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L'irriverente - Una riflessione sull'aeroporto

A caval donato… se però trotta…

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Da chi professa la “convinzione che l’aeroporto di Viterbo debba mantenere la dimensione di “piccolo” scalo”, naturale aspettarsi il grazie all’Ente dell’aviazione civile per lo stanziamento di un milione di euro che un esperto della materia, l’avvocato Giovanni Bartoletti, considera però solo “due spiccioli”.

Certo non si tratta più del progetto di Viterbo terzo scalo del Lazio che lo stesso Enac, anni fa, patrocinava con convinzione ed il suo attuale presidente, in un intervento del 3 maggio 2007 (pag.8) al Centro Studi Demetra, diceva: ”In particolare, Viterbo, aeronauticamente ideale, può intercettare più facilmente il traffico da delocalizzare da Ciampino che, per il 70%, proviene dal nord”. Ma, si sa, cambiano le stagioni, cambia il clima, figuriamoci la politica.

Analogo grazie esprime un altro personaggio autorevole, il presidente della commissione infrastrutture della Camera, onorevole Mauro Rotelli, il quale, insieme all’allora senatore Fusco – era l’autunno 2018 –, non mancò di intervenire tempestivamente quando il governo sembrò voler rimetter mano alla questione del terzo aeroporto del Lazio assegnato e poi tolto a Viterbo dal governo Monti.

Il 26 settembre, infatti, il sottosegretario del ministero dei Trasporti aveva “condiviso le preoccupazioni” degli onorevoli Fassina e Stumpo sulla decisione di preferire a Viterbo il raddoppio di Fiumicino, il quale, fu detto, sarebbe dovuto avvenire su terreni di proprietà degli stessi proprietari (Benetton) della società affidataria della gestione dello scalo.

Rotelli avrà ora i suoi buoni motivi perchè “quella storia è andata” e “più di un aeroporto da milioni di passeggeri” è da perseguire uno “sviluppo in linea con quello della città”.

Piccolo è bello dice un proverbio, la favola della volpe e l’uva è vecchia come la storia di tanta umanità e la chiarezza è sempre cosa buona. Come buono e pure giusto è ricordare – lo ha fatto Bartoletti su Tusciaweb – che con Viterbo aeroporto a tutto tondo si voleva dare un colpo d’ala alle potenzialità della Tuscia non solo in cielo ma – e forse soprattutto – in terra. Si parlava infatti di 100 milioni di euro per la ferrovia, e di 200 per le strade.

Stanziamenti fino ad allora solo sognati nei programmi elettorali e non. Già nel 1986, quando c’erano ancora le province, Palazzo Gentili organizzò una Conferenza Economica territoriale in cui politici, sindacati e imprenditori ritennero prioritario il tema dei  collegamenti ferroviari e stradali con la capitale e con Civitavecchia, della quale “la provincia di Viterbo è entroterra” (e il porto non era quello che è ora), ipotizzando inoltre per il capoluogo la funzione di “nodo nella rete dei collegamenti con le zone limitrofe e con la rete nazionale”.

Meno male che si aggiungerà pure l’interconnessione in modalità “aria-aria; aviazione turistica ed aerotaxi; network di aviazione generale per connettere le piccole città.  Scalo più a dimensione di territorio che porti turisti nella Tuscia”.

Bene, dunque, ma, purtroppo, restando sempre in attesa della realizzazione degli impegni terra-terra del 1986: i raddoppi della ferrovia Roma – Viterbo e della strada Cassia da Monterosi a Siena; i completamenti della trasversale Orte- Civitavecchia e dell’autostrada Livorno-Civitavecchia e poi la Viterbo-Mare, la Viterbo-Civita Castellana, la Cimina…

Benvenuti a bordo!

Renzo Trappolini


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30 marzo, 2023

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