Viterbo – “Stiamo subendo danni enormi e nessuna amministrazione comunale e regionale ci ha mai aiutato. Forse perché la famiglia Sensi è viterbese. E tra viterbesi ci guardiamo tutti in cagnesco. Se invece fossimo stati di Zurigo magari avremmo avuto tappeti rossi e agevolazioni”. Marco Sensi è un imprenditore e la sua famiglia, da 30 anni a questa parte, gestisce le Terme dei papi, stabilimento a sud di Viterbo, lungo strada Bagni, prima di Castel d’Asso e della zona archeologica etrusca della città.
Il problema è la carenza d’acqua, “passata – come ha detto Sensi – da 35 a 18 litri al secondo. Un fatto che sta provocando danni enormi alla gestione”. Ieri, una delle tante conseguenze, la piscina principale è stata aperta alle 11 di mattina anziché alle 9. “Perché, con la carenza d’acqua, c’è voluta di più per riempirla”. Fuori, una lunga fila di persone in attesa che la piscina aprisse.
Viterbo – Marco Sensi
Marco Sensi, diverse persone si sono lamentate, rivolgendosi Tusciaweb, perché ieri la piscina delle Terme dei papi ha aperto alle 11 di mattina anziché alle 9. Come mai questo cambio di orario?
“Non è la prima volta che siamo costretti a modificare gli orari di apertura e chiusura della piscina. E tutto questo a causa della carenza d’acqua che stiamo subendo da diversi anni, soprattutto in questo periodo. Una situazione che sta diventando di volta in volta sempre più grave. Lo stabilimento delle terme ha sempre contato su 35 litri d’acqua al secondo. Cosa che permette una gestione corretta di tutti servizi e cure”.
Adesso su quanta acqua potete contare?
“18 litri al secondo. E la conseguenza, per quanto riguarda la piscina, è che ci vuole di più per riempirla. Tutte le settimane dobbiamo svuotarla per le pulizie”.
E questo cosa ha comportato?
“La conseguenza è stata che abbiamo chiuso dei reparti, limitato delle cure e dei trattamenti, così come abbiamo aumentato i periodi di riempimento delle vasche. Una carenza d’acqua che non dipende da noi, ma sta diventando una cosa gravissima”.
Viterbo – La piscina delle Terme dei papi
La carenza di acqua a che cosa è dovuta?
“Sprechi, abusi, controlli sbagliati. La risorsa andava gestita diversamente in passato e le carenze da parte degli enti preposti sono state tante. Non dovevamo mai arrivare a questo punto”.
Chi sono gli enti preposti?
“Il proprietario della miniera è la regione Lazio, mentre il comune di Viterbo è la concessionaria che a sua volta ha dato allo stabilimento termale l’uso dell’acqua nei quantitativi necessari, cioè quelli che lo fanno lavorare bene. Sono 30 anni che abbiamo in concessione le terme. Per 20-22 anni abbiamo sempre lavorato bene. Invece da qualche anno a questa parte le cose sono cambiate”.
Cosa intende quando afferma che la risorsa termale andava “gestita diversamente”?
“La risorsa termale andava preservata meglio, custodita, razionalizzata. Senza sprechi, che anzi andavano prima recuperati e poi eliminati”.
Terme dei papi – Gli utenti in coda in attesa che apra la piscina
Quindi il problema sono gli sprechi…
“Certo, l’acqua non è diminuita. L’acqua viene sprecata”.
In che modo?
“Mancano i controlli. L’unica cosa buona fatta ultimamente è stata la parziale chiusura del pozzo Zitelle che disperdeva acqua nei campi. Uno spreco incredibile, 24 ore al giorno. Una situazione risolta parzialmente. Tant’è vero che adesso, al Bullicame, arriva un grosso quantitativo di acqua”.
Cosa vuol dire che il problema dello spreco d’acqua delle Zitelle è stato risolto solo parzialmente?
“Vuol dire che da noi l’acqua non arriva. Il Bullicame ha da sempre alimentato lo stabilimento termale. Ma la condotta che porta l’acqua da noi è completamente ostruita e il comune ci deve dare l’autorizzazione al suo ripristino, quantomeno per avere quel quantitativo necessario per lavorare un po’ meglio”.
Come mai il comune ancora non vi ha dato questa autorizzazione?
“Onestamente non glielo so dire. Stiamo aspettando”.
Se la carenza d’acqua dovesse durare ancora, che conseguenze potrebbe avere sulle Terme dei papi?
“Danni enormi alla gestione. Non solo non possiamo crescere e offrire servizi indispensabili, ma dovremo anche ridurre il potenziale dello stabilimento. Cosa che si ripercuoterebbe su occupazione e turismo. Conseguenze che vanno assolutamente evitate. E sia la regione che il comune devono prestare la massima attenzione e affrontare fino in fondo il problema”.
Terme dei papi – La piscina con il livello dell’acqua che non raggiunge gli sfiori
Tenuto conto di quanto sta accadendo alle Terme dei papi, Viterbo riuscirà mai ad essere pienamente una città termale?
“Viterbo è già città termale. Prima era conosciuta solo per le caserme. Adesso anche per le terme, e in tutta Italia. E non ci siamo soltanto noi, ma ci sono pure le Salus. Il nostro è uno stabilimento tra i più rinomati in Italia. Ben vengano poi altre iniziative, basta che non tolgano risorse a chi sta già lavorando. Sarebbe assurdo. Non solo, ma attorno alle terme sono nate anche altre strutture, come i B&b, tanto per fare un esempio, e tutto un indotto economico”.
Considerando l’importanza delle terme e il fatto che si tratta di terme pubbliche, le amministrazioni comunali e regionali che si sono succedute vi hanno dato una mano oppure no?
“Le amministrazioni, comunali e regionali, non ci hanno mai dato una mano, anzi ci hanno frenato. E purtroppo non siamo i soli, basta pensare alla mostra dell’antiquariato e ai festival che di fatto non ci sono più. Tante cose che potevano portare lavoro e benessere a Viterbo sono invece morte. E le terme che sono uno stabilimento comunale che funziona rischiano di fare la stessa fine. Adesso speriamo che con la sindaca Chiara Frontini le cose cambiano, perché la promessa fatta è stata questa: le cose devono cambiare. Speriamo”.
Perché il termalismo viterbese è stato maltrattato pur essendo una risorsa fondamentale per tutto il territorio?
“Questo lo devo ancora capire. Probabilmente perché ci facciamo male da soli. E forse perché la famiglia Sensi è viterbese. E tra viterbesi ci guardiamo tutti in cagnesco. Se invece fossimo stati di Zurigo magari avremmo avuto tappeti rossi e agevolazioni”.
Daniele Camilli
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