Viterbo – (p. c.) – “Sale dal mare una bestia piena di nomi blasfemi, la quale, infierendo con zampe d’orso e con fauci di leone, e nelle altre membra con forma di leopardo, apre la bocca per oltraggiare il nome divino, e non smette di assalire con simili dardi né il tabernacolo di Dio né i santi che abitano nei cieli”.
È iniziato così l’intervento “Stupor mundi”, la sua storia e il 1243” del relatore medico e studioso di storia medioevale Raffaele Macarone Palmieri. È iniziato con le parole di un’epistola del primo luglio 1239 del papa indirizzata a tutti gli arcivescovi, i vescovi e i re della cristianità. Il tentativo di papa Gregorio IX, con queste parole, di associare la “bestia” del XII capitolo dell’Apocalisse a Federico II di Svevia “detto imperatore”.
Il papa lo identificò anche come preambulus Antichristi e eretico perché l’imperatore interpretava con spirito critico tutto ciò che non poteva essere provato con la “forza e la ragione della natura”.
Ma le affermazioni di Gregorio IX erano veritiere? Federico II era realmente eretico? O c’era dell’altro nel conflitto tra la Chiesa e l’Impero? Queste le domande poste e dibattute dalla numerosa platea. Le risposte: Federico II, uomo straordinariamente colto ed energico, era dotato di una personalità poliedrica e affascinante e il suo regno fu principalmente caratterizzato da una forte attività legislativa moralizzatrice e di innovazione artistica e culturale, volta a unificare le terre e i popoli.
Si comportò da apprezzabile letterato, convinto protettore di artisti e studiosi e la sua corte in Sicilia fu luogo di incontro fra le culture greca, latina, germanica, araba ed ebraica. Un antagonismo, quello tra papa e imperatore, sicuramente ingiustificato se si considera che Federico II Hohenstaufen, colpito da due scomuniche da parte di papa Gregorio IX, si impegnò, tra le altre cose, a redigere un codice legislativo che sanciva il principio di uguaglianza tra cittadini “Sive sit Francus, sive Romanus at Longobardum”. Inoltre si adoperò affinché venissero contemplate specifiche norme in campo sanitario, richiedendo una preparazione universitaria per diventare medico, e poi con la “De conservatione aeris” Federico emanò una serie di norme a difesa della salubrità dell’aria contro il degrado ambientale provocato dalle lavorazioni artigianali nocive. Inoltre una serie di norme a tutela delle donne e tanto altro.
L’incontro di studi su “Federico II Hohenstaufen e la Tuscia viterbese” organizzato dal Lions Club International di Viterbo, Distretto 108L – Università Lions dell’Età Libera “Italo Sacchi” XXVII Anno Accademico 2022/2023, sessione primaverile, si è tenuto l’altro ieri mercoledì 24 maggio presso la biblioteca del Cedido – Centro diocesano di documentazione sito a Viterbo in Piazza San Lorenzo.
La giornata di studi è iniziata, di fronte ad una sala gremita da un pubblico attento, con i saluti di Luciano Osbat, professore di Storia Moderna e Archivistica Generale, direttore scientifico del Cedido di Viterbo, presidente del Centro di ricerche per la Storia dell’Alto Lazio, al quale sono seguiti i saluti di Bruno Mongiardo, medico internista, Rettore dell’Università dell’Età Libera Lions 108L di Viterbo.
Al primo intervento di Raffaele Macarone Palmieri è seguito quello dello studioso Silvio Cappelli, dottore magistrale in Conservazione dei Beni Culturali, riguardante la tradizione e il culto di Santa Rosa attraverso i secoli XIII-XVI. Il terzo intervento ha riguardato l’Assedio di Viterbo del 1243, video editing di 8 minuti realizzato da Gianluca Di Prospero autore di monografie storiche medioevali.
Ultimo contributo “Viterbo città fulgente, 1243, presentazione dello studio pittorico su pietra smaltata dell’assedio di Viterbo” a cura di Daniela Lai, restauratrice, presidente Cna ceramisti del Lazio. Alla fine, dopo le conclusioni di Bruno Mongiardo e Raffaele Macarone Palmieri, applausi per tutti.
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