Milano – “Pronto a morire per far sapere al mondo cos’è il 41bis”. Le parole di Alfredo Cospito, l’anarchico in sciopero della fame da più 4 mesi e detenuto al 41bis.
Dietro le sbarre del carcere, Cospito scrive una lettera resa nota dal suo legale nel corso di una conferenza stampa al senato in cui ha annunciato il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
“Il più grande insulto per un anarchico – scrive il 55enne nei confronti del quale è stato disposto il carcere duro per quattro anni – è quello di essere accusato di dare o ricevere ordini. Quando ero al regime di alta sorveglianza avevo comunque la censura e non ho mai spedito pizzini ma articoli per riviste anarchiche, mi era permesso di leggere quello che volevo, di evolvere. Settecentocinquanta persone lo subiscono senza fiatare”.
“La mia morte – prosegue – porrà un intoppo a questo regime e i 750 che subiscono da decenni il 41 bis possano vivere una vita degna di essere vissuta, qualunque cosa abbiano fatto. Amo la vita, sono un uomo felice non vorrei scambiare la mia vita con quella di un altro. È proprio perché la amo non posso accettare questa non vita senza speranza”, conclude.
Le condizioni di salute del detenuto restano stabili. Dall’inizio del digiuno, il 20 ottobre scorso, ha perso 50 chili.
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