La Macchina di Santa Rosa sulla Domenica del Corriere del 1946
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In un disegno di W. Molino apparso sul settimanale “La domenica del Corriere” del 15 settembre 1946, diretto allora da Indro Montanelli, è mostrato ai lettori il primo trasporto della Macchina di Santa Rosa del dopoguerra.
Dal 1940 al 1945, infatti, la tradizionale marcia notturna dei facchini per le vie cittadine fu sospesa a causa dei rovinosi eventi bellici che colpirono duramente Viterbo. Nel 1946, a causa delle numerose macerie ancora presenti nella zona di San Sisto, effetto dei bombardamenti durante il conflitto mondiale, il solenne trasporto del 3 settembre partì da Piazza Fontana Grande preceduto di qualche ora dal corteo religioso per il trasporto del cuore di Santa Rosa.
Tradizione questa mantenuta sino al 1974 quando, per permettere ai Facchini di partecipare alla cerimonia religiosa e per motivi di ordine pubblico, la processione fu anticipata al 2 settembre. “Un campanile in movimento. Il 3 settembre si è svolta a Viterbo la tradizionale festa religiosa della ‘macchina’”. Nella città, oscurata per l’occasione, sessanta uomini vestiti di bianco hanno portato in processione una specie di torre tutta illuminata da fiaccole e lampadine. La curiosa costruzione pesa 35 quintali”, è scritto nella didascalia della Domenica del Corriere. In realtà la macchina era alta 19 metri e pesava 40 quintali.
Tra i nuovi facchini di quell’anno c’è un nome che farà la storia del trasporto: Nello Celestini. La macchina di Santa Rosa illuminata da fiaccole e lampadine, stupenda creazione del Cav. Virginio Papini, fu trasportata per le vie oscurate di Viterbo dal 1924, eccetto il periodo della Seconda guerra mondiale, sino al 1951, anno in cui muore anche il costruttore (6 luglio 1951). In un filmato dell’Archivio Storico Istituto Luce del 1951, oltre agli effetti della ricostruzione di Viterbo, è possibile vedere le immagini dell’ultimo trasporto della “Macchina Luminosa”.
L’anno dopo Rodolfo Salcini vinse la gara d’assegnazione con “Rose Fiorite”, macchina di Santa Rosa più innovativa e tecnologica rispetto alla precedente. Il costruttore Romano Giusti sostituì la precedente struttura portante in legno con materiale in lega e statue decorative in cartapesta (collaborando con lo scultore viterbese Francesco Coccia) che raggiunse 25 metri di altezza. Culto, devozione e tradizione, quindi, attraverso l’immagine della Domenica del Corriere e il filmato dell’Archivio Luce a testimonianza, oggi come nel passato, dell’avvenimento cittadino più importante e atteso di ogni anno dalla popolazione.
Raniero Pedica
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