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Cronaca - Scrive Paola Marinuzzi cittadina di Caprarola ed "ex" volontaria che ha partecipato al progetto di riabilitazione del centro di salute mentale di Vetralla - L’appello a Vito Ferrante, presidente dell'associazione Afesopsit e della consulta dipartimentale per la salute mentale di Viterbo

“Ragazzo semina il panico in paese, chiediamo un aiuto…”

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Caprarola

Caprarola – Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta invia a Vito Ferrante, presidente dell’associazione Afesopsit – Esimio presidente Vito Ferrante cito i suoi appelli: “La disorganizzazione e l’impoverimento dei servizi territoriali ed ospedalieri per la salute mentale che le misure di tagli, adottate negli ultimi anni, hanno reso, a causa proprio delle condizioni socio- geografiche del territorio della provincia di Viterbo, ancora più fragili e precarie nell’offerta assistenziale, penalizzanti per i pazienti e le loro famiglie”. “Ma questo, ovviamente, non può cancellare la necessità di garantire, sempre e comunque, all’ambito dell’assistenza psichiatrica, di poter svolgere le proprie funzioni nel modo più adeguato possibile”.

Vito Ferrante


Il testo della lettera indirizzata a Vito Ferrante, presidente dell’associazione Afesopsit, associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia e presidente della consulta dipartimentale per la salute mentale di Viterbo

Mi rivolgo a lei con questa lettera aperta per segnalarle un’urgenza che si è venuta a creare nel nostro paese di Caprarola. Un ragazzo, affetto da evidente sofferenza psichica con tratti spiccatamente violenti e aggressivi sta seminando il panico tra i cittadini. Questa persona non sembra avere un grande aiuto dalla famiglia e la nostra piccola comunità di cittadini, appunto in emergenza, si sta facendo carico di gestire direttamente ed indirettamente le sue intemperanze, chi di dovere sembra impotente ad intervenire.

Chissà quante volte avrà sentito queste parole… Tutte le istituzioni coinvolte si danno un gran da fare in attività, quasi esclusivamente burocratiche, volte a raggiungere lo scopo di far curare questo ragazzo nella maniera adeguata e di farlo accogliere nelle strutture specializzate per la sua terapia e capaci di dargli un contenimento per far tornare presto lui e la comunità ad una agognata vita quotidiana più normale. Tutti ci diamo un gran da fare ma non cambia niente.

Stiamo tutti qui a fare ognuno il suo dovere: il malato sta male, i vicini si preoccupano, i cittadini si mobilitano, i carabinieri intervengono, l’assistente sociale segue le questioni, il sindaco emette ordinanza, il centro di salute mentale di Viterbo Belcolle interviene e attua il trattamento sanitario obbligatorio, (per solo sei giorni ma lo attua).

Mancherebbe uno psichiatra, perché non viene anche lui, tutti i giorni sul territorio a dare il suo contributo professionale? Le figure professionali più adeguate a trattare con i pazienti, quasi sempre, stanno lì nel loro ufficio ad aspettare che i pazienti si rechino in autonomia a farsi curare. Sì, sì, l’autonomia del paziente psichiatrico è sacrosanta ed è un obiettivo della riabilitazione ma, in caso di pazienti che non hanno la fortuna di avere un appoggio della famiglia o nei pazienti più gravi e più riluttanti alle cure od anche evidentemente meno autonomi e meno capaci nell’autodeterminazione perché non si interviene ad aiutarli un po’ più velocemente e da vicino? Perché dobbiamo tutti aspettare, il paziente in primis, che si verifichino le estreme conseguenze del progresso della malattia?

Chi si interessa di problemi sociali e di salute mentale sa che il dibattito ferve in tutti i media ma anche chi non conosce i risvolti legali e burocratici del problema ne fa esperienza sulla propria pelle come cittadino che quotidianamente si trova ad avere a che fare con persone che soffrono di problemi psichici che non sono seguite nel modo giusto dalle strutture competenti. Le persone che soffrono di disturbi e di disagi mentali sono sempre di più ed il problema si aggrava nel caso che i malati facciano anche uso di sostanze stupefacenti e anche qui il problema è in aumento.

Come dice in maniera sacrosanta lei, siamo in perenne situazione emergenziale, siamo tutti in pericolo anche gli psichiatri seduti alla scrivania…vedi il recente caso della dottoressa psichiatra Barbara Capovani “Barbara Capovani, psichiatra, 55 anni, uccisa il 21 aprile a sprangate davanti al suo ospedale, il Santa Chiara di Pisa. L’omicida è un ex paziente”. Chissà, forse se qualcuno si fosse mosso un minimo in più nel territorio per seguire questo “ex” paziente nella sua vita quotidiana la dottoressa Capovani sarebbe ancora viva. Anche il nostro concittadino che gira per strada brandendo armi e coltelloni era un “ex” paziente del centro di salute mentale di Viterbo.

Ero bambina e, negli anni sessanta, abitavo a Roma, la mia casa stava proprio davanti al Manicomio di Santa Maria della Pietà, da casa si sentivamo le urla dei pazienti che nel quartiere conoscevamo come quelli rinchiusi nel “reparto agitati”, a noi bambini facevano molta paura ma eravamo pure tanto tristi, i nostri genitori ci dicevano che i matti “dovevano” stare rinchiusi là dentro e che soffrivano e dalle urla si capiva.

Presi dall’urgenza, a volte non ci sembra ma penso che tantissimi passi sono stati fatti dopo che la luce mentale di Franco Basaglia ha illuminato la nostra società e lei Ferrante è uno dei protagonisti del cambiamento. Chi è direttamente coinvolto o si impegna o è semplicemente sensibile al problema della salute mentale, o, come in questo caso, noi cittadini di Caprarola, stiamo urlando con lei Ferrante, come “quelli del reparto agitati”.

Chiediamo aiuto. Chiediamo chi è che ci tutela? Chiediamo che la politica “urgentemente” colmi le lacune legislative, che le competenze territoriali possano sovrapporsi e schiarire quelle zone d’ombra dentro le quali ci troviamo tutti ciechi in difficoltà a brancolare insieme ai malati che hanno bisogno di essere curati.

La strada è impervia ma speriamo che le istituzioni ascoltino le sue richieste che sono le nostre richieste e ci forniscano immediatamente i presidi e le strutture necessarie alle cure dei pazienti, sarebbe necessario come il pane che le istituzioni promuovano la conoscenza e un po’ più di cultura sulle malattie mentali per fornirci degli strumenti utili a prevenire tanti problemi, per dare a tutti noi, pazienti e non, un po’ più di benessere e di civiltà. Chi ci aiuta?

La ringrazio per l’attenzione,
Cordiali saluti e grazie per tutto il suo lavoro.

Paola Marinuzzi
cittadina di Caprarola
ed “ex” volontaria che ha partecipato
al progetto di riabilitazione
del centro di salute mentale di Vetralla


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8 ottobre, 2023

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