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Cronaca - A darne notizia il Corriere della Sera - Indagati i vertici dell'azienda leader nella lavorazione dei metalli preziosi, che si difendono: "Rispettate tutte le regole"

“Gestione illecita di rifiuti nel Viterbese, perquisizioni alla Chimet”

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Chimet

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Viterbo – “Gestione illecita di rifiuti nel Viterbese, perquisizioni alla Chimet”. A darne notizia il Corriere della Sera.

Il blitz dei carabinieri del Noe, il nucleo operativo ecologico, è scattato all’alba di ieri nel quartier generale dell’azienda leader nella lavorazione dei metalli preziosi, a Badia al Pino, Arezzo. L’accusa, stando a quanto riporta il Corriere della Sera, sezione di Firenze, riguarderebbe la classificazione dei rifiuti. In particolare la classificazione degli scarti di lavorazione che sarebbero stati smaltiti in un impianto collocato in provincia di Viterbo.

“Lì Chimet – come si legge sul Corriere della Sera -, aveva inviato i propri fanghi dal 2012 al 2021, sempre con la classificazione di rifiuti non pericolosi, mentre secondo Noe e Dda avrebbero dovuto essere qualificati (…) come pericolosi. Nella sua nota Chimet torna a ribadire: siamo controllati da Arpat e regione, “l’azienda è fermamente convinta di aver attribuito un corretto codice al rifiuto””. 

Secondo l’accusa, sostenuta dal pm della Dda fiorentina Giulio Monferini, quindi quei materiali sarebbero stati da smaltire secondo adeguate procedure. Di tutt’altro avviso l’azienda, che si difende negando ogni addebito.

Stando a quanto emerso, durante il blitz di ieri mattina, gli inquirenti “non hanno perquisito solo la fabbrica ma anche i computer negli uffici e persino i cellulari degli indagati, peraltro prontamente restituiti ai diretti interessati dopo il backup dei dati” spiega il Corriere.

A risultare indagati, al momento i vertici dell’azienda.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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31 maggio, 2023

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