Viterbo – Ventun anni, campione del mondo di Formula 1 virtuale e dominatore del trofeo Predator’s con le auto vere. Questo il profilo di David Tonizza, il sim driver (termine con cui si definiscono i videogiocatori professionisti di gare automobilistiche) viterbese che sogna di diventare un pilota reale.
David, quest’anno hai deciso di correre quasi per scommessa con le auto vere e hai sbaragliato la concorrenza. Te lo immaginavi?
“Assolutamente no. Non avevo mai fatto gare con un’auto vera ed ero convinto che almeno nelle prime prove avrei fatto fatica. Non pensavo certo di poter vincere fin dall’esordio”.
Questi risultati hanno un po’ sconvolto i tuoi piani per il futuro, ma partiamo dall’inizio. Raccontaci da dove vieni.
“La passione per i motori me l’ha trasmessa mio padre, che da piccolo mi ha anche fatto fare qualche esperienza sui kart insieme a mio fratello. Però non avevamo le risorse economiche per dedicarci seriamente alle gare. Nel frattempo io mi sono appassionato anche ai videogiochi e così ho sfogato in quel modo l’amore per le corse d’auto. Nel 2017 ho deciso di partecipare a un contest online, ho iniziato a vincere gare sempre più importanti e nel 2019 sono stato ingaggiato dalla Ferrari. In quello stesso anno ho vinto il campionato del mondo di Formula 1 virtuale, mentre nel 2021 ho conquistato la 24 ore di Spa. Nel 2023 sono passato alla Lamborghini per dedicarmi totalmente alle gare Gran turismo, ma poi, con l’academy di Jean Alesi, abbiamo deciso di provare anche un test con le auto vere. Ed è andata oltre ogni aspettativa”.
Qual è la principale difficoltà nel passaggio dal simulatore alla monoposto vera?
“La differenza fondamentale è che col simulatore puoi andare al massimo da subito, mentre con l’auto vera devi essere più graduale, per non rischiare di distruggere la macchina dopo due curve. Inoltre hai molto meno tempo per provare la pista e mettere a punto l’assetto. Ma a livello di guida vera e propria, forse un sim driver è anche avvantaggiato rispetto a un pilota reale”.
Perché?
“Perché su un’auto vera hai due indicatori che ti avvertono se stai superando il limite: le reazioni del volante e le vibrazioni del sedile. Nel simulatore, invece, hai solo il volante che ti trasmette le sensazioni di guida, per cui un sim driver deve abituarsi a gestire l’auto con delle informazioni in meno trasmesse al proprio corpo. Ecco perché i piloti reali tendono a fare molta fatica quando iniziano a usare il simulatore”.
Com’è la giornata tipo del sim driver professionista?
“Quando ero in Ferrari mi ero trasferito a Maranello con i miei compagni di squadra e avevo un coach che ci organizzava le giornate. Avevamo degli orari prestabiliti per tutto, facevamo sedute col simulatore ogni giorno e poi i briefing con gli ingegneri”.
A cosa servono gli ingegneri?
“A sistemare l’assetto dell’auto, proprio come si fa nelle gare vere. Infatti in alcuni casi sono ingegneri che possono lavorare sia con le auto virtuali che con quelle reali”.
E quanto durano le sedute di allenamento col simulatore?
“All’inizio in Ferrari facevamo anche 8 ore al giorno, che poi sono diventate 6. Ora che sono tornato a Viterbo e corro con le Gran turismo l’impegno è meno stressante, mi gestisco le giornate in autonomia. Ovviamente tutto dipende dalle gare che ci sono in calendario, questa è la fase di off season e quindi mi sto allenando meno”.
Quindi ora ti alleni a casa?
“Sì, ho allestito una postazione con pc, monitor, sedile, un set di pedali, volante e un motore sul volante che simula l’impatto delle ruote sull’asfalto. Come simulatore uso Assetto corsa, un software sviluppato da un’azienda italiana quasi dieci anni fa e che ancora oggi è uno dei più usati al mondo. Per le gare Gt, invece, usiamo un altro titolo che si chiama Assetto corsa competizione”.
La durata delle gare è la stessa dei gran premi veri?
“No. In Formula 1 le gare sono circa il 35% di un gran premio, mentre nel Gt si può usare una formula Sprint oppure fare la gara endurance nella sua durata intera, anche di 24 ore”.
C’è anche una componente di fatica fisica nelle gare al simulatore?
“La fatica più che altro si avverte a livello mentale, ma nelle gare endurance subentra sicuramente anche la stanchezza fisica, dovuta più che altro al fatto che non riesci a riposare”.
Come funziona la preparazione a una gara?
“Più o meno come un gran premio vero: inizialmente prendi le misure con la pista e cerchi il limite, poi sistemi l’assetto della macchina, fai delle prove con le varie situazioni d’asfalto e per finire decidi la strategia di gara. La differenza è che nelle gare reali hanno un numero limitato di prove in pista, mentre noi possiamo fare test infiniti, per cui l’assetto delle auto è sempre perfetto e le differenze tra i vari piloti sono minime: nelle nostre gare, in un secondo e mezzo puoi trovare fino a 40 macchine e la differenza tra il primo e il secondo è di qualche millesimo. Questa è una cosa che non mi piace molto, ma purtroppo è così”.
Ma non c’è mai un giorno in cui non hai voglia di metterti al pc?
“Certo che c’è. Soprattutto quando sei vicino a una gara e sei convinto di essere già pronto al 100%, ma ti devi mettere al simulatore lo stesso perché la preparazione non basta mai”.
Come fai a capire se non sei in forma?
“Il problema principale per un sim driver è l’overdrive, cioè il sovrallenamento: tu non ti accorgi di essere stanco, ma il cervello non risponde più al massimo e non riesci a guidare bene. In quei casi bisogna fermarsi e prendere una pausa di almeno qualche ora. Capita anche che tu sia condizionato da stress e pensieri negativi, come agli atleti reali, e di solito una buona soluzione è allenarsi in gruppo”.
Tra il simulatore e la realtà i circuiti sono molto diversi?
“La differenza principale è la prospettiva: al simulatore hai solo un monitor che ti permette di vedere, mentre quando sei in macchina vedi tutto l’ambiente che si muove intorno a te. È proprio un altro effetto. Questo fa sì che la percezione degli spazi in alcuni circuiti sia molto diversa tra la realtà e il simulatore: ad esempio il Mugello dal vivo sembra più stretto che dal simulatore, l’esatto contrario succede a Vallelunga. Mi piacerebbe un giorno vedere com’è Montecarlo, la mia pista preferita”.
La vita del sim driver ti soddisfa economicamente?
“Io sono uno di quelli che ha guadagnato di meno in rapporto a quello che ha vinto, per cui non sono del tutto soddisfatto. Purtroppo non mi sono mai trovato nel posto giusto al momento giusto: ad esempio, quando ho vinto il mondiale di Formula 1, non erano previsti dei premi gara. Adesso ci sono, anche se i simulatori nel motorsport restano molto meno ricchi di altre discipline come il calcio o gli sparatutto, dove in certi tornei si vincono fino a due-tre milioni di euro. Secondo me un sim driver di alto livello ha un ingaggio che si aggira sui 50mila euro lordi all’anno”.
Cambieresti la vita da sim driver con quella da pilota vero?
“Purtroppo sono a un livello in cui, per correre con le auto vere, bisogna pagare. Però accetterei di correre gratis e cambierei anche lavoro pur di avere una macchina buona per gareggiare”.
E non faresti il contrario?
“No, non lascerei mai le auto vere in favore del simulatore. Mi ha dato tante soddisfazioni, mi ha permesso di realizzare dei sogni, ma le emozioni di una gara in pista sono un’altra cosa”.
Eppure, grazie al simulatore, hai potuto conoscere tanti grandi campioni dell’automobilismo, come Charles Leclerc.
“Sì, infatti sono fiero di quello che mi è successo. Ho conosciuto bene i piloti della Ferrari academy, mentre Charles era sempre super impegnato e non aveva molto tempo per fermarsi a chiacchierare, ma è stato bellissimo allenarsi e gareggiare con lui. È un tipo molto alla mano ed è uno che punta sempre al massimo: quando veniva ad allenarsi col simulatore, non cercava la sfida coi suoi colleghi piloti di auto, ma voleva competere con noi sim driver”.
E invece il tuo “boss” Jean Alesi che tipo è?
“Lui ha molti impegni e lascia che siano i suoi collaboratori a gestire l’academy, però è un personaggio fantastico. È simpatico a pelle, gli piace scherzare”.
Hai un idolo?
“Quando ero piccolo mi piaceva Felipe Massa. Ora ammiro molto Robert Svarman, attualmente terzo pilota della Ferrari, che ha fatto un percorso simile a quello di Leclerc e secondo me ha tutti i numeri per emergere”.
Torniamo a parlare del futuro: cosa farà David Tonizza nel 2024?
“Dopo i risultati del trofeo Predator’s, voglio continuare a correre con le auto reali. So che non potrò arrivare in Formula 1, ma mi piacerebbe provare a costruirmi una carriera nel mondo Gran turismo. Trovare un sedile è molto difficile, ma tramite Lamborghini magari si potrebbe aprire un’opportunità”.
C’è qualcuno che vuoi ringraziare?
“Oltre alla mia famiglia, Ak informatica, nello specifico Alessio Cicolari, che è sempre stato con me e ha finanziato la stagione nel trofeo Predator’s insieme a Meta driving. Inoltre ringrazio Stefano Presenti, mio coach fin da prima di entrare in Ferrari”.
Alessandro Castellani
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