Viterbo – “Peppino Impastato ha insegnato la dignità di popolo. Ci ha insegnato a non smettere mai di lottare per le cose giuste. Lo dobbiamo a lui e ai grandi della storia italiana che sono morti per combattere contro la mafia”. Così l’associazione Solidarietà cittadina con Maria Immordino lo ha ricordato nel parco Robinson in via Alessandro Volta a 45 anni di distanza dall’assassinio di Cosa Nostra il 9 maggio 1978.
Viterbo – Alfonso Antoniozzi e Maria Immordino
Nell’area verde che porta il suo nome, oggi pomeriggio l’associazione Solidarietà cittadina nella figura di Maria Immordino ha commemorato il 45esimo anniversario della morte dell’attivista siciliano di Democrazia Proletaria, giornalista, fondatore e animatore di radio Aut. Una vita di denuncia contro le attività di Cosa Nostra. Fu ucciso dal clan di Gaetano Badalamenti il 9 maggio 1978. Lo stesso giorno in cui a Roma, in via Caetani, venne ritrovato il corpo senza vita del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, ucciso invece dalle Brigate Rosse.
Il parco gli è stato dedicato nel 2013, con la giunta Michelini, su proposta del consigliere comunale Christian Scorsi.
“Siamo qui per rendere onore e ricordare un gigante della storia italiana – ha iniziato Maria Immordino il suo intervento -. Peppino Impastato voleva fare il giornalista, ma non ne aveva il titolo ufficiale. Il suo desiderio era informare i cittadini sulle cose giuste e lo ha fatto. A lui importava insegnare alle persone a prendere delle decisioni consapevoli, sapendo distinguere il bene e il male e qualcuno non gliel’ha lasciato fare. Qualcuno lo ha ucciso. E quel qualcuno è la mafia”.
Maria Immordino di Solidarietà cittadina
“Peppino ancora oggi è un esempio da seguire, un maestro che ci ha insegnato la dignità di popolo – ha ribadito più volte Immordino -. Un popolo non deve essere un gregge di pecore, ma di persone consapevoli delle scelte e decisioni che si prendono”.
“Nelle sue opere – ha continuato -, sottolinea di combattere l’indifferenza perché porta alla fine di una civiltà. Peppino è stato un esempio di passione per le cose giuste e per dimostrarlo fino in fondo ci è morto. Ci ha insegnato che bisogna andare avanti lo stesso per lui e per le altre grandi vittime della mafia”, ha incitato Maria Immordino ricordando anche le figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Viterbo – La commemorazione di Peppino Impastato al parco Robinson
“Mi piacerebbe dirglielo che la mafia non c’è più. Ma esiste ancora. È quella imprenditoriale, si manifesta in diversi modi. Per tutto quello che ha fatto e detto lo ricorderemo finché potremo farlo e spero che i giovani continuino la nostra campagna. Ciao Peppino, ti vogliamo bene fin lassù”, ha detto commossa.
Maria Immordino ha diverse idee e iniziative per la testa per combattere la mafia. Murales e cartelloni sparsi per Viterbo con frasi idiomatiche che facciano riflettere sulla criminalità organizzata.
Durante l’incontro, la parola è passata a Alfonso Antoniozzi, vice sindaco e assessore alla Cultura. “Come possiamo fare per contrastarla – ha detto -?Bisogna riconoscere “la mafia” dentro di noi. I fatti mafiosi non sono solo fenomeni esterni ma questi 200 anni di storia hanno messo dei semini dentro di noi – facendo degli esempi nella vita di tutti i giorni -. Ecco, iniziamo a scardinare questi comportamenti scorretti. La storia di Peppino la conosco bene perché ricordo quegli anni. Erano gli anni della radio libera in cui si pensava che le cose potessero cambiare veramente e invece c’è stata la strage di Capaci. Ero a Palermo quando è successo. Quella tragedia è stato l’inizio ma anche la fine di una certa mafia. Purtroppo oggigiorno, la mafia non è visibile a occhio perché non ci sono più le stragi come quella di Capaci o altre simili. Ma la mafia c’è. Esiste”.
Viterbo – Il vice sindaco Alfonso Antoniozzi alla commemorazione di Peppino Impastato
“Saremo sempre al fianco di questa battaglia contro le mafie, della legalità, della trasparenza amministrativa affinché se ne parli”, ha sottolineato Antoniozzi. Poi la promessa di soddisfare le richieste di Maria Immodino: “Mi incarico personalmente in quanto assessore alla Cultura dei progetti che hai proposto – rivolgendosi a Maria -. Ti prometto che ne farò un traguardo da raggiungere in comune. Ci impegneremo affinché iniziative di questo genere si sviluppino in tutta Viterbo, a partire dalle scuole”.
Verso la fine dell’incontro è intervenuto Massimo Erbetti (M5s): “Quando si dice che la mafia non uccide più, non è vero. La mafia agisce tutti i giorni con atti che non sembrano violenti, ma ci colpisce. Uccide lentamente in un modo che non riusciamo a vedere e questo ci fa pensare che non è grave. Ma non è così. La criminalità organizzata uccide in un modo invisibile, non ce ne accorgiamo. Uccide in un modo che sia accettabile. E dobbiamo prestare attenzione”.
“Per noi studenti – ha sottolineato Daniele Colonna dell’Anpi e rappresentante della Rete studenti Medi -, Peppino Impastato è stato un uomo che aveva una forza rivoluzionaria incredibile perché schierarsi politicamente contro chi poteva ucciderli, era incomodo, spaventava. Ma Impastato l’ha fatto. Ha avuto il coraggio”.
“Bisogna partire dalle scuole e dai giovani per rinnovare questa lotta contro la mafia – ha sottolineato Sofia Bianchini di Rete studenti Medi -. Le persone devono parlare della criminalità con chiarezza. La mafia si basa su dei principi cardini come l’indifferenza, l’omertà. La lotta contro le mafie serve a combattere ogni tipo di discriminazione perché la mafia è violenza, oppressione e discriminazione, appunto. Combattere questa battaglia significa lottare contro quei meccanismi che portano l’essere umano a soffrire”.
Tra i cittadini, anche giovani ragazzi rappresentanti dell’Anpi e della Rete Studenti Medi hanno preso parte all’incontro. Una commemorazione per ricordare la figura di Impastato, diventata negli anni un’icona della lotta contro la mafia.
Federica Focaracci
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