Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Sono tutti censite in una mappa elaborata da oltre 90 ricercatori e pubblicata on line - E c'è ancora chi inneggia alla Repubblica sociale italiana - DOCUMENTI

Tutte le stragi, le vittime e le violenze di nazisti e fascisti nella Tuscia…

di Daniele Camilli
Condividi la notizia:

Viterbo – 96 persone uccise e 20 episodi di violenza. Tra queste 7 stragi. Il risultato della repubblica sociale italiana e dei nazisti nella Tuscia durante la seconda guerra mondiale. Tra il 1943 e il 1944. Fascisti e nazisti a cui oggi si inneggia ancora, come accaduto a Viterbo dove la bandiera della Rsi è stata issata sulle mura della città la notte del 25 aprile, giorno in cui si festeggia la Liberazione dal nazifascismo.

L’elenco delle stragi compiute nella Tuscia è riportato nell’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia pubblicato on line. L’episodio più grave a Vignanello, tra il 6 e l’8 giugno 1944. Nei giorni in cui i tedeschi venivano cacciati da Roma. Tra le vittime, anche 2 ragazzi, 6 anziani e due donne. 


Viterbo - La bandiera della Repubblica sociale italiana sulle mura della città per il 25 aprile

Viterbo – La bandiera della Repubblica sociale italiana sulle mura della città per il 25 aprile


“Il 5 giugno – sta scritto nella scheda descrittive riportata dall’Atlante – il paese di Vignanello comincia ad essere attraversato da reparti tedeschi in ritirata. Durante la ritirata alcune bande partigiane cominciano ad agire attaccando reparti di passaggio. Un camion viene attacato all’ingresso del paese. Un altro camion e una moto con sidecar vengono fermati nei pressi del paese. I tedeschi vengono disarmati e costretti ad allontanarsi. Il primo italiano viene ucciso da una pattuglia tedesca che lo sorprende nel pomeriggio del 6 alla guida della moto. Nelle ore successive un reparto tedesco passa per il paese scortando dei militari americani prigionieri. Dei civili lanciano cibo e sigarette ma alcuni di loro vengono colpiti da raffiche di mitra sparate dai soldati di scorta. Nella notte tra il 6 ed il 7 il gruppo partigiano ‘Carosi’ attacca il comando tedesco di Casale Nesbit (presso l’aeroporto di Piedilupo) disarmando e mettendo in fuga i militari tedeschi. L’attacco causa due morti tra i tedeschi. All’alba del 7 altri partigiani attaccano il campo di aviazione di Piedilupo, causando altri morti tra le truppe tedesche. Il 7 giugno reparti delle SS entrano in paese ma vengono accolti da alcuni partigiani che piazzati sulla torre campanaria sparano ferendo un milite. Poco dopo il gruppo di fuoco partigiano viene eliminato con l’ausilio di una autoblinda, mentre altri reparti di SS entrano in paese cominciando un vasto rastrellamento che porta alla fucilazione di 32 persone. Gli ultimi caduti vengono uccisi il giorno 8”.


Viterbo - La lapide ricorda che l’8 giugno 1944 i nazisti trucidarono tre persone a piazzale Gramsci

Viterbo – La lapide ricorda che l’8 giugno 1944 i nazisti trucidarono tre persone a piazzale Gramsci


Ci sono poi le stragi di Blera e Sutri. La prima, il 29 ottobre 1943. Le vittime sono 14, tutti uomini. “Durante un rastrellamento – riporta la descrizione – militari tedeschi sorprendono Antonio Sandoletti (o Santeletti), che raccoglieva armi nella zona di Civitavecchia. Il giorno successivo gli stessi militari procedono a rastrellare il comune di Blera (‘Bieda’ in dialetto), da dove proveniva Sandoletti. Secondo il rapporto della polizia fascista alcuni civili reagiscono durante il rastrellamento e i tedeschi cominciano a sparare contro chiunque si trovino davanti. I morti complessivi furono 14”.

La strage di Sutri è invece di qualche giorno dopo. “Il 14 novembre 1943 un maresciallo tedesco giunge arresta a Capranica tre giovani del luogo perché accusati di possedere armi. Il 17 lo stesso maresciallo torna nuovamente nella cittadina assieme ad un reparto di SS e ad un interprete italiano e rastrella altri 18 giovani sardi, tutti avieri datisi alla macchia. Nel pomeriggio i 21 arrestati vengono caricati su camion e portati verso Roma. Arrivati al bivio di Bassano di Sutri, i giovani vengono fatti scendere e 18 di loro vengono uccisi con due raffiche di mitragliatrice. Uno di loro riesce fortunosamente a sopravvivere all’esecuzione. Il giorno successivo, nel territorio di Bracciano, anche gli ultimi due capranichesi vengono fucilati”.


Un soldato tedesco controlla i documenti di un civile durante la seconda guerra mondiale

Un soldato tedesco controlla i documenti di un civile durante la seconda guerra mondiale


Infine, la strage di Civitella d’Agliano del 13 giugno 1944. Ad essere assassinate, 4 persone. Due uomini, una donna e una bambina. “Il 13 giugno 1944 militari tedeschi in ritirata, senza alcun motivo apparente, aprono il fuoco contro una famiglia uccidendo una bambina. Lo stesso giorno, alle ore 6 del mattino, una donna (Sestilia Frigi) era stata uccisa in presenza del marito, anche in questo caso senza alcun motivo apparente. Nella stessa circostanza di questi due episodi, altri due civili (padre e figlio) vengono catturati, torturati e fucilati. I loro corpi vengono poi sepolti a testa in giù”.

L’indagine storica riportata nell’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia “è stata condotta – spiega il sito internet dove sono stati pubblicati i materiali – a livello locale da un gruppo di oltre 90 ricercatori, che si è avvalso – oltre che dei risultati delle precedenti stagioni di ricerca, relativi in particolare a Puglia, Campania, Toscana, Emilia Romagna e Piemonte – di tre serie di fonti comuni a livello nazionale: la banca dati degli episodi di violenza sui civili compiuti durante l’occupazione tedesca in Italia, elaborata dalla Commissione storica italo-tedesca sulla base delle relazioni dei carabinieri reperite presso l’Archivio dell’ufficio storico dello stato maggiore dell’esercito e l’Archivio storico dei carabinieri di Roma; il Registro generale delle denunce per crimini di guerra raccolte a partire dal 1945 presso la Procura Generale Militare di Roma (illegalmente archiviate nel 1960), reperito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle cause dell’occultamento dei fascicoli relativi a crimini nazifascisti (XIV Legislatura); le sentenze e i fascicoli dei procedimenti giudiziari dibattuti presso i Tribunali militari nel corso dell’ultima stagione processuale (dal 1994 ad oggi). I risultati dell’indagine hanno permesso di censire oltre 5000 episodi, inseriti nella banca dati, per ognuno dei quali è stata ricostruita la dinamica degli eventi, inserita nello specifico contesto territoriale e nelle diverse fasi di guerra, e accertata l’identità delle vittime e degli esecutori (quando possibile)”.

Daniele Camilli


Le stragi naziste e fasciste nella Tuscia

– La bandiera della Repubblica sociale italiana sulle mura della città per il 25 aprile di Carlo Galeotti


Condividi la notizia:
20 febbraio, 2023

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/tramonto-sul-lago/