Pnrr – Torre San Carlo
Viterbo – (sil.co.) – Riqualificazione delle mura medievali di Viterbo, serve un archeologo per il tratto da torre San Carlo alla torre del Bacarozzo. Un ulteriore passo avanti per i lavori di riqualificazione e messa in sicurezza della torre San Carlo e del tratto di mura che va da porta San Lorenzo alla torre del Bacarozzo di Pianoscarano, da realizzare tramite i fondi già disponibili del bando per la rigenerazione urbana per restaurare il tratto di mura da porta Faul fino a porta San Pietro, ad oggi inaccessibile e nascosto.
Nell’ambito dei lavori, l’affidamento di tale incarico di assistenza al cantiere da parte di un archeologo per un periodo presunto di 15 giorni è stato richiesto dalla Sovrintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale. Per questo Palazzo dei Priori ha deliberato l’affidamento diretto da parte del comune alla dottoressa Alessandra Spina di Tuscania dell’incarico di “assistenza archeologica preventiva in cantiere al direttore dei lavori relativamente agli scavi”.
Si tratta di uno degli interventi finanziati nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per un importo quadro economico pari a 538.915,50 euro (importo originario 489.925 euro, rimodulazione effettuata per 48.990,50 euro).
La torre e la leggenda della bella Galiana
La torre del Bacarozzo, scomparsa, sembra fosse nei pressi della Porta San Lorenzo, chiusa e non visitabile perché in una proprietà privata, che un tempo conduceva fino al colle San Lorenzo. Questa torre si trovava in una zona detta del Molinaccio, nel tratto delle mura di cinta che fu edificato nel 1257 e che arrivava fino alla porta di Pianoscarano o del Carmine.
La leggenda narra di un nobile romano che venuto a Viterbo, chiese in moglie la fanciulla e al suo rifiuto decise di averla con la forza. Tornato con un esercito armato, pose sotto assedio la sua famiglia nella torre detta del Bacarozzo presso la porta di Faul. Il padre, non avendo più provviste per resistere, piuttosto che cedere la figlia agli assalitori la uccise e gettò il corpo giù dalla torre.
Un’altra versione della leggenda narra che il nobile, non riuscendo nel suo intento di averla con la forza, chiese che Galiana gli venisse mostrata ancora una volta dall’alto della torre, poi avrebbe tolto l’assedio e sarebbe tornato nella sua città. La sua richiesta fu accolta ma, appena Galiana si mostrò dall’alto degli spalti, c’è chi dice lo stesso nobile, chi invece asserisce sia stato un suo soldato, partì una freccia da una balestra che colpì a morte Galiana. I viterbesi inferociti uscirono dalle mura e diedero battaglia, l’esercito assalitore fu sgominato e messo in fuga. La fanciulla fu sepolta nel sarcofago con scolpita la storia del leone e della scrofa.
Una terza versione narra che il nobile, vista la fanciulla amata per l’ultima volta, si ritirò con le sue truppe come promesso.
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