Terni – Riceviamo e pubblichiamo – “Verso le 6,45 di stamani, ha legato le lenzuola della propria branda all’asta della tenda della finestra nella cella del carcere di Terni per impiccarsi e porre fine alla sua esistenza l’uomo fermato con l’accusa di aver ucciso la moglie giovedì scorso nella stessa città umbra. Era solo in cella, nella sezione destinata all’accoglienza dei detenuti nuovi giunti, che ospita una decina di detenuti in totale. Inutili, per quanto tempestivi, sono risultati i soccorsi della polizia penitenziaria e degli operatori sanitari”. Lo conferma Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa polizia penitenziaria.
“Si tratta del 12esimo suicidio di un detenuto nelle carceri italiane, cui aggiungere un appartenente al corpo di polizia penitenziaria che solo qualche giorno fa si è tolto la vita in Campania. È una carneficina che si ha il dovere di fermare. Sovraffollamento detentivo, deficienze organizzative, strumentazioni e tecnologie inadeguate e organici carenti per tutte le figure professionali, solo alla polizia penitenziaria mancano 18mila unità, troppo spesso si traducono nell’inflizione della pena di morte di fatto. Servono misure emergenziali e parallele riforme strutturali che reingegnerizzino l’architettura dell’esecuzione penale e, in particolare, quella carceraria. Il governo passi dai proclami ai fatti, non c’è più tempo”, ammonisce De Fazio.
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