Vetralla – “Non possiamo e non dobbiamo dimenticare. Non perché ci anima il risentimento, ma perché tali atrocità disumane non si ripetano più”. Il sindaco di Vetralla, Sandrino Aquilani, questa mattina all’inaugurazione di una stele dedicata al concittadino Luciano Lupattelli, martire delle foibe istriane. Accanto a lui Claudio Bartolucci, il presidente nazionale del comitato 10 febbraio Silvano Olmi, il presidente provinciale Maurizio Federici e le associazioni combattentistiche. E poi la nipote di Lupattelli, la signora Luciana, figlia del fratello del carabiniere, visibilmente commossa.
“Il nostro concittadino Luciano è stato vittima delle atrocità slave – ricostruisce il sindaco Aquilani -. È stato assassinato barbaramente e gettato nelle foibe a Trieste”. Era il 24 aprile del 1944. E Lupattelli aveva appena 38 anni.
La stele, che si erge in via Martiri delle foibe, a Vetralla, è formata da due blocchi di pietra. Uno più scuro alla base e uno in travertino bianco di Tivoli. E proprio nella parte più chiara sono incisi il nome e le date di nascita e morte di Lupattelli. 1906-1944. “Questa stele rappresenta la vita spezzata brutalmente – spiega il sindaco Aquilani -, ma allo stesso tempo si staglia verso l’alto, verso il cielo come simbolo di speranza”.
“Gli eroi sono persone normali che campione però gesti straordinari – sottolinea il presidente nazionale del Comitato 10 febbraio -, E questo era Luciano, un uomo che ha pagato con la propria vita il fatto di indossare la divisa”.
Prima dell’inaugurazione del cippo, l’amministrazione comunale ha reso omaggio alla tomba di Lupattelli. Un mazzo di fiori depositati sulla lapide da Claudio Bartolucci. “Essere qui oggi – sottolinea il primo cittadino -, significa riconoscere il dovere e la necessità di ricordare. Quando è finita la guerra sono iniziate le persecuzioni verso uomini e donne che non avevano altra colpa se non quella di essere italiani. Dobbiamo trasferire queste storie a chi verrà dopo di noi per non dimenticare. Perché è questo il nostro compito: andare avanti, mantenendo vivo il ricordo di ciò che è stato e insegnando alle generazioni future la bellezza della vita”.
Barbara Bianchi
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