Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

L'irriverente - Non sarà il caso di dire allora basta alla lite per la lite e per conto terzi?

In generale e da sempre in Italia si litiga troppo…

di Renzo Trappolini
Condividi la notizia:


Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – A parte qui da noi che a settembre (ma per pochi giorni) proclamiamo di essere tutti d’un pensiero, in generale e da sempre in Italia si litiga troppo. Un banchiere, Roberto Calvi, che a forza di litigare con nemici e soprattutto ex amici finì suicidato da questi e quelli, confidò a Giampaolo Pansa di vedere l’Italia come una società con quasi sessanta milioni di azionisti i quali, da appena svegli, cominciano a litigare.

Lo registrano ogni giorno e ci mettono pure del loro i talk show dal mattino a notte inoltrata, perché nessuno di noi dimentichi di sentirsi diverso, cioè meno uguale all’altro e, perciò, più in diritto di pretendere e imporre.

Ha scritto un teologo laico, Vittorio Mancuso, che da noi manca la religione “civile” che c’è invece in altri paesi occidentali. Soprattutto gli anglosassoni, figli della Riforma che nel ‘500 da noi provocò solo la Controriforma. Nella nostra coscienza comune, infatti, non è molto sviluppata l’idea che possa esserci nel fare, pensare e dire quotidiani qualcosa di superiore all’io di ciascuno ed ai propri interessi, l’accettazione cioè di far vivere bene gli altri insieme con noi.

Così le baruffe da ragazzi diventano ormai sempre più incursioni da baby gang, a scuola i genitori litigano con i docenti perché sono papà e mamma dell’incompreso, le minoranze di ogni tipo vogliono che la loro condizione diventi propria della maggioranza. Perfino nel vocabolario si litiga per le vocali finali delle parole da far soccombere sconfitte da un asterisco a tutela del diritto alla libera interpretazione il genere maschile o femminile.

Anche in famiglia e non più solo da parenti serpenti ma da rivendicazionisti di una libertà che non di rado sconfina nella violenza. Che una volta era soprattutto da stadio e ora è da tutto. Dalla fila al supermercato, alla guida dell’automobile, alle trasmissioni televisive, alle proteste dei tranvieri e simili contro il pubblico da cui dipendono e del pubblico utente verso di loro. In fuga, o meglio esiliato, il buon senso, cioè la capacità, come è scritto nel Dizionario Zingarelli, di “comportarsi con saggezza e misura, attenendosi a criteri di opportunità generalmente condivisi”.

In parlamento e dintorni, poi, dove la democrazia comporta naturalmente scontri d’opinione, quando la temperatura e i toni di voce si alzano, non si sente più il presidente richiamare i colleghi “al garbo consueto” come faceva Giovanni Leone. La fanno da padrone, invece, le risse, l’insulto per l’insulto, l’apodittica convinzione che l’altro per definizione dica e faccia solo cose di cui vergognarsi.

Sui giornali e in tv la lite è anche spettacolo e insegnamento impartito nelle comparsate dei soliti competenti sul tutto inteso come contenitore della delegittimazione dell’avversario che va comunque sospettato e non condiviso a prescindere.

Una stagione dei diritti reclamati come striscioni da appendere, della mancanza di rispetto sovrastata dall’autoillusione di sentirsi portatori di intenti salvifici da anno mille, con la fine del mondo ancora prossima che richiede il ribaltamento delle leggi antiche di natura e di convivenza umana. A beneficio di chi ci fa litigare ( a noi italiani abituati  dalla storia a farlo in casa nostra per conto di potenze straniere) per ridurci sempre più alla condizione di consumatori e inconsapevoli proseliti di un nuovo ordine  e farci comprare cose che in qualche parte del mondo stanno inventando al solo scopo di fare più soldi.

Non sarà il caso di dire allora basta alla lite per la lite e per conto terzi? Fermarci, rimettere insieme i cocci?

Uno studioso della comunicazione, Roberto Di Nunzio, in questi giorni in cui si litiga anche sul libro scritto e autoprodotto dal generale Vannacci, ”Il mondo al contrario”, come fossero le tesi di Martin Lutero autoaffisse sulle porte della chiesa  di Wittemberg, ha richiamato a non “dividerci su linee guida già preconfezionate in “a favore” e “anti” e, tutti insieme,  inchiodare chi le ha alle responsabilità insite nei suoi incarichi, senza fornirgli, con la nostra tifoseria, alcun alibi”.

Per buon senso.

Renzo Trappolini


Condividi la notizia:
16 settembre, 2023

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/tramonto-sul-lago/