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Tribunale - Montefiascone -  Dopo quattro anni la sentenza di primo grado -  La vittima: "Non abbiate paura di denunciare, la libertà è un valore prezioso che va garantito a tutti"

“Frocio di merda”, due condanne per l’aggressione omofoba al parrucchiere Carmine Buono 

di Silvana Cortignani
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Carmine Buono

Carmine Buono

Montefiascone – Aggressione omofoba a un parrucchiere gay di Montefiascone, condannati per lesioni e minacce i due uomini che lo hanno spintonato e insultato in mezzo alla folla un sabato sera d’estate di quattro anni fa.

“Frocio di merda, ricchione, non ti vogliamo qui”. È finita con due condanne penali in primo grado (al pagamento di una sanzione e al risarcimento dei danni subiti dalla vittima) il processo ai due uomini accusati con tre donne dell’aggressione omofoba del 13 luglio 2019 ai danni di Carmine Buono, omosessuale 32enne d’origine napoletana da anni residente sul colle falisco, impiegato all’epoca nel salone di cui era titolare la sorella parrucchiera Sara.

Il processo si è concluso lo scorso 25 luglio davanti al giudice onorario Alessandro Mandolini del tribunale di Viterbo.

Era un sabato sera quando gli imputati gli avrebbero urlato in faccia quegli insulti mentre, da solo, tornava a casa, dopo una serata al “Tuscia Birra”.

“Dopo quattro anni finalmente è arrivata la sentenza che ha condannato le persone che mi hanno fatto soffrire”, commenta Carmine Buono, che non ha mai dimenticato quell’aggressione. 

“Sono stati anni difficili – dice – ma non ho mai perso la fiducia verso quelle istituzioni che devono garantire la legalità soprattutto per eventi così violenti che hanno portato altre persone più fragili al gesto estremo”.

“Non abbiate paura di denunciare – sottolinea Carmine – perché la libertà è un valore prezioso che va garantito a tutti. Grazie a tutte le persone che in questi anni mi hanno sostenuto in particolar modo al mio avvocato Marco Ricci”.

Qualcosa di anomalo, quella sera, Carmine lo avrebbe notato già prima di salutare le amiche e dirigersi verso la sua macchina. “Il 13 luglio 2019 – riporta la denuncia – alle 23,58, mi trovavo in piazza Vittorio Emanuele e mentre ero seduto ai tavoli del bar Caffè Centrale ho notato che mi girava attorno (e non so il motivo) un ragazzo”. 

Lui si alza dalla sedia, saluta le amiche e se ne va. “Nei pressi della vicina edicola – si legge nella querela – sono stato colpito alla spalla destra dalla stessa persona che poco prima si aggirava attorno al tavolo dove ero seduto. Preciso che mi ha colpito con la sua spalla sinistra da dietro. Ho pensato che fosse ubriaco, ragion per cui ho preferito evitare ogni discussione e cercato di riprendere la mia strada”. 

L’uomo gli si sarebbe posizionato “davanti e a distanza ravvicinata”, con “atteggiamento certamente minaccioso, è chiaro che aspettava una mia reazione”.

Una seconda persona, sempre di sesso maschile, gli si sarebbe avvicinata subito dopo. “Mi ha afferrato con violenza al braccio sinistro e mi ha immediatamente minacciato dicendomi testualmente: ‘Frocio di merda, la vedi quella? Quando passa con la macchina non devi fare i versi, altrimenti non ti faccio arrivare a casa… frocio di merda’”. Carmine lo ha visto indicare la folla. 

“Vista la situazione – continua la denuncia – ho comunque preferito andare via e, mentre mi incammino, ha testualmente detto (il secondo uomo che gli si era avvicinato, ndr): ‘Vai dai carabinieri tanto mi fanno una pippa’”. 

Carmine prova a sdrammatizzare. “Le corna fanno male”, dice, “all’indirizzo di nessuno e senza alcun motivo. Alla mia esclamazione tutte le persone che denuncio, ad unisono, mi hanno rivolto le seguenti ingiurie e minacce: ‘Vai via dal paese che è meglio per te’… ‘Non ti vogliamo qui’… ‘Frocio’… ‘Ricchione’”.

Subito dopo è andato all’ospedale di Montefiascone: prognosi di tre giorni per trauma contusivo della spalla destra. 

Silvana Cortignani


Articoli: “Frocio di merda, ricchione, non ti vogliamo qui…” – “Mi hanno colpito alle spalle e gridato ‘frocio di merda’…” –“Frocio, vattene dal paese”, aggressione omofoba a Montefiascone


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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30 luglio, 2023

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