Vetralla – Riceviamo e pubblichiamo – Oggi, con il cuore piangente, voglio ricordare le vittime del disastro di Capraia di 23 anni fa. Il quel giorno infausto, 30 ottobre 2000, alle 21,30 circa, l’elicottero dei carabinieri AB 412, da pochi minuti decollato dall’eliporto sopra il castello di Capraia diretto a Livorno, precipitava in mare inabissandosi e provocando la morte delle 8 persone a bordo: 7 carabinieri e un vigile urbano.
A Livorno, in una cerimonia solenne che si ripete da allora il 30 ottobre di ogni anno, alla presenza delle massime autorità civili, miliari e della chiesa, vengono ricordati i nomi dei militari deceduti, i due piloti (i marescialli Capi Riccardo Di Meo ed Elvio Possemato), gli altri componenti dell’equipaggio (il maresciallo aiutante Rocco Vignola e il maresciallo ordinario Cristiano Matano) tutti in servizio al nucleo elicotteri di Pisa; il comandante della stazione carabinieri di Ardenza, maresciallo capo Ludovico Muratori, il maresciallo ordinario Marco Zaccani e il carabiniere Massimiliano Montanino, in forza al presidio livornese, e il comandante della municipale di Capraia Alessandro Benelli. La cerimonia vede poi, al termine, il lancio in mare di un cuscino di fiori.
Senza mancare di rispetto ad alcuno, voglio dedicare un mio umile pensiero per il collega, che oggi indosserebbe il mio stesso grado apicale – Luogotenente Carica Speciale – Marco Zaccani. Di lui, vetrallese doc, posso dire che ho conosciuto i sentimenti e gli ideali che provo a vivere in ogni circostanza, comunque e sempre, e questo senza mai avergli stretto la mano, senza averlo mai abbracciato, senza mai avergli potuto parlare, senza mai avere avuto l’onore e il piacere di conoscerlo personalmente; conosco però il grande insegnamento che ci ha lasciato, il dono prezioso racchiuso nel suo cuore, l’eredità di un sentimento vero per la sua famiglia, per la gente, che diceva di dover proteggere, e per la nostra amata Benemerita.
Marco (concedetemi questa licenza) l’ho conosciuto nel 2005-2006 grazie ai suoi genitori, Rita e Carlo, suo fratello, Massimo, e le sue due sorelle, Daniela e Patrizia.
In quegli anni, da comandante della stazione carabinieri di Vetralla, ho abbracciato le emozioni di ognuno di loro, e così facendo, ho arricchito il mio animo e la mia dedizione, ho rinfrancato il “credo” luminoso della fiamma che ci identifica, la stessa a cui l’intera famiglia Zaccani mai ha fatto mancare il suo affetto, il suo rispetto.
Marco, aveva la possibilità di scegliere una vita imprenditoriale a conduzione familiare, non meno faticosa e piena di responsabilità, ma vivendo così nella sua terra di origine, senza mai abbandonare le amicizie, ma soprattutto condividendo giornalmente le vicende familiari, oppure, dare sfogo al suo sogno, rendere reale la sua immaginazione, la stessa innata e coltivata sin dall’infanzia con disegni e gesti, frequentando spesso, anche da ragazzo cresciuto, la caserma della locale stazione dei carabinieri.
Marco scelse di diventare carabiniere. Oggi il mio pensiero, umile e sommesso, va alla famiglia, a quella stessa famiglia che non smetterò mai di ringraziare per ciò che mi ha donato già in quei giorni vissuti a Vetralla, che ancora oggi, e per sempre, terrò stretto nel mio cuore, senza velleità, semplicemente per tentare di infondere il “credo” di Marco ai giovani carabinieri in ogni circostanza che mi si presenta, per stare vicino a chi soffre in silenzio o vive disagi, per poter continuare a dare la mia disponibilità, oggi più che mai, ai colleghi che me la chiedono. Grazie Marco.
Angelo Jesus Ciardiello
dirigente provinciale Usic (Unione sindacale italiana carabinieri)
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