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“Il mio compagno è morto in un incidente e io sono rimasta sulla sedia a rotelle, ora vogliono mandarmi via da casa…”

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La sedia a rotelle di C.P.

La sedia a rotelle di C.P.

Viterbo - Le cicatrici sulla gamba di C.P.

Le cicatrici sulla gamba di C.P.

La camera da letto di C.P.

La camera da letto di C.P.

La camera da letto di C.P.

La camera da letto di C.P. 

Viterbo – “Il mio compagno è morto in un incidente e io sono rimasta sulla sedia a rotelle, ora vogliono mandarmi via dalle case minime”. C.P. racconta la sua storia senza piangersi addosso, ma con la consapevolezza di aver bisogno di aiuto. E di un tetto sopra la testa.

Da anni, ormai, vive all’interno delle case minime del quartiere Carmine, in via Vico Squarano. “Io e il mio compagno l’abbiamo occupata perché non sapevamo dove andare a vivere – spiega -, ma non ci siamo mai approfittati della situazione. Abbiamo tenuto pulito. Abbiamo sistemato e ci siamo presi cura dell’appartamento. Ci hanno multati per abusivismo: 300 euro di multa per me e altrettanti per il mio compagno”. 

Poi il drammatico incidente il 2 giugno del 2021. “Eravamo in sella al nostro scooter, quando in strada Carcarelle, vicino Tre Croci abbiamo sbandato. Il mio compagno è morto, io sono rimasta gravemente ferita”. Da lì l’inizio della lunga degenza al policlinico Gemelli, durata oltre sei mesi. Poi il percorso riabilitativo nella casa di cura Villa Immacolata, per oltre un anno è mezzo. Ora è sulla sedia a rotelle e i suoi movimenti sono limitati. “Sono uscita circa sei mesi fa e sono andata ad abitare dai miei figli. Prima da uno, poi dall’altro. Ma hanno a loro volta dei bambini e non ci sono stanze per tutti” spiega. “Mi sono sentita come una valigia, spostata da un luogo all’altro”. 

Così la decisione di tornare dove fino a prima del drammatico incidente, viveva. “Sono rientrata in casa una settimana fa – ricostruisce -. Dopo neppure un paio di giorni, degli addetti comunali sono venuti a bussare alla porta e mi hanno chiesto di riconsegnare loro le chiavi. Io l’ho fatto, ma non sapendo dove andare ho occupato l’appartamento al piano di sotto. La porta era aperta perché stanno facendo dei lavori e ci sono andata a vivere. Ora mi vogliono mandare via anche da lì. Ho anche chiesto più volte al comune di poterla prendere stabilmente. Ma nulla.  Io non so dove andare. Vivo con una piccola pensione di invalidità e i soldi dell’assicurazione non sono ancora arrivati. Non ho la possibilità di andare in affitto. Dove andrò? Cosa sarà di me?”.

Negli appartamenti in via Vico Squarano la signora C. non è sola. Vicino a lei vivono altre persone. “Siamo tutti senza acqua in casa. È stata staccata da tempo. Abbiamo delle taniche con cui ci laviamo e cuciniamo, ma farci una doccia è impossibile” sottolinea. Così l’appello alla sindaca Chiara Frontini. “L’ho chiamata perché non voglio che mi mandi via, mi ha messo in contatto con l’Ater, ma non ho i presupposti per una casa popolare. Io non so cosa fare, io non so dove andare. Se mi devono mandare via, che lo facessero. Ma mi diano un posto in cui vivere. Vi chiedo aiuto…”.

Barbara Bianchi


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