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L'Irriverente

E dopo il diluvio la solita caciara

di Renzo Trappolini
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Alluvione Emilia Romagna - La protezione civile della regione Lazio in soccorso

Alluvione Emilia Romagna – La protezione civile della regione Lazio in soccorso

Viterbo – Colpa vostra, no vostra perché avete governato di più … Così e come al solito, anziché accordarsi per spendere i soldi – quelli che ci sono – fare o aggiornare programmi e piani per mettere in sicurezza monti, mari, fiumi, litigano e la ributtano in caciara.

Di alluvioni in Italia e anche in Emilia ce ne sono state tante. In quella regione, almeno una ventina dal 1949.

Pure a Brescello, il paese di Peppone e di don Camillo al quale Giovannino Guareschi, l’inventore dei personaggi, fa dire, mentre l’acqua gli arriva a lambire la cotta: “Fratelli – con l’eco che ripete la parola per farla arrivare agli sfollati – fratelli, non è la prima volta che il fiume invade le nostre terre. Un giorno però le acque si ritireranno e allora ci ricorderemo della fratellanza che ci ha unito. Dimentichiamo le discordie”. Le quali c’erano anche allora in quel paese, tra il sindaco Peppone che voleva costruire un’altra diga per fermare le piene e gli agrari guidati da Cagnola che si opponevano. Così, “col diluvio, il fiume ha fatto saltare tutte le dighe dando ragione a Cagnola e ha sommerso tutte le vigne, dando ragione a Peppone”.

Erano gli anni ’50 e dal Polesine in giù le alluvioni sono di casa nella penisola che sul momento reagisce ma poi dimentica, lasciando campo libero ai costruttori succeduti agli agrari e alla speculazione immobiliare. Cosicché ha regalato al cemento il 7,13% dei terreni (nel 2021 diciannove ettari al giorno) contro la media europea del 4,2.

Ad ogni emergenza i governi nazionali e locali promettono piani per limitare il consumo del suolo e, visti i cambiamenti climatici sopravvenuti, per adattarli ad essi. Da ultimo, dopo le frane di Ischia, sembrava fatta e invece siamo ancora uno degli ultimi paesi a non avere una pianificazione seria.

Politici e comunicatori da talk show preferiscono rinfacciarsi atti ed omissioni, accusandosi gli uni gli altri (magari con meno violenza e sincerità se i disastri avvengono, come oggi, al nord, mentre ricordiamo tutti quel che si diceva di Ischia e del sud!).

Quasi tutto il territorio nazionale è a rischio: il 94%, stimano gli esperti e lo conferma il ministro della protezione civile Musumeci, il quale chiarisce come la domanda non è se, ma quando i disastri si ripeteranno e nessuno può sventolare alibi credibili. Non solo a Roma, ma pure nelle amministrazioni locali. Perché è davvero assurdo che, quando piove, le strade si allagano, il catrame poggiato qua e là dalle ditte appaltatrici se lo porta subito via l’acqua, i bordi vengono solo “rapati” e alla svelta da macchine che strappano quando come e dove arrivano. Altro che i benemeriti cantonieri di una volta! È questione di personale carente o non disponibile per rifare e mantenere le cunette? Ci sono nel pnrr emergenze sociali ed economiche più di questa?

Dicono che i soldi per provvedere sono stanziati: complessivamente almeno una ventina di miliardi e da anni. Perché non si spendono? Se è la burocrazia a metterci la sua buona dose di carta per frenare, i politici perché non fanno leggi per accelerare davvero le procedure evitandoci lo stucchevole rimpallo recitato a favor di telecamera sulle reciproche responsabilità di natura soprattutto armocromatica e cioè in base al colore dei governi e delle amministrazioni locali? O anche impedendo che ci sia sempre da qualche parte un falco grillaio in fregola a bloccare autorizzazioni e lavori?

La cosiddetta opinione pubblica e chi la informa preferiranno ancora parlare e straparlare di Tav e ponte sullo Stretto, con tutta l’alea circa la possibilità effettiva di realizzarli, o piuttosto di ordinaria pulizia del greto dei fiumi, di piantumazione di alberi, di dighe (è da quasi quarant’anni che non se ne costruiscono) di piani urbanistici e, quando serve, di demolizioni?

Diciamocelo, non se ne può più di sentir gridare all’emergenza e pure la natura se n’è accorta. È bastato, infatti, che si “commissariasse” la siccità, perché le cataratte del cielo si spalancassero.

Renzo Trappolini


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22 maggio, 2023

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