Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Secondo il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, che elabora le previsioni occupazionali, in Italia, a luglio 2023, si prevedono 585 mila assunzioni, evidenziando un andamento positivo rispetto al mese di luglio 2022 (+80mila assunzioni).
Anche il trimestre luglio-settembre 2023 dovrebbe essere superiore rispetto allo stesso trimestre del 2022 (+197mila). Sono le piccole imprese, con meno di 50 dipendenti, a programmare il 67 % delle assunzioni.
Due terzi delle assunzioni riguardano il settore dei servizi e del turismo. Quest’ultimo settore è quello più significativo con previste 170 mila contratti da attivare, seguito dal commercio (78mila) e servizi alle persone (60mila). In crescita la manodopera giovanile (sotto i 29 anni di età) e il ricorso a quella straniera.
Nel nostro territorio più dell’80% dei lavoratori in entrata riguarderà i settori dei servizi e del turismo. Solo una persona su 6 è previsto venga assunta a tempo indeterminato. L’altra faccia della medaglia è rappresentata dalle difficoltà di reperimento del personale lamentata dalle aziende, soprattutto per quanto riguarda il personale qualificato.
Analizzando questi dati la Fisascat Cisl di Viterbo non può esimersi dal fare alcune considerazioni.
Si registra una carenza di manodopera in un comparto a forte vocazione occupazionale per giovani e donne come quello turistico. Una carenza causata da diversi fattori: il settore turistico ha una forte connotazione stagionale; molti contratti stipulati sono appunto stagionali, a tempo determinato, poco attrattivi per chi ha bisogno di lavorare per mantenere sè stesso e la propria famiglia.
Inoltre, come evidenziato anche da alcune inchieste giornalistiche, in alcune realtà imprenditoriali vengono proposti contratti con parametri orari settimanali inferiori a quelli effettivamente svolti che, nel migliore dei casi, vengono retribuiti a nero; spesso viene chiesto di lavorare molte ore al giorno, tutti i giorni della settimana, saltando i riposi e dimenticandosi delle domeniche e festivi.
A tutto ciò dobbiamo aggiungere la forte inflazione che ha reso i contratti collettivi applicati non adeguatamente sufficienti a fronteggiare il caro vita attuale.
I sindacati disapprovano l’ingiustificato atteggiamento dilatorio delle controparti in riferimento alle trattative di rinnovo nei macrosettori del Terziario (Terziario Distribuzione Servizi, Dmo, Distribuzione Cooperativa), del Turismo (Alberghi, Pubblici Esercizi Ristorazione Collettiva e Commerciale ed Agenzie di Viaggio), delle Aziende Termali, del Lavoro Domestico, dell’Acconciatura ed Estetica e degli Studi Professionali.
In questi comparti si sconta un ritardo nei rinnovi contrattuali pari in media a oltre 3 anni, rendendo inadeguati i trattamenti economici e normativi rispetto a una realtà profondamente mutata, in seguito alla crisi pandemica e bellica e alle dinamiche inflazionistiche fuori controllo. Ritardi non più accettabili.
Per questo, chiediamo a gran voce un’assunzione di responsabilità alle imprese. Non
è più possibile ripararsi dietro lo scudo dell’incertezza del contesto economico per
evitare di rinnovare i contratti del terziario di mercato.
Guido Calà
Segretario generale Fisascat Cisl
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