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Enogastronomia - Coldiretti Lazio: "Caldo e pioggia rovinano la raccolta dell'uva e la produzione di vini pregiati. A Montefiascone preoccupazione per l’Aleatico - A Vignanello cala del 60% il Ciliegiolo, il Greco e il Trebbiano, del 70% per il Sangiovese” - Granieri: "Situazione preoccupante e compromessa, bisogna intervenire con un sostegno immediato"

“Allarme peronospora nelle vigne, danni al 90% nella Tuscia”

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Un vitigno

Un vitigno

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Allarme peronospora nel Lazio, dove i danni stimati al raccolto dell’uva e alla produzione di vino vanno dal 20% fino al 90%. Le violente precipitazioni nelle scorse settimane, che si sono alternate ad ondate di caldo e siccità, non hanno risparmiato neanche il settore vitivinicolo, creando un ambiente fertile per la diffusione della peronospora.

Questa malattia fungina può causare gravi danni alle viti e compromettere la capacità produttiva dei vigneti e con essa la tenuta economica delle aziende e delle strutture cooperative che operano nel comparto.

A renderlo noto è Coldiretti Lazio nel corso di una audizione in Regione, in cui ha chiesto di stanziare,  tramite un fondo ad hoc o per mezzo di altri strumenti finanziari, risorse a sostegno del reddito degli agricoltori, a causa delle mancate produzioni, per evitare la chiusura di molte aziende e scongiurare la perdita di posti di lavoro. A rischio la produzione di molti vini pregiati del Lazio.
 
“È stato compromesso il raccolto delle viti nel Lazio – spiega il presidente della Federazione regionale di Coldiretti, David Granieri – a causa delle forti piogge. La situazione è preoccupante e il raccolto è quasi completamente compromesso. E’ necessario intervenire con un sostegno immediato alle aziende agricole e non solo alle cantine. Per i nostri agricoltori, che rappresentano i custodi e la salvaguardia del Made in Italy, sarà un anno di crisi, difficile da affrontare senza raccolto. Hanno bisogno di essere supportati. Misure come la distillazione di crisi, non sono sufficienti e non arrivano agli agricoltori, che sono coloro che hanno pagato il prezzo più alto di questo disastro ambientale e devono essere salvaguardati”.
 
Ai Castelli Romani sono andati distrutti i raccolti di oltre 900 ettari di terreno che hanno compromesso i vitigni della Malvasia, del Trebbiano, Sangiovese e Montepulciano e, tra le altre, le produzioni di vino Doc Frascati, Doc Castelli Romani, Doc Minori e Igt Lazio. In quest’area la distribuzione dell’infezione è ancora in evoluzione e il bilancio potrebbe essere anche peggiore di quello stimato tra il 20 e il 90%. Stesse percentuali stimate a Rieti tra Magliano Sabina e le aree limitrofe, dove sono stati distrutti 100 ettari di vitigni Malvasia, Cabernet, Merlot, Sangiovese e Montepulciano, per la produzione del vino Colli della Sabina Doc.
 
Anche Latina ha risentito delle conseguenze della Peronospora sui vitigni Merlot, Abuoto, Sangiovese e Trebbiano, ma anche la Malvasia con punte che vanno dal 50% tra Minturno e Itri fino a salire al 60% di Terracina e al 75% di Sabaudia, per arrivare all’80% di Aprilia, Cori e Cisterna di Latina.
 
È del 50% il calo stimato a Frosinone per il Cesanese del Piglio e Atina e Cabernet nelle zone di Piglio, Serrone, Anagni, Atina e Alvito.

A Viterbo si arriva al 90% di danni per l’Aleatico a Montefiascone,  dove il Sangiovese cala al 70%, il Merlot al 50% e al 60% sia la Malvasia che il Trebbiano, mentre si stimano al 50% i danni per il Grechetto a Teverina, dove calano anche Chardonnay e Malvasia, entrambi al 40% e l’Aleatico al 50%, mentre a Vignanello cala del 60% il Ciliegiolo, il Greco e il Trebbiano, del 70% per il Sangiovese.
 
“Il rischio – conclude Granieri – è quello di un dissesto finanziario per molte aziende, che quest’anno vedranno sfumare i loro raccolti e di conseguenza i loro redditi, a causa dell’impossibilità di vendere uva e di produrre vino. Tutto questo comporterà inevitabilmente un calo di occupazionale e la perdita di posti di lavoro per gli operatori del settore. Preoccupa anche una possibile riconversione dei terreni e l’abbandono di quelli non più proficui per le produzione, con tutto ciò che ne deriva in termini di tutela della biodiversità”.

Coldiretti Lazio


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25 luglio, 2023

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