Repubblica sul caso di Carmine Buono
Montefiascone – Due condanne per l’aggressione omofoba a un parrucchiere gay. Il caso giudiziario di Carmine Buono ripreso anche dalla stampa nazionale. Repubblica cita Tusciaweb.
“Frocio di merda, ricchione, non ti vogliamo qui”, tra gli insulti contro il parrucchiere Carmine buono. La vicenda è finita con due condanne penali in primo grado (al pagamento di una sanzione e al risarcimento dei danni subiti dalla vittima) il processo a due uomini e tre donne accusati dell’aggressione omofoba del 13 luglio 2019 ai danni di Carmine Buono, omosessuale 32enne d’origine napoletana da anni residente a Montefiascone, impiegato all’epoca nel salone di cui era titolare la sorella parrucchiera Sara.
Era un sabato sera quando gli imputati gli avrebbero urlato in faccia gli insulti mentre, da solo, tornava a casa, dopo una serata al “Tuscia Birra”.
Carmine Buono
Carmine Buono ha commentato la notizia della condanna, spiegando che: “Sono stati anni difficili ma non ho mai perso la fiducia verso quelle istituzioni che devono garantire la legalità soprattutto per eventi così violenti che hanno portato altre persone più fragili al gesto estremo. Non abbiate paura di denunciare perché la libertà è un valore prezioso che va garantito a tutti”.
Le parole del parrucchiere a Tusciaweb sono state riprese da Repubblica.
Repubblica sul caso di Carmine Buono
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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