Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il 6 di luglio il Ceis di Viterbo (con il suo fondatore don Alberto Canuzzi) e la caritas.ca/school of Life del Canada (fondata dal viterbese don Gianni Carparelli) organizza un incontro con il ministro Michael Tibollo (Sanità Ontario-Canada e responsabile per i problemi di dipendenza e di salute mentale), la signora Silvana Tibollo direttrice dei programmi offerti dalla Caritas/school of Life, e il personale (educatori e responsabili) del CeIS. Presso la sede “Calisto Felli-Diogene” per la doppia diagnosi.
Sarà un momento di scambio di esperienze, anche per la collaborazione che le due organizzazioni hanno avuto negli anni passati.
I due direttori: Alberto Canuzzi e Gianni Carparelli hanno sempre cercato di collaborare per migliorare i servizi offerti a persone e il loro disagio non sempre facile da gestire. Il progetto caritas.ca/school of life è l’unico programma in nord America che offre una Comunità Terapeutica di 24 mesi, basato anche sulle esperienze ben note in Italia.
Ci sarà scambio di esperienze e opinioni. Verrà anche presentato il libro “High on Life” (autori: don Gianni Carparelli e il ministro Tibollo, 2020) e il suo adattamento in Italiano (“E dal fango prese volo una farfalla”, 2021), una guida pedagogica sul cammino offerto dalle comunità terapeutiche che non sono un posto dove stare per un po’ di tempo, ma luoghi dove ricostruire le basi per una vita in-dipendente e responsabile. Il libro “High on Life” verrà poi presentato in manifestazione pubblica a Toronto, in ottobre. Il cammino proposto dalle comunità non è di pochi mesi, ma è lungo.
Non si tratta di sopravvivere dipendendo sempre da qualcosa o da qualcuno, limitando i rischi di una vita “sballata”, ma cercare di crescere verso una vita che sia vita. Non sempre è possibile, ma la visione orientativa dovrebbe essere questa, non quella di mantenere minimizzando i rischi sociali legati all’abuso di sostanze o altro. L’approccio detto terapeutico del “Social o Damage control”, pur se inevitabile in non pochi casi, non dovrebbe essere la visione dell’intervento. Perché è la visione che poi guida le scelte e i programmi.
Gli educatori non debbono essere solo dei controllori di comportamento e distributori di consigli e terapie, ma sono chiamati a essere “E-ducatori” nel suo vero senso pedagogico e di una pedagogia che cerchi di condurre la persona ad amare e rispettare il proprio cammino nella vita. Non solo abusando meno della vita, ma costruendola giorno dopo giorno. In una comunità terapeutica questo cammino è fatto insieme e in comunità, vivendo insieme le sfide di una vita e imparando a vivere, non a sopravvivere o vivacchiare.
Don Gianni Carparelli
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