Viterbo – Acqua di fogna nei locali della diocesi, chiesto un risarcimento in solido di 142mila euro a Talete e Comune di Viterbo. È il caso delle infiltrazioni di acqua fognaria nei locali al pianterreno e nel seminterrato di un immobile al civico 4 di via Treviso, il cui condominio ha invece chiesto un maxi risarcimento tra i 200mila e i 300mila euro.
Al centro della vicenda i locali di proprietà dell’istituto di sostentamento del clero a suo tempo affittati a un negozio di ricambi per auto e motocicli e poi a una palestra.
A fine 2018 si verificarono “gravi e imponenti fenomeni di immissione di acque di provenienza fognaria”, si legge nell’atto di citazione della diocesi. Il 28 gennaio 2019 con una pec raccomandata l’istituto, avvisato anche telefonicamente il comune, informava l’allora sindaco Giovanni Arena, Talete, il comando dei vigili del fuoco e l’amministrazione del condominio che “da vari giorni si stanno verificando infiltrazioni d’acqua provenienti dalla superficie sottostante il pianterreno”. Si segnalava, inoltre, che “poiché da molto tempo risultano essere in corso lavori da parte di Talete spa interessanti la rete fognaria ed idrica della zona, e poiché le acque presentano il tipico odore delle fognature, si sospetta che le infiltrazioni possano derivare dalla rete fognante”.
Nei mesi successivi, “stante l’imponenza, la gravità, il persistere del fenomeno”, il condominio di via Treviso dava corso a una procedura di accertamento tecnico preventivo davanti al tribunale di Viterbo col espositori, a aprile 2021, di una consulenza tecnica d’ufficio in cui veniva evidenziato un “fenomeno infiltrativo molto grave, palesemente visibile anche ad occhio nudo, con evidente gocciolamento delle pareti perimetrali esterne e del solaio di divisione tra il 1° e il 2° interrato, che in alcuni periodi dell’anno “si trasforma in un vero e proprio ruscellamento”, coi locali interessati “allagati da acque e reflui fognari sul pavimento e sulle pareti tanto da essere totalmente inagibili, oltre che fortemente insalubri, anche a causa dei miasmi”. Danneggiate “anche le strutture in cemento armato interessate dal fenomeno”. Le infiltrazioni venivano ricondotte “al collasso della rete fognaria”.
Successivamente, a novembre 2020, a causa della rottura dell’acquedotto in corrispondenza del civico 103 di via Vicenza, è avvenuta “una copiosissima immissione d’acqua a carico dei medesimi focali”.
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