Carabinieri – Operazione Big Family
Vitorchiano – (sil.co.) – Cocaina da Brescia a Soriano nel Cimino a bordo di auto appositamente attrezzate da abili artigiani che avevano creato all’interno dei vani-nascondiglio per evitare che la droga venisse intercettata durante il viaggio verso il centro Italia. Il traffico sarebbe stato gestito stile narcos da una “grande famiglia” di marocchini.
È l’operazione “Big family” del nucleo investigativo dei carabinieri, sfociata il primo agosto in sei misure cautelari, che ha consentito di smantellare un’organizzazione su più livelli dedita allo spaccio di cocaina, tra un casolare nelle campagne di Soriano e l’abitazione di una coppia di Vitorchiano, un 36enne d’origine marocchina e la compagna trentenne italiana.
Il 36enne è l’unico ad essere finito dietro le sbarre del carcere di Mammagialla, mentre la donna e un altro indagato sono ai domiciliari e per altri tre è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Altri cinque sono indagati a piede libero, quasi tutti d’origine marocchina.
La coppia, come è noto, è comparsa lunedì davanti al gip Giacomo Autizi, rispondendo alle domande del magistrato e approfittando dell’interrogatorio di garanzia per difendersi, pur facendo alcune ammissioni. Poderosa l’ordinanza di circa 200 pagine del gip Savina Poli.
I clienti si sarebbero riforniti direttamente sul posto, a Soriano incolonnandosi con le auto stile “drive in” e a Vitorchiano acquistando direttamente la droga sul posto oppure facendosela recapitare direttamente a domicilio grazie a una rete di pusher che avrebbe garantito ai clienti il servizio “delivery”, anche nel capoluogo e nel resto della provincia.
Carabinieri – Operazione Big Family
Lo stupefacente, una volta giunto al “fortino” di Soriano veniva lavorato e nascosto sottoterra, “con un vero e proprio metodo da narcos sudamericani”, come si legge nella nota del comando provinciale dei carabinieri.
Di sicuro, stando alle cronache locali, nel Bresciano sembra esistere un diffuso traffico di cocaina gestito da cittadini originari del Marocco.
Intanto, a proposito di “auto modificate”, proprio a Brescia, da dove sarebbe arrivato il grosso dello stupefacente, i carabinieri hanno fermato poche settimane fa un cittadino marocchino di 23 anni, in Italia privo di documenti regolari e di una dimora stabile, che viaggiava a bordo di un veicolo di proprietà di un connazionale, all’interno del quale erano nascosti, in una rientranza ricavata nella portiera del conducente, circa 9 grammi di cocaina, suddivisi in 15 dosi confezionate in involucri di cellophane, che se immessi sul mercato, da soli, avrebbero consentito un ricavato attorno ai 700 euro.
Lo scorso 9 maggio, invece, sempre i carabinieri di Brescia, hanno eseguito quattro misure cautelari a carico di altrettanti marocchini, di età compresa tra 26 e 31 anni, tutti ufficialmente disoccupati ma con un elevato tenore di vita, accusati di gestire un traffico di cocaina.
Anche nel Bresciano, inoltre, gli spacciatori avrebbero l’abitudine di nascondere lo stupefacente sottoterra o nella vegetazione, come prova l’arresto messo a segno a marzo di un pusher 28enne, anche lui d’origine marocchina, irregolare in Italia, trovato in possesso di circa 200 grammi di cocaina (già suddivisi in altrettante dosi) e di altri 80 grammi di hashish. il tutto nascosto in un bosco.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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