Roma – “Finché ci saranno partenze su barche in pessime condizioni, ci saranno sempre perdite di vite. Quello che dobbiamo fare è impedire che i trafficanti portino queste persone a bordo delle barche e investire sulle rotte legali. La nostra coscienza è a posto”.
Giorgia Meloni
A dirlo è la premier Giorgia Meloni, che questo pomeriggio si trova alla Camera per rispondere al question time. Tema del giorno i migranti, dopo il naufragio di domenica scorsa avvenuto al largo delle coste libiche che è costato la vita a oltre 30 persone. L’ennesima tragedia nel Mediterraneo, dunque, a pochi giorni di distanza dalla strage di Cutro del 26 febbraio.
“Poiché mi è chiara la regione per la quale il governo viene chiamato in causa di fronte a queste vicende, vorrei rispondere con le parole di Gianluca D’Agostino, capo della centrale operativa della guardia costiera confidando che tutti abbiano rispetto per il lavoro di questi servitori dello stato – ha affermato la premier -. Il capitano D’Agostino dice che da un punto di vista tecnico si può entrare nell’area Tar libica poiché sono acque internazionali, ma da un punto di vista normativo, una volta giunta la richiesta d’emergenza, è l’autorità che deve operare. In questo caso la Libia”.
“Quando abbiamo capito che la guardia costiera libica non sarebbe intervenuta, abbiamo assunto il coordinamento anche se sarebbe toccato a Malta. Sulla possibilità di immediato intervento di unità della guardia costiera italiana, il comandante D’Agostino riferisce che le nostre unità Sar non potevano partire perché non avevano l’autonomia sufficiente per arrivare e tornare in sicurezza. E le altre navi in grado di farlo sarebbero sopraggiunte dopo venti ore di navigazione ma erano impegnate in altri soccorsi nello Jonio. Per questo è stato chiesto aiuto alle navi mercantili. Aggiungo che le navi mercantili, nell’ultimo decennio, sono state utilizzate in centinaia di casi analoghi salvando oltre 100mila persone”.
“Quello che mi colpisce – ha concluso Meloni – è che per fini politici si finisce per mettere in discussione l’onore e l’operato di chi ogni giorno rischia la propria vita per salvarne altre e si finisce per calunniare l’Italia intera che da sola affronta questo dramma, spesso anche per conto delle altre nazioni, offrendo strumenti a chi vuole continuare a scaricare tutto il peso del problema su di noi invece di assumersi le proprie responsabilità”.
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