Viterbo – Che succede dentro, fuori e contro la Chiesa di Roma e, in subordine, il Vaticano e chi lo guida? Passata Pasqua, su loro, quasi a reti unificate, racconti e notizie di fuoco. Senza sosta, ad alzo zero, in basso e in alto, anzi il più alto possibile.
Fino a Giovanni Paolo II, in vita Karol il Grande e, in morte, in milioni ad acclamarlo santo subito. Comincia Di Martedì su La 7 a far ascoltare una testimonianza giornalistica, non verificata dall’autorità giudiziaria, che collega il comportamento di quel pontefice a fatti di sesso. “Schifezza”, dice l’intervistato che è “uomo vicino alla Banda della Magliana” e la colloca, senza prove, nel contesto del rapimento di Emanuela Orlandi, il cui fratello, Pietro, chiede di conseguenza indagini specifiche, rivela (lui che è cittadino vaticano) come nel 1983, anno del rapimento, oltretevere “la pedofilia era accettata”, rincarando poi: “Mi dicono” che Giovanni Paolo II: “usciva la sera con due amici monsignori polacchi e non andava certo a benedire le case”.
Seppure non immediatamente, papa Francesco cinque giorni dopo parla di “illazioni offensive e infondate” e su tutto indagherà il promotore di giustizia Alessandro Diddi “senza riserve”, come gli è stato ordinato. “Anche se c’è il nome di Giovanni Paolo II”, avrebbe assicurato il magistrato a Orlandi.
Qui comincia allora l’avventura di un povero cristiano poco praticante, anzi cultore del dubbio, che però non dimentica il catechismo impartitogli da bambino con il dogma dell’infallibilità pontificia applicabile, secondo molti teologi, anche alla proclamazione dei santi. Non gli è chiaro, quindi, come la giustizia laica del piccolo stato possa sindacare sulla morale eroica di Wojtyla già canonicamente certificata da Benedetto XVI con la beatificazione e da Francesco con la canonizzazione.
Vero è che fu fatto tutto con molta fretta (a solo nove anni dalla morte, un’eccezione assoluta) e qualche interrogativo all’epoca si pose, ma con riferimento al giudizio storico politico di un pontificato parte attiva nella caduta dei regimi comunisti dell’Est. Non certamente sulla morale personale.
Certo, i tempi cambiano. Però, se ora papa Francesco ordina al tribunale penale del suo Stato di indagare senza far sconti a nessuno, perché domenica 18 dicembre 2012, quando Pietro Orlandi chiese che all’angelus “Sua Santità sensibilizzasse le coscienze di chi è preposto ad accertare la verità” sulla fine di Emanuela, Benedetto XVI tacque dietro consiglio dei suoi collaboratori, per i quali “il fatto che il papa anche solo nomini il caso, può dare un appoggio all’ipotesi che non ci vede chiaro”?
Dubbi ragionevoli e fatti che non aiutano chi, turbato dalle rivelazioni televisive, si è trovato poi palinsesti pieni di ore di trasmissioni giornaliere anche su una statua della Madonna al solito piangente, narrata sostanzialmente come storia di soldi. O la vicenda di quella maestra che fa pregare in classe i suoi piccoli alunni cattolici, raccontata non certo per comprenderne buona fede e richiamo ai valori della tradizione popolare.
Pur se siamo in periodo pasquale, tutta questa concentrazione mediatica di notizie attinenti alla Chiesa, presentate in modo non proprio neutrale quanto alle conseguenze nella percezione della credibilità dell’istituzione e dei suoi rappresentanti, qualche perplessità potrebbe indurre in chi apprezza i moniti di Francesco contro la guerra, le armi, i commerci e le questioni di potere connesse.
Con la probabile soddisfazione di chi, invece, non vorrebbe ascoltarli e soprattutto farli ascoltare. Oppure, di chi spera di far cambiare la chiave di lettura di un periodo storico, quello della fine del regime sovietico.
Anche se a pensar male si fa peccato… come diceva il cardinale Marchetti Selvaggiani.
Renzo Trappolini
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY