Viterbo – (p.c.) – Tanti i contributi culturali interessanti che ci sono stati durante l’incontro che si è tenuto l’altro ieri, mercoledì 24 maggio, presso la biblioteca del Cedido – Centro diocesano di documentazione sito a Viterbo in Piazza San Lorenzo. Una giornata di studi su “Federico II Hohenstaufen e la Tuscia viterbese” organizzata dal Lions Club International di Viterbo, Distretto 108L – Università Lions dell’Età Libera “Italo Sacchi”. La giornata di studi è iniziata con i saluti di Luciano Osbat, direttore scientifico del Cedido di Viterbo, al quale sono seguiti i saluti di Bruno Mongiardo, medico internista, Rettore dell’Università dell’Età Libera Lions 108L di Viterbo.
Silvio Cappelli e Raffaele Macarone Palmieri
Al primo intervento sull’imperatore Federico II di Raffaele Macarone Palmieri è seguito quello di Silvio Cappelli, dottore magistrale in Conservazione dei Beni Culturali, riguardante la tradizione e il culto di Santa Rosa, attraverso i secoli XIII-XVI. Santa che nel mese di dicembre 1250 fu esiliata da Mainectus Bovoli de Florentia imperialis potestas.
“Una pena pesante – ha affermato Silvio Cappelli – che nello Statuto di Viterbo del 1251 era prevista soltanto per i colpevoli di omicidio e per i perturbatori della quiete pubblica. Uno dei fatti più importanti della vita di Santa Rosa che le è equivalsa ad essere una condanna a morte. Tant’è che la giovane Rosa, molto provata dall’esilio perché affetta da malformazione cardiaca e da agenesia congenita dello sterno, morì il 6 marzo 1251”.
Silvio Cappelli ha ricordato inoltre che i frati francescani, nel Cinquecento, come genere femminile per l’evangelizzazione, sia delle donne di origine spagnola che per le indigene, tra le altre fecero conoscere Santa Rosa da Viterbo perché si prestava molto a suscitare sentimenti di carità nel confronti dei poveri come donna perseguitata e esiliata dal podestà di fede imperiale alla pari degli Indios. E Isabel Flores de Oliva, la futura Santa Rosa da Lima, patrona del Perù e anche di tutta l’America del sud e delle Filippine, prima di cambiare il suo nome in Rosa di Santa Maria quasi sicuramente ha letto la Vita II di Santa Rosa da Viterbo molto diffusa nell’America latina dai francescani. Non a caso in Argentina, per esempio, le diverse chiese, scuole e conventi intitolati a Santa Rosa da Viterbo, sono state per la maggior parte edificate lungo il Camino Real, storica via di penetrazione e transito dei missionari francescani (da Santiago a Buenos Aires).
Viterbo – La sala del Cedido
Silvio Cappelli, inoltre, ha anche ricordato che, nel 1509, nella nuova redazione degli statuti dell’Arte degli Speziali, gli attuali farmacisti, tra le festività da onorare e da rispettare ufficialmente con l’astensione dal lavoro, viene inserita quella di Rosa nel mese di settembre. E due anni e mezzo dopo, precisamente il 14 aprile 1512, Agostino Almadiani, uno degli otto priori di Viterbo, propose al “Consiglio dei XXIV” che la festa di Santa Rosa “fosse onorata pubblicamente da tutta la città con una processione dei rettori delle arti che, dopo essersi riuniti insieme ai priori nella piazza del Comune, al suono delle trombe, si dirigessero fino alla chiesa della Santa”.
“Nonostante tutto, però – ha continuato Silvio Cappelli – soltanto a partire dal 1590, dopo la sua registrazione nel Martirologio romano avvenuta nel 1583, nei libri delle Riforme comunali compare tra i santi patroni anche Santa Rosa. Ancora oggi esistono delle difficoltà che considerano la nostra Santa Rosa ancora Beata.
Sul sito www.santibeati.it, infatti, la troviamo descritta come beata, mai proclamata canonicamente, ma considerata Santa dalla gente, e così venerata anche dai pontefici. Anche nel primo grande prestigioso Dizionario dei Santi di Alban Butler, biografo inglese tra i più importanti agiografi della Chiesa cattolica vissuto nel Settecento, nessun riferimento della giovane Rosa santa e ancora oggi su molti calendari spesso la troviamo beata e non santa. Per questo desidero fare un invito pubblico.
Dieci anni fa Papa Francesco, molto sensibile a questi riconoscimenti di santità acclarate dal popolo, valutando nello specifico la figura della terziaria francescana Angela da Foligno beatificata nel 1693, l’ha canonizzata per equipollenza il 9 ottobre 2013. Ecco, faccio un invito rivolto ai viterbesi, ma anche alle altre comunità più grandi devote a Santa Rosa da Viterbo disseminate in tutto il mondo, alle autorità civili e religiose interessate, affinché facciano opera di sensibilizzazione a tutti i livelli per dare ormai il giusto riconoscimento a Santa Rosa da Viterbo”.
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