Viterbo – “La produzione di olio nella Tuscia sarà sicuramente scarsa, molto minore rispetto alla media degli anni scorsi. Nel nostro piccolo non avremo delle produzioni importanti e molto probabilmente andremo sotto la media. Una situazione che si presenta anche in altre zone d’Italia. A incidere nella Tuscia la grande quantità di pioggia che c’è stata a maggio e nella prima parte di giugno. Un fattore che ha compromesso sia la fioritura che l’allegagione”. Il presidente di Confagricoltura Remo Parenti spiega la diminuzione della produzione di olio nella Tuscia e parla di una conseguente prospettiva di aumento dei prezzi sul mercato.
Remo Parenti
“Nella Tuscia la produzione di olio sarà sicuramente scarsa visto lo stato degli ulivi ad oggi – afferma il presidente di Confagricoltura -. Un po’ in tutto il viterbese ci sono poche olive in questo momento. Quindi, rispetto alla media degli scorsi anni, sicuramente sarà molto minore la produzione. Diciamo che nel nostro piccolo non avremo delle produzioni importanti e molto probabilmente andremo sotto la media. Una tendenza che c’è anche in altre zone d’Italia. Per i prezzi, in generale si parla di aumenti già in corso, ma non tanto nel viterbese quanto a livello nazionale e internazionale”.
“La prospettiva è quella di un aumento, che probabilmente si sta già verificando – aggiunge -. Però gli effetti li vedranno prima i consumatori piuttosto che i produttori. Questo perché i produttori, tranne rarissimi casi, non hanno olio nei magazzini e aspettano i raccolti di autunno per vedere se effettivamente la produzione sarà minore. Però se andiamo a comprare l’olio, magari già vediamo gli effetti di questa mancanza di produzione che si dovrebbe verificare, ossia del 2023”.
Una situazione complessa nella Tuscia, ma non solo. “Anche la Spagna quest’anno sarà un po’ deficitaria in generale su tutto in quanto hanno avuto una siccità fortissima e la continuano ad avere. E anche sui mercati mondiali in generale manca la produzione di olio”, spiega il presidente di Confagricoltura.
Per poi aggiungere: “Tra le cause di questo calo di produzione c’è sicuramente la grande quantità di pioggia che c’è stata nei momenti in cui ci doveva essere l’allegagione delle olive. Quindi di fatto troppo acqua, in particolare verificatasi a maggio e nella prima parte di giugno, ha compromesso la produzione. Questa pioggia ha invalidato sia la fioritura che l’allegagione”.
Un fattore, quello delle copiose precipitazioni, che è andato ad influire su più produzioni. “Per quanto riguarda le abbondanti piogge di maggio e giugno, lo stesso discorso in generale vale anche per le produzione in essere in quel momento, come i cereali e molto probabilmente anche le castagne. Mentre per la vite a incidere è stata la peronospora, con conseguenti danni al raccolto dell’uva”.
“Va però sottolineato che subiamo il cambiamento climatico – conclude il presidente di Confagricoltura -. Un fenomeno che noi, come agricoltori, possiamo constatare per gli effetti che subiamo. Ogni stagione dell’anno purtroppo ci riserva delle amare sorprese dovuto alle conseguenze di questo cambiamento”.
Maurizia Marcoaldi
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