Roma – Riceviamo e pubblichiamo – “Botero era un artista lontano dalle élite culturali, vicino al popolo e odiato dalla critica.
È stato l’ultimo artista classico ‘italiano’ ispirato alla tradizione che va da Giotto a Piero della Francesca a Raffaello. È stato un avamposto della resistenza della figurazione durante la dittatura delle avanguardie, osteggiato implacabilmente dalla critica.
“Sono stato suo grande amico e ho curato la prima grande mostra dopo il proibizionismo a Forte Belvedere, tra mille critiche, ma nessuno come lui dopo l’aristocratico Baltus ha rappresentato l’orgoglio della grande tradizione classica italiana con l’espediente giocoso d’ingrassare corpi e forme, e ciò lo ha reso amatissimo e anche odiatissimo da chi avuto minor successo e minor fortuna.
Ho accompagnato Botero in diverse occasioni in Colombia dove era idolatrato come il primo pittore del mondo, e in qualche modo lo è stato essendo conosciuto e riconosciuto da chiunque”.
Vittorio Sgarbi
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