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Viterbo - Il maggiore dei carabinieri va in congedo dopo oltre 40 anni e racconta la sua carriera tra amore per la professione, servizi e riprese del Maresciallo Rocca

Maurizio Iannaccone: “Da piccolo volevo fare il poliziotto…”

di Elisa Cappelli
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Viterbo – “Da piccolo volevo fare il poliziotto…”. Ma poi ha indossato la divisa dei carabinieri. A raccontarsi è il maggiore Maurizio Iannaccone che va in congedo dopo oltre 40 anni di carriera. Anni in cui è stato al servizio della città e dei cittadini. Anni ripercorsi in un lungo racconto insieme al comandante provinciale Massimo Friano.


Massimo Friano e Maurizio Iannaccone

Massimo Friano e Maurizio Iannaccone


Il saluto ai colleghi e alla stampa ha avuto luogo ieri pomeriggio nella caserma di via S. Camillo De Lellis.

“Se ne va un pezzo importante della storia di Viterbo – ha raccontato il colonnello Friano -. Nel curriculum di Iannaccone si trovano condensati quei valori per i quali l’Arma è un punto di riferimento per il territorio. Con la grande capacità acquisita in capitale e poi in due comandi stazione, Iannaccone ha cominciato dalla base e ha raggiunto i gradi da ufficiale. Ha dimostrato tutte le sue qualità, la grande iniziativa, la grande passione per le persone, per i loro problemi. È stato sempre un punto di riferimento, sempre pronto e sempre disponibile. Ha messo davanti a lui la squadra, senza manie di protagonismo. I giovani che ha tirato su sono stati come una famiglia allargata. Ha rappresentato la voce dei cittadini, non solo la voce dell’Arma. Appena arrivato qui è stato lui a parlarmi di tante persone della città perché tante ne conosceva”.


Viterbo - Il saluto di Maurizio Iannaccone in occasione del suo congedo

Viterbo – Il saluto di Maurizio Iannaccone in occasione del suo congedo


“Per me oggi non è una giornata bella  – ha detto Maurizio Iannaccone con la voce rotta dall’emozione -. Dopo 42 anni lasciare questo lavoro è difficile ma è il ciclo della vita. Spero di poter collaborare ancora in qualche modo. Gli anni in cui ho svolto questo mestiere sono volati perché se un lavoro piace non ne senti il peso. Non c’è stato mai stato un giorno in cui io sia andato in caserma senza la voglia di lavorare, ho sempre avuto entusiasmo e ne ho ancora”.

Per Iannaccone, che ha vissuto la città dei papi per una vita, sul fronte sicurezza nel centro storico, non ci sono particolari criticità. “Credo che Viterbo sia ancora tranquilla – ha spiegato – gli episodi brutti sono ancora sporadici, la città è controllata. Ogni giorno usciamo per tenere sotto controllo il territorio in maniera costante e assidua. Non c’è ancora totale tranquillità, ma siamo vicini”.


Omicidio Bramucci - Il foro del colpo di pistola

Omicidio Bramucci 


Tanti gli episodi e le situazioni in cui si è trovato di fronte durante tutta la sua carriera ma racconta che uno in particolare non lo ha fatto dormire la notte. Ed è l’omicidio Bramucci, avvenuto il 7 agosto 2022 a Soriano nel Cimino. “In quell’occasione – ricorda Iannaccone – siamo partiti da zero. Ci hanno chiamato parlandoci di un suicidio mentre invece era un omicidio. È stato un qualcosa che ci ha tenuto sul filo del rasoio e non ci abbiamo dormito”.

Alle spalle del maggiore c’è una foto di un momento significativo della sua vita: ritrae lui insieme a Gigi Proietti negli anni in cui a Viterbo si girava Il maresciallo Rocca.


Viterbo - Gigi Proietti e Maurizio Iannaccone sul set del Maresciallo Rocca

Viterbo – Gigi Proietti e Maurizio Iannaccone sul set del Maresciallo Rocca


Iannaccone – prima come comandante della stazione di Bagnaia e poi come comandante della stazione di Viterbo – ha coordinato tutti gli attori/carabinieri e lo stesso Proietti nel calarsi alla perfezione nella parte.

“Con Gigi è stata una bella esperienza, c’è stata subito empatia – ha raccontato -. Ricordo quando durante una scena molto fredda lui non scese dal camper e l’ho dovuta girare io di spalle. Ricordo quando non voleva tagliare i capelli e le nottate fino alle 3 in cui stavamo in piazza a cantare con la chitarra. Ricordo quando è venuto alla laurea di mio figlio e quando ha tenuto in braccio mia figlia Laura. A Caserta, mentre assistevo ad una sua esibizione, tirò fuori dal baule dei suoi costumi il berretto da carabiniere e disse: ‘Ah Iannaccó pure questo c’ho'”.


Viterbo - Gigi Proietti con Laura Iannaccone, figlia di Maurizio

Viterbo – Gigi Proietti con Laura Iannaccone, figlia di Maurizio


Ma Iannaccone non ha voluto fare il carabiniere da subito. “Da piccolo volevo fare il poliziotto. Ma abitavo davanti alla stazione dei carabinieri. Mi appassionava fare l’investigatore, anche se, quando decisi di arruolarmi come carabiniere, mio padre, che era poliziotto, non voleva” ha ricordato con un sorriso.


Maurizio Iannaccone

Maurizio Iannaccone


“L’Arma – prosegue – per me è stata una grande famiglia, ci sono cresciuto, l’Arma ti dà tutto. La domenica capitava di cucinare in caserma, stavamo tutti insieme anche con i familiari dei colleghi.
Sarà difficile capire che non ho più quell’incarico. Mi dedicherò di più alla famiglia, cosa che non ho potuto fare in questi anni. Avrò più tempo per prendere il caffè con i colleghi”.

“Finché l’Arma puo creare questo tipo di professionisti  – ha concluso Massimo Friano – vuol dire che stiamo facendo il lavoro giusto”. 

Elisa Cappelli


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4 maggio, 2023

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