inferno. Attorno un paesaggio stupendo, tagliato in due dalla Tuscanese. Lì vicino l’orto botanico dell’università degli studi della Tuscia. Il posto è spettacolare, segnato dai fumi delle acque bollenti che escono dalla callara per andare a riempire le due vasche di lato. Una più piccola, l’altra più grande. Un luogo dove passeggiare e staccare con la routine e le frustrazioni del quotidiano. A sorvegliarlo alcuni guardiani, a titolo volontario. Aperto dalle 8 di mattina alle 5 del pomeriggio.


Bullicame

Bullicame


In questi giorni, il 25 gennaio, la pulizia delle vasche. Il Bullicame è rimasto chiuso per diverso tempo. Sette anni, a causa prima di una rottura abusiva del pozzo San Valentino che aveva prosciugato tutto. Poi della pandemia. Un tempo che ha lasciato il segno, costringendo a ricominciare tutto da capo. In particolar modo per quanto riguarda le presenze turistiche. Dopodiché, quando piove, a parte le voragini all’ingresso dell’ultimo tratto a qualche metro dal cancello d’ingresso, quelle ci sono sempre, all’imbocco della strada si forma una pozza d’acqua gigantesca. Impossibile passare a piedi. Difficile farlo pure con la macchina, se non stando attenti a non finire dentro qualche buca che si nasconde in profondità.


Piscine Carletti

Piscine Carletti


Piscine Carletti. E’ l’impianto che funziona meglio di tutti. Di fatto completamente autogestito da chi lo frequenta che lo tiene anche pulito. E’ l’unica meta turistica termale, e sociale, rimasta in piedi a Viterbo. Una specie di relitto di una nave gigantesca, che caratterizzava un po’ tutte le campagne viterbesi, naufragata in questi anni. Nasce da una sorgente con caratteristiche simili a quelle del Bulicame e si trova in prossimità dell’incrocio tra strada Terme e la Tuscanese. C’è un ampio parcheggio, gratuito ma non custodito, mentre i servizi sono completamente assenti. Per prendere un caffè bisogna farsi un tratto di strada a piedi e arrivare alla Felicetta, storico ristorante che si trova lì vicino.


Bagnaccio

Bagnaccio


Parco del Bagnaccio. E’ stato chiuso ad agosto, quando il Tar ha confermato la revoca della concessione, dopo un lungo braccio di ferro tra i gestori e comune di Viterbo. Il 4 agosto il Tar del Lazio ha bocciato il ricorso contro la revoca dell’affidamento della subconcessione delle acque termali presentato da Gabriele Scorza, Federico Basili e Alessandro Scorza contro palazzo dei Priori e la Regione Lazio, non costituita in giudizio. Era partito tutto sotto i migliori auspici, nel 2017, quando il progetto dei gestori è risultato vincitore, consentendo d’ottenere la subconcessione della risorsa termale fino al 31 dicembre 2027. 


Bagnaccio

Bagnaccio


La proposta era stata recapitata in comune il 18 novembre 2015, in seguito alla scadenza, l’11 luglio dello stesso anno, della precedente convenzione. Anche questa parte delle campagne viterbesi mostra alla vista un paesaggio mozzafiato. Sullo sfondo i resti delle terme del Bacucco, con la Martana, la strada che porta al lago di Bolsena, che neanche si vede e si sente. Intorno, una serie di sentieri che aprono a una delle zone etrusche più suggestive della Tuscia. Per i giudici amministrativi il ricorso non è assistito da sufficienti profili di fondatezza, considerato, in particolare, che è stato omesso “di gestire in proprio la concessione, di realizzare le vasche destinate alla fruizione gratuita del pubblico, di consentire (fino a che tale realizzazione non sarà avvenuta) l’uso promiscuo e gratuito delle aree ordinariamente destinate all’accesso oneroso, di consentire all’utenza la fruizione gratuita dei servizi essenziali, di installare misuratori di portata anche da remoto” e sono stati altresì richiesti “per la fruizione dei servizi a titolo oneroso, corrispettivi maggiori di quelli consentiti dalla convenzione”. Adesso, sul cancello d’ingresso del Bagnaccio, campeggia un cartello: “Il parco del Bagnaccio resterà chiuso fino a nuova comunicazione”.


Le terme del Bacucco

Le terme del Bacucco


Terme del Bacucco. “Le terme romane del Bacucco – scrive l’archeologa Alessandra Milioni nel libro “Le terme romane di Viterbo” (Archeoares) – sono tra le più grandiose tra quelle del territorio viterbese. Della struttura termale rimangono i ruderi di una grande sala di forma ottagonale, con quattro nicchioni uno ad ogni angolo, sormontati da una ghiera di mattoni bipedali; di essi tre sono conservati integralmente, mentre quello nord-occidentale lo è solo in parte. Dalle piante dell’edificio rilevate da alcuni artisti rinascimentali, apprendiamo che alla base di ciascuna nicchia si aprivano tre piccole celle semicircolari, delle quali oggi restano scarsissime tracce a causa del forte interro. Nelle nicchie sud-occidentale e sud-orientale sono presenti sull’intonaco in parte conservato le impronte in negativo delle tessere di mosaico usate per il rivestimento, delle quali però non è rimasta altra traccia”. I resti delle terme si trovano lungo la strada Martana, a 5-6 chilometri dalla città di Viterbo. Lì vicino, a qualche centinaio di metri, il Bullicame. Non sono visibili, se non inoltrandosi tra fango e terreni privati. Databili tra il II e il III secolo d.C., “le superfici della volta – prosegue Milioni – sarebbero state decorate con mosaici, mentre le pareti, fin poco sotto il piano d’imposta della volta, dovevano essere rivestite da lastre marmoree”.


Le terme del Bacucco

Le terme del Bacucco


“Michelangelo (1475-1564) – aggiunge poi l’archeologa – in uno dei suoi viaggi realizzò la pianta e lo spaccato dell’interno dell’edificio, che sembra fosse ancora parzialmente in uso ai suoi tempi come terme. Dalla pianta risulta che all’interno di ciascuna nicchia, fiancheggiata da due colonne, erano contenute tre piccole celle semicircolari, come già accennato più sopra, mentre al centro della sala era una vasca circolare inserita all’interno di un recinto quadrangolare. Anche Giuliano Giamberti, detto il Sangallo (1445-1516), ne ritrasse pianta e sezione nel taccuino conservato presso la biblioteca di Siena”. L’impianto sarebbe stato utilizzato fino a pochi secoli fa. Adesso, un paio di colonne provenienti dallo stesso si troverebbero a piazza del comune, con in cima i leoni simbolo della città, un altro paio all’ingresso della cattedrale e infine, altre due, all’esterno di una villa privata.


Viterbo - Ex Terme Inps

Ex Terme Inps


Terme ex Inps. Abbandonate, devastate, abitate. In passato anche saccheggiate. Per come sono ridotte, le Terme ex Inps sono uno scandalo. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Un’incuria cui la città sembra essersi abituata ormai da tempo. Nel 2014 la regione Lazio le passa al comune di Viterbo per rilanciarle. A parte i progetti più volte annunciato, di fatto non se ne è fatto più nulla. Restano lì, in strada Bagni, proprio all’ingresso della zona che avrebbe dovuto essere dedicata al termalismo sociale. Un biglietto da visita che dà il polso della situazione. Le terme sono state abbandonate quasi trent’anni fa. Nel 1992, quando hanno smesso di funzionare. Inaugurate nel 1956, davano lavoro a 105 dipendenti a tempo indeterminato e a 80 stagionali. I posti letto disponibili erano 185. La gente ci andava per curarsi, in nome e per conto di un diritto. Il servizio sanitario nazionale. E ci andava chi non poteva permettersi cure più costose.


Le masse di San Sisto

Le masse di San Sisto


Masse di San Sisto. Una delle storie più tristi. L’ultimo avamposto del termalismo sociale sulla Cassia. Tra Viterbo e Vetralla, all’imbocco di uno degli svincoli della Trasversale. Le masse di San Sisto funzionato per secoli, rappresentando un punto di riferimento anche per i contadini delle campagne. Fino a luglio dell’anno scorso, quando il comune di Viterbo ha dato seguito a un’ordinanza del 2006. E tutto ciò che restava è stato abbattuto e accatastato davanti all’ingresso. Adesso, attorno a uno dei ruderi che si trova su un terreno privato, ci crescono i broccoli. Mentre all’interno della struttura c’è una colonia felina. Biglietteria, spogliatoi, bagni. Non c’è più niente. Solo la grande vasca centrale vuota. Un’ordinanza comunale che risaliva al 2006, ma che non era mai stata applicata. Finché recentemente non è intervenuta la regione Lazio che ha scritto al comune, di fatto obbligandolo. A quindici anni di distanza. Prima però, ci sono stati i contenziosi in tribunale e la chiusura della sorgente. Niente più acqua calda. Un complesso termale d’epoca romana, della prima età imperiale. Con i resti ancora visibili lungo la strada.


Terme dell'Asinello - "Pozza segreta"

Terme dell’Asinello – “Pozza segreta”


Infine, le terme dell’Asinello. Conosciuta da tutti i viterbesi come la “pozza segreta”, le terme in questione si trovano in mezzo alle campagne di Castel d’Asso, tra paesaggi meravigliosi e animali allo stato brado. Secondo alcuni si tratta del “bagno rotondo” citato nei libri di medicina del XVI e XVII secolo che fanno riferimento alle acque termali viterbesi. Ma non si capisce bene se le persone vi possono avere accesso oppure no. Nell’estate del 2018 bastò infatti un reportage sulla “pozza segreta” perché i proprietari del terreno rispondessero tramite il loro avvocato. “In relazione all’articolo relativo alla definita ‘pozza segreta’ di Castel d’Asso – scrisse l’avvocato Enrico Valentini – i proprietari informano che la stessa è situata in un luogo chiuso e comunque all’interno di una proprietà privata. Non è consentito pertanto l’accesso né tantomeno la violazione e l’invasione con qualsiasi mezzo dell’area della ‘pozza’” . Le persone hanno continuato a frequentarla e nel frattempo è stato messo pure un impianto di videosorveglianza.

Daniele Camilli


Fotogallery: Quello che resta del termalismo sociale


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