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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Francesco Alberoni era uno di quei sociologi che non si rinchiudono nelle proprie teorie. Lui scriveva opere che dovevano stimolare una autocoscienza: nel consumatore quando pubblicava Consumi e società, nel cittadino quando scriveva Movimento e Istituzione, Classi e generazioni o Genesi, ma soprattutto nell’individuo alle prese con la difficile lettura della realtà sociale, quando scrisse Statu nascenti, l’intuizione di cogliere la vera essenza del cambiamento, che fosse politico o soltanto individuale.
Lo stato nascente di aggregazioni sociali, di movimenti, di idee, di mode e costumi resta quindi il focus della sua attenzione, tanto da riutilizzare il modello anche per descrivere e illustrare il sorgere di quelle esperienze umane e sociali che coinvolgono i sentimenti: innamoramento, amore, erotismo, coraggio, sogni.
Francesco Alberoni si è sempre mosso a trecentosessanta gradi nelle scienze sociali: è stato letto non solo dai sociologi, ma anche dagli psicologi sociali, gli economisti, i massmediologi. Sì, certo, è stato giornalista e saggista di grande cultura; ma ha scritto sempre a partire dalle fondamenta sociologiche del suo pensiero.
Di lui conservo un insegnamento, quando ero ancora un giovane ricercatore, elargitomi acutamente durante un Convegno: “Mattioli, non si limiti a scrivere dotti manuali scientifici, scenda tra la gente a raccontare che cosa è la sociologia”. Ho cercato di seguire il suo consiglio, e così mi sono sentito, come lui, “dentro” la società, mai sopra di essa.
Francesco Mattioli
– È morto Francesco Alberoni, era ricoverato da giorni al policlinico
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