Viterbo – Soldati italiani feriti in Kosovo, sei di loro sono assistiti dall’avvocato viterbese Simone Negro per le lesioni riportate nei disordini del 29 maggio 2023.
Nove sono in infermeria, tre sono tornati al lavoro e due hanno dovuto subire operazioni perchè hanno avuto fratture scomposte.
Quindici dei 19 soldati italiani feriti in Kosovo due settimane fa sono potuti tornare a casa, come ha comunicato Kfor, spiegando che i militari italiani schierati con la missione a guida Nato rimasti feriti nel corso di proteste nel nord del Paese (11 a Zvecan, altri 8 a Pec/Peje) erano stati rimpatriati e trasferiti all’ospedale militare del Celio per ulteriori cure mediche.
A Zvecan, una delle città coinvolte, 45 chilometri a nord della capitale Pristina, la polizia kosovara – composta da personale di etnia albanese dopo che i serbi hanno abbandonato le forze armate l’anno scorso – avrebbe spruzzato gas al peperoncino per respingere una folla di serbi che avrebbe sfondato una barricata di sicurezza, cercando di entrare con la forza nell’edificio del comune.
“Arrivati sul posto notavamo un blocco stradale formato da varie macchine e un pulmino messo di traverso. A quel punto scendevamo dai mezzi e a piedi raggiungevamo la sede del municipio- racconta uno dei feriti assistiti da Simone Negro – verso le ore circa con il mio plotone raggiungevamo il fronte dello schieramento, posizionandomi in prima fila sul lato sinistro a difesa del municipio. Inizialmente la folla era pacifica anche se in mezzo alla folla c’erano persone con il volto coperto”.
“Dopo qualche minuto – spiega – la folla iniziava a essere aggressiva e qualche attimo dopo sono arrivate le prime esplosioni dietro di me e girandomi vedevo qualcuno dei nostri a terra. Non so specificare quanto tempo sia passato quando un ufficiale americano ci incitava ad avanzare e cosi prendevamo la posizione qualche metro più avanti, giova precisare che a pochi metri dalla nostra posizione c’era un’autovettura in fiamme”.
Drammatico quello che è accaduto subito dopo: “Continuando a mantenere il fronte, venivamo continuamente colpiti da grossi sassi, bombe carta e bottiglie piene di liquido nero con attaccato a lato un candelotto nero con tappo bianco che è caduto tra me e altri colleghi. Appena ha toccato terra, ha rilasciato li liquido scuro a terra e non appena abbiamo notato la fiamma del candelotto, esplodeva in modo molto violento sia per rumore che per forza. Tale deflagrazione mi stordiva e mi causava un forte senso di stordimento e fischio fortissimo alle orecchie, mentre un altro collega prendeva a fuoco alla mia destra”.
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